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martedì 3 maggio 2016

Tensione a Piazza affari: i fattori alla base del calo


Il mese di maggio è partito all'insegna delle vendite a Piazza Affari che, sintonizzandosi con l'andamento negativo degli altri mercati azionari, perde terreno anche oggi. Il Ftse Mib scende per la terza seduta consecutiva e mette sotto pressione la soglia dei 18.000 punti, accusando una flessione oggi del 2,37%.

Un ribasso che viene principalmente alimentato dall'andamento pesante dei titoli del settore bancario, ancora pressati dalle vendite dopo il netto calo della vigilia. 
Banco Popolare e Banca Monte Paschi lasciano sul campo oltre il 7% del loro valore, seguiti da Ubi Banca e Unicredit che perdono il 5,4% e il 4,8%.

Il bilancio non è meno gravoso per Banca Popolare di Milano e Banca Popolare dell'Emilia Romagna, in calo entrambi del 4%, mentre Mediobanca e Intesa Sanpaolo arretrano del 3,44% e dell'1,95%.

Cosa appesantisce il sentiment degli investitori?

Diversi sono i fattori che appesantiscono il sentiment degli investitori, a partire dalle cattive notizie macro arrivate dalla Cina con riferimento all'attività manifatturiera.

A ciò si aggiunga la forza che viene espressa dall'euro nei confronti del dollaro che vede la moneta unica mantenersi al di sopra di quota 1,15 malgrado l'inversione di rotta registrata rispetto alla prima parte della giornata. 
Questa mattina poi la Commissione europea ha pubblicato le nuove stime che hanno portato ad una revisione al ribasso delle previsioni sulla crescita nel Vecchio Continente, con riferimento all'anno in corso e al prossimo.
Da non trascurare inoltre i timori legati alla Brexit, visto che secondo un sondaggio diffuso nelle ultime ore il 45% degli inglesi sarebbe favorevole ad un'uscita del Regno Unito dall'Unione europea, mentre al momento il fronte dei contrari si attesta al 44%. 

Piazza Affari zavorrata da bancari e petroliferi

A questi si aggiungono altri problemi propri di Piazza Affari, a partire dal calo del prezzo del petrolio che perde ancora terreno verso area 43,5 dollari, appesantendo l'andamento dei titoli del settore oil come ENI che lascia sul parterre oltre il 3%, seguito da Saipem che flette del 2,5%, ma la performance peggiore è quella di Tenaris che affonda di ben cinque punti percentuali.
La vera spina del fianco del mercato domestico continua in ogni caso ad essere rappresentata dal settore bancario che resta il principale motore del ribasso in questa fase.


Oggi il comparto è penalizzato anche dai deludenti risultati trimestrali diffusi da UBS e da Commerzbank che stanno appesantendo il sentiment sul settore in tutta Europa.
A pesare è ancora l'effetto negativo legato alla mancata quotazione di Banca Popolare di Vicenza dopo il flop dell'aumento di capitale.
Di certo non aiuta la delusione riconducibile al decreto sul Governo relativo al recupero dei crediti che sta contribuendo ad alimentare la speculazione su un settore che rimane molto sensibile anche alla notizia negativa più lieve.
Gli investitori alla prima occasione preferiscono così monetizzare e portare a casa i guadagni realizzati grazie al rally dei bancari cui abbiamo assistito di recente.

La cautela del resto è d'obbligo in vista delle trimestrali che saranno diffuse a breve e che si profilano poco incoraggianti in particolare per il settore bancario, complici in primis i bassi tassi di interesse che andranno a penalizzare i margini di interesse degli istituti di credito.
Fonte: News Trend Online

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