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venerdì 13 maggio 2016

Price action da psicodramma sui mercati europei

La giornata odierna è di quelle che gettano nel panico i commentatori, dal momento che per venire a capo della price action serve la fantasia di un romanziere e la determinazione di un rugbista neozelandese. Ci provo lo stesso, sapendo di non possedere ne l’una ne l’altra.
Ieri sera, Wall Street è riuscita nell’impresa di dilapidare quasi interamente i guadagni del giorno prima. Tra i motivi, la pessima trimestrale del retailer  Macy’s (-15% e peggior performance da 7 anni), che ha messo in ginocchio il settore dei consumer discretionals (-2%) e gettato un ombra cupa sulle retail sales di aprile, unico dato US di peso della settimana, in uscita domani. Il consenso si attende un rimbalzo (+0.8%), dopo i dati mediocri del prmo trimestre. Un nuovo flop alimenterebbe ulteriormente il vento fresco che spira sugli “hard data” US da poco più di un mese. Il “miss di Disney in aftermarket ha completato il quadro.
Con queste premesse, la seduta asiatica non poteva che risultare opaca, e cosi è stato, anche se i cali alla fine sono stati marginali, e qua e la si è visto anche qualche segno più. E’ il caso di Tokyo, che dopo un inizio difficile ha seguito passo passo il recupero del $/yen occorso grazie al discorso di Kuroda in parlamento (Finance minister is responsible for Japan’s fx policy: Kuroda).
Recupero durante la seduta anche per Shanghai, favorita da news di un nuovo piano triennale di investimento in infrastrutture da 5 trilioni di yuan (alla faccia delle “supply side reforms”).
La giostra è iniziata all’apertura europea.
Appena fuori dai blocchi gli indici sono stati protagonisti di un tuffo che li ha visti cancellare un 1% in poco tempo. I bonds hanno approfittato della risk adversion per guadagnare ulteriormente, col rendimento del bund decennale che è andato a lambire lo 0.10%, a 2 basis points dai minimi del 2016 (11 aprile).
Giusto il tempo di interrogarsi sui motivi, e il sentiment ha effettuato una spettacolare giravolta. In un paio d’ore la situazione si è totalmente invertita, con l’azionario europeo su di un punto e i bonds oggetto di vendite insistenti. Di (KSE: 003160.KS - notizie) catalyst, nemmeno l’ombra. Alcuni hanno creduto di trovalo nel nuovo massimo dell’ oil (47$) seguto alle anticipazioni sul report IEA (l’agenzia avrebbe tagliato l’eccesso di offerta della prima metà del 2016 di 200.000 barili al giorno a 1.3 milioni). Peccato che bond e tassi abbiano bellamente ignorato, ieri, un rialzo ben più che doppio.
A metà giornata, la luce si è spenta di nuovo e, con la collaborazione di una Wall Strett novamente pesante, in un paio d’ore gli indici hanno cancellato il rimbalzo, tornando sui prezzi del primo mattino (il Dax sotto). A caccia di catalyst, molti hanno indicato il crollo di bayer, seguito alla manifestazione di interesse per Monsanto (Amburgo: 1132157.HM - notizie) . Personalmente, sono dell’idea che la notizia possa aver causato la sottoperformance del Dax, ma attribuirgli il collasso dei mercati europei mi pare sinceramente esagerato. Eventualmente, il fallimento dell’oil a 47 $ può aver inciso, ma vale il discorso fatto sopra.
La verità è che, in questa fase, le convinzioni degli investitori sono cosi deboli, che gli indici restano preda di algoritmi e di altri sistemi di trading di breve, il che crea abbondanza di movimenti inconsulti.
La vera sorpresa della giornata è stata che i bonds non si sono avvantaggiati del cambio di mood, e, soprattutto quelli europei, sono rimasti poco distante dai livelli del mattino.
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) tardo pomeriggio, 2 membri Fed hanno pronunciato discorsi abbastanza aggressivi. Per Ester George (Kansas City) noto falco, che ha dissentito con la decisione di tenere fermi i tassi negli ultimi FOMC, si tratta di un atteggiamento normale. Meno per il solitamente più cauto Rosengren, che ha ribadito che il mercato prezza rialzi troppo graduali. Modesto l’impatto sul dollaro, che ha recuperato uno 0.3% e modestissimo sulle probabilità di rialzo (da 4% a 6% per il FOMC di giugno).
Mesta la chiusura europea, con il Dax che guida la lista dei cattivi. Wall Street sembra più indecisa sul da farsi nella seconda parte di seduta.
Sul fronte tecnico, l’S&P 500 resta all’interno del recente range, anche se comincia ad avere una conformazione un po’  “toppish”.
L’Eurostoxx, per contro, è tornato a contatto col supporto, costituito dalla retta ascendente che collega i minimi relativi del 2016 (grafico). La sua eventuale rottura proietta una correzione più profonda.
Autore: Giuseppe Sersale Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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