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venerdì 27 maggio 2016

Perché tanta paura in febbraio e ora quasi euforia?


Un sultano volle mettere alla prova i saggi del suo regno che non facevano altro che discutere su ogni cosa. Così fece portare un elefante in un salone ampio e completamente buio, in modo che le forme del pachiderma non si vedessero. Invitò i saggi a entrare nella stanza e chiese loro di riferirgli cosa vi fosse.
Grossa ricompensa a chi avesse indovinato. Il primo saggio, palpando l’orecchio dell’elefante, concluse sicuro: “è un enorme ventaglio!”. Il secondo, toccata una zampa dell’animale, senza pensarci due volte, esclamò “è una colonna!” Il terzo, afferrata la proboscide, disse: “non può essere che un serpente!”.

E così via. Nessuno dei saggi, pur dando una risposta dal suo punto di vista sensata, indovinò che si trattava di elefante.
Astenendoci da ogni forma di giudizio, ci chiediamo: chi erano gli investitori che sui picchi del 2000 si strappavano dalle mani, come oro, i titoli tecnologici? Il Nasdaq 100 valeva poco più di oggi.
Cosa pensavano gli investitori che nel 2005-2007 imbottivano i portafogli di titoli legati ai mutui subprime, non vedendo arrivare la crisi? Allora l’indice S&P500 valeva 1576, circa il 25% in meno di oggi. Quali incubi notturni avrà invece avuto chi ha liquidato tutte le posizioni rialziste nel marzo del 2009, quando l’indice S&P500 valeva 666 punti, il 68% in meno di oggi? O chi ha venduto i BTP nel 2011-2012, quando rendevano il 7%?
Venendo a oggi, quale robusta fiducia nel futuro deve avere chi compra i BTP, con il decennale che rende l’1,35% e un rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo oggi al 132,7%, peggiore che nel 2012 (116%)? Quale smisurato amor di patria deve avere chi compra oggi BOT italiani a tre mesi, pagando allo Stato lo 0,29% su base annua, o chi finanzia lo Stato Giapponese, pagando lo 0,10% con scadenza decennale? Chi sta comprando con decisione petrolio a 50 dollari al barile, quando due mesi fa valeva 26 dollari? Cosa spinge l’investitore acquistare l’indice S&P 500 a 2100 punti, quando in febbraio il ribasso fino a 1810 aveva aperto prospettive di ulteriori ribassi? Cosa è cambiato?
Jeffrey Gundlach, guru dei bond che negli ultimi anni le ha azzeccate quasi tutte, non è convinto dalla recente risalita dell’indice S&P500.

Solo una decisa rottura rialzista, almeno il 3% superiore ai massimi assoluti darebbe un chiaro segnale di continuazione del rialzo. Il recente rally è dovuto più alla ricopertura di posizioni ribassiste, che a un cambiamento nei fondamentali, sostiene Gundlach.
Il petrolio, che era stato nei mesi scorsi una delle fonti di preoccupazione, si è risollevato per la combinazione di un calo delle scorte superiore alle attese del mercato e un calo della produzione, dovuta a sua volta a un mix di fattori contingenti.

I prezzi alti del petrolio sono un bene per chi produce petrolio, e quindi per i titoli petroliferi, ma un male per gli altri.
Quanto alla Cina, altro grattacapo degli investitori, i dati su produzione industriale, vendite al dettaglio e investimenti nel mese di aprile, comunicati un paio di settimane fa sollevano dubbi sulla solidità con cui la seconda economia mondiale si sta stabilizzando.
La prospettiva di un rialzo dei tassi negli USA, altro grande spauracchio a febbraio, non fa che rafforzarsi.

Vendite al dettaglio, occupazione e gli ordini di beni durevoli, saliti oltre le attese nel mese di aprile, puntano tutti nella direzione di un aumento del costo del denaro.
La Grecia, in cambio di nuove misure di austerità, ha avuto una forte boccata d’ossigeno dopo l’approvazione da parte di Eurogruppo e FMI di un’erogazione di 10,3 miliardi di euro ad Atene e l’apertura verso una ristrutturazione del debito, cosa fino a pochi mesi fa fortemente osteggiata dalla Germania.

 Rally dei bond greci, di cui indirettamente ha beneficiato tutto l’obbligazionario europeo. Ma tutti sanno che fra qualche tempo ci troveremo a riparlarne.

OPERATIVAMENTE E PER CONCLUDERE

Le prossime settimane si presentano dense di appuntamenti importanti per il mercato.
In serata di oggi Janet Yellen parlerà ad Havard, il 2 giugno la BCE deciderà sui tassi.
Il prossimo appuntamento con la Federal Reserve sarà il 15 giugno. Dai verbali dell’ultima riunione della banca centrale, comunicati mercoledì 18 maggio, emerge che un rialzo dei tassi d’interesse è possibile già in giugno, se i dati economici continueranno a migliorare, come sembra.

Dopo i verbali della Fed, le probabilità di un rialzo dei tassi dallo 0,50% allo 0,75% sono salite dal 15% al 33 %. Negli scorsi giorni diversi membri della Fed si sono pronunciati favorevoli a un prossimo rialzo dei tassi d’interesse.
Prospetticamente, è più probabile che i tassi d’interesse e i rendimenti sui bond risalgano dai minimi, piuttosto che scendano ulteriormente, sotto lo zero.
Per questo, sui minimi di rendimento, rimaniamo molto cauti sui Governativi Europei e attendiamo curiosi la conferenza della BCE giovedì prossimo.
Sui Bond in valute emergenti manteniamo view positiva, alleggerendo il Rublo Russo, dopo il recente rally del petrolio.  Il recente rialzo di rendimento dei Treasury a 2 anni in area 0,90% e il dollaro a favore può invece essere una buona opportunità per l’impiego della liquidità (in dollari).
Sui mercati azionari, condividiamo la diffidenza di Gundlach.

Marginali nuovi allunghi al rialzo sarebbero più probabilmente opportunità di vendita, che l’inizio di un nuovo ciclo rialzista.
Sul cambio Euro/Dollaro USA area 1,1050-1,11 sarebbe un’occasione per coprire le posizioni in dollari/vendere dollari. Area 1.1050, tecnicamente, è spartiacque tra una correzione dell’Euro, dovuta dopo il rally fino a 1,16, e una nuova accelerazione verso il basso dell’Euro (rafforzamento del dollaro).
I mercati stanno reagendo in modo schizofrenico a eventi contingenti, in un contesto che, petrolio a parte, rimane sostanzialmente immutato.
Come nella storia dell’elefante, le convinzioni e le emozioni personali fanno spesso premio sulla razionalità.

Paura ed euforia sono entrambe cattive consigliere.

Fonte: News Trend Online

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