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martedì 31 maggio 2016

Mercati in attesa della Bce: le previsioni di S&P


Le Borse iniziano la giornata mantenendo un basso profilo in attesa della Bce: prima di tutto l’attenzione si sposta sulla statistica di aprile su M3 e finanziamenti al settore privato, mentre, guardando al panorama italiano, l’Istat comunicherà il tasso di disoccupazione e le previsioni sull'inflazione a maggio oltre ovviamente il Pil dei primi tre mesi del 2016.

L'inflazione per la Bce

Una serie di elementi che potrebbero dare una svolta, o per lo meno una direzione ai mercati e alle scelte degli investitori sempre più presi dall’evento della settimana e cioè la Bce e la sua conferenza stampa di giovedì.

In pochi, per la verità nessuno, si aspettano comunicazioni eclatanti sulla politica monetaria, mentre più interessanti potranno essere le stime sull’inflazione nell’eurozona, attualmente fissate a 0,1% per il 2016, a 1,3% nel 2017 e 1,6% nel 2018. Stime che, secondo le previsioni di Standard&Poor’s potrebbero essere in fase di miglioramento. 

Le previsioni di S&P

Per gli analisti della casa statunitensi tratta di un risultato favorito principalmente da tre elementi e cioè le quotazioni del petrolio che finora si sono mantenute su range particolarmente bassi, ma che adesso stanno inviando segnali di ripresa, per quanto cauti, e che hanno permesso al greggio di superare quota 50 dollari, sebbene il livello abbia poi registrato un ritracciamento.

I prezzi del greggio sono stati recentemente protagonisti di un rally che li ha portati ad aumentare di oltre il 30% rispetto a quanto ipotizzato precedentemente da Francoforte.
Al secondo posto arrivano anche forti conferme, e per giunta da più parti, che portano a dare il rialzo dei tassi da parte della Fed cin arrivo al più tardi a luglio.
Da Washington le cifre sul Prodotto Interno Lordo sono state riviste da un iniziale 0,5% del primo trimestre  a un più rassicurante 0,8% anche se la situazione generale del settore lavoro e salar continua a presentare zone grigie.

I compiti della Fed

Proprio per questo motivo, sottolineano da S&P è necessario che la Fed riesca a trasmettere il messaggio di una politica di normalizzazione senza causare reazioni isteriche come avvenuto in passato.

Nei giorni scorsi il governatore della Fed di St. Lous James Bullard, non ha esitato a dichiarare che il contesto ormai cambiato dell’economia sia statunitense che internazionale, permette di far capire ai mercati che il tempo dei cambiamenti è arrivato. Non solo, ma stando alle sue parole i mercati stessi hanno ormai compreso che la strada del rialzo, avviata a metà dicembre del 2015, per quanto rallentata, è ormai inarrestabile, perciò le Borse sembrano ormai essere maturi e pronti ad accogliere la notizia. 
Tutto questo mentre guardando ai confini del Vecchio Continente, è impossibile non notare come l’economia di base abbia nonostante tutto registrato una notevole resistenza.

Nello specifico si tratta della domanda interna che è riuscita, per quanto debole, a non crollare, visto il contesto internazionale particolarmente difficile arrivando a produrre un Pil che nel primo trimestre 2016 ha superato anche quelli di Usa e UK.  

Fonte: News Trend Online

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