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lunedì 30 maggio 2016

Mercati finanziari e portafoglio ETF - settimana 30 maggio

Una buona prova di forza dei principali indici mondiali in settimana, che tornano ad allontanarsi con decisione dalle soglie critiche. La Grecia raggiunge un nuovo corposo accordo con i creditori e la questione Brexit sembra fare meno paura, almeno a giudicare dagli ultimi sondaggi e dalle quote degli scommettitori. Lo stesso aumento tassi Usa sembra ormai metabolizzato (che sia Giugno o Luglio), soprattutto con le recenti stime del PIL americano del prossimo trimestre che arrivano al +3%.

Sono in atto movimenti che quasi “costringono” gli investitori a rientrare sui mercati, da molti abbandonati in questa instabile prima metà del 2016. Che il peggio sia definitivamente alle spalle o che questi siano movimenti di rimbalzo contro trend (con l’esclusione di Usa e poco altro) è impossibile da dire. Certo è che anche nell’ipotesi peggiore, i livelli raggiunti in settimana lasciano spazio nel breve ad ulteriori incrementi, che potrebbero essere anche del 3-5% senza inficiare uno scenario che (per Europa e Giappone in primis) graficamente rimane ribassista, fino a prova contraria.


Usa: i timori della recessione sembrano per il momento accantonati. Il mercato immobiliare vede una forte crescita (+5,1% ad Aprile), e l’indicatore GDPnow della FED di Atlanta (che stima settimanalmente il PIL del trimestre successivo sulla base di un complesso di indicatori macroeconomici) sale a quasi il 3% per il 2°trimestre.



Lo S&P500 fa un movimento che rende sempre più plausibile uno scenario di nuovi massimi, precedentemente prospettato. Siamo ormai a -2% dai top storici, appare poco probabile che non vi sarà un tentativo di attacco con questa configurazione. Poi eventualmente possibile che sarà un “falso massimo” (o trappola per tori, per capirci), ma mai come in queste condizioni di mercato bisogna dare nulla per scontato. Oscillatori ben lontani da soglie critiche, a supporto dello scenario di potenziali ulteriori sviluppi positivi nel breve.



Europa: nonostante il rallentamento del PMI manifatturiero eurozona (51,5 dal precedente 51,7, e sotto le attese), gli indici sono trainati dalla ventata di ottimismo. Dax di nuovo sui massimi di periodo, con possibilità di testare le resistenze principali (tra 10.500 e 10.700) che mantengono attivo il trend ribassista degli ultimi 12 mesi.



Interessante anche il movimento della Spagna, che torna a rompere con più decisione la trend line ribassista. Nel caso specifico da tenere in considerazione l’incognita elezioni del 25 giugno (2 giorni dopo il referendum inglese- sarà una settimana calda per l’Europa..)



Italia: preoccupa il forte calo della produzione industriale, che a marzo scende del -3,6% sull’anno precedente. Una ripresa economica vera non c’è, situazione che rimane fragilissima. Speriamo che le prevedibili discussioni da qui ad ottobre sui referendum costituzionali non distraggano il governo da quelle che sono le altre priorità del paese. Indice in buon incremento se consideriamo il 2,2% di dividendi staccati lunedì. Graficamente, 18.800 potenzialmente raggiungibile sulla tenuta della mezza candela settimanale (area 17.800). Difficile per il momento essere molto più ottimisti sul nostro indice.



Asia: si accodano al rialzo gran parte degli indici dell’area. Spicca l’India, che con un robusto +5,3% rompe al rialzo sia la trend-line ribassista di medio periodo, che la resistenza statica di area 26.000. Senza dubbio un segnale rialzista, con nuovi supporti a sostegno in area 24-25.000



Come anestetizzato invece l’indice di Shangai, che da due settimane non fornisce alcun tipo di movimento. Una inusuale compressione di volatilità, perlomeno a guardare gli ultimi 2 anni.



Latin America: mentre continua il ritracciamento del Brasile dopo il violento rally, abbiamo l’indice messicano a mezzo passo dai massimi storici. Naturalmente nella svalutata valuta locale, non in euro (l’ETF XMEX su borsa italiana è ben lontano dai massimi) o in Usd. Ma se la situazione economica è rosea come sembra dirci l’indice azionario, probabile che anche il Peso sia destinato a rivalutarsi nel tempo.



Metalli: la (temporanea?) fiducia nei mercati colpisce l’Oro in particolare, che cede il 3,2% e si allontana con decisione dai recenti massimi.  Prezzi ora su un primo importante livello di supporto (quota 1200), un asset senz’altro da considerare in una ottica di diversificazione di un portafoglio, ma al momento nessun segnale di immediata ripresa degli acquisti.




Agricoli: ancora in evidenza lo Zucchero, che dopo aver superato il precedente massimo relativo, prosegue sulla strada della inversione rialzista. Il dipartimento della agricoltura USA in settimana ha rilasciato un report dove stima una caduta della produzione indiana del 7,9%, e l’India è il secondo esportatore di zucchero al mondo. A 18,47 usd una ulteriore verifica del movimento, che appare sempre più costruttivo.



Bene anche il Corn, che stiamo seguendo con il portafoglio giornaliero Heikin Ashi (vedi qui). Può essere un semplice tentativo di ritorno sulla parte alta dell’attuale fase di lateralizzazione, in questo caso comunque spazio fino ad area 450.



Petrolio: prosegue con regolarità il trend rialzista del Petrolio, questa settimana aiutato anche da scorte in forte diminuzione. Prezzi ora giunti ad un primo possibile obiettivo, area 50 usd. A questi livelli vi è una evidente resistenza statica (i minimi relativi dello scorso agosto), nonché l’incontro con la media mobile a 50 periodi sul settimanale. Da questi livelli più probabile una fase di assestamento, con primi supporti in area 43-44usd. Viceversa, in caso di chiusura settimanale sopra i 52usd, potenziale spazio fino ai 57Usd






Euro: quarta settimana consecutiva di ribasso per la coppia, che rompe il primo supporto (1,1180) e si direziona verso il test del supporto dinamico, la trend line che unisce i minimi settimanali dal dicembre scorso. Scongiurati i pericoli di recessione a breve, il mercato sembra credere ora con più convinzione al processo di normalizzazione dei tassi, quindi dollaro in aumento. Un eventuale abbandono deciso di 1,10 potrebbe proiettare ad un nuovo test di area 1,05


Riccardo Zarfati
Autore: Riccardo Zarfati

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