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lunedì 16 maggio 2016

Mercati ancora deboli: i motivi dello scetticismo


La partenza sia in Europa che in Italia non convince gli investitori e meno che mai gli operatori. Le incertezze rimangono e le prospettive non sempre rosee che le accompagnano, pure. 

L'apertura in Europa e in Italia

L’Italia parte in negativo con Piazza Affari che poco dopo le 10 registra un parziale a -0,76% nonostante il susseguirsi di voci che vogliono l a Commissione Ue orientata alla concessione di quella flessibilità tanto agognata, una flessibilità che arriverebbe a 0,85 punti del pil pari a 14 miliardi.

Ovviamente in cambio di impegni concreti sulle manovre del 2017. Il resto d’Europa, intanto marcia debole e in ordine sparso con il Ftse 100 a -0,41% e il Cac 40 a -0,95% con Francoforte chiusa per festività.  
I malumori nascono da quotazioni del greggio ancora instabili: in questo caso a dettare legge (in realtà solo suggerirla visto che il settore è sempre più preda dell’anarchia informativa viste le numerose variabili in campo) è l’Opec, secondo cui il mercato del petrolio potrebbe vedere una contrazione nel 2017 a causa del crollo da parte della produzione extra Opec. 

La schizofrenia della Fed

Ma i dubbi si moltiplicano soprattutto dall’approssimarsi dei problemi interni al Vecchio Continente che vanno dalle scadenze elettorali più importanti (Spagna e Gran Bretagna passando per il pericolo Brexit) fino all’inasprirsi dei problemi provenienti dalla Grecia e comprendendo anche le tensioni tra Bce e Germania sulla scelta di continuare con una politica ultra accomodante di tassi anche negativi.

E le Banche Centrali, come da qualche tempo a questa parte accade sempre più spesso, incarnano una parte cospicua dei venti contrari sulle borse, proprio nel momento in cui queste dovrebbero rappresentare un’ancora di salvezza. A rendere nervosa una situazione già precaria ci pensa la Federal Reserve: le sue decisioni sui tassi sono sempre più altalenanti anche a causa di dati macro discordanti e di opinioni all’interno del Fomc sempre più disallineate rispetto a quanto voluto dalla colomba Yellen.

Una colomba che diventa minacciosa nel momento in cui dichiara, come recentemente fatto, di non escludere l’adozione di tassi negativi in vista di un panorama incerto e difficile.
Il tutto proprio mentre la maggioranza dei suoi collaboratori alza la voce per un inasprimento del costo del denaro.
Allo stato attuale la maggioranza degli esperti guarda a un solo aumento sui tassi nel corso del 2016 e per di più alla fine dell’anno, complice la possibile , maggiore chiarezza derivante anche dalla chiusura della “pratica” delle elezioni, una battaglia che si sta rivelando più incerta del previsto, il che fa capire che il mercato ha bisogno di tutti gli elementi possibili per una valutazione ampia.

In altre parole, i soli dati macro non sono più sufficienti per dare serenità a un’economia che sta prendendo coscienza di una serie di fattori ancora da chiarire, in primis il mercato del lavoro e quello delle retribuzioni, fatta salva, ovviamente, la lotta contro l’inflazione.

E in ultimo venne la Cina

Per il momento le sicurezze mostrate alla fine dell’anno scorso quando la baldanza dei vertici della banca centrale statunitense faceva pensare a una serie di salti per tutto il corso di questo 2016 è stata messa da parte: al suo posto, invece, un ritorno a più miti consigli e a una strategia attendista, orientata ai dati macro i quali, a loro volta, però, non danno alcun tipo di sicurezza e nemmeno una linea direzionale.

Impossibile a questo punto non citare l’ultimo, in ordine di tempo, dei problemi: i dati macro della produzione industriale (+6%) e delle vendite al dettaglio (+10%) che, pur in territorio positivo, deludono le attese (rispettivamente a +6,5% e +10,5%) e confermano in maniera inequivocabile un rallentamento in Cina. 
Fonte: News Trend Online

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