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mercoledì 18 maggio 2016

L’ombra dell’Asia si allunga sui mercati

Piazza Affari parte cauta oggi come un po’ tutto il resto dei mercati internazionali spaventati da quanto sta accadendo in Asia, nuova fucina delle fobie degli operatori.
Cosa fa paura?
Paradossalmente a far paura è il silenzio che grava su Pechino: nessuna notizia è infatti giunta dal governo cinese sullo stock connect, cioè il legame tra le Borse di Hong Kong e Shenzhen, voci che si erano moltiplicate in occasione della visita di Zhang Dejiang, alto esponente del partito comunista cinese, ad Hong Kong. Ma a differenza di quanto previsto il rappresentante politico ha preferito illustrare le previsioni e i provvedimenti presi dal governo sul commercio, gli investimenti per il potenziamento delle infrastrutture e i nuovi rapporti tra la Cina e il resto del mondo.  Sempre dalla Cina, inoltre, arrivano nubi fosche sul settore dell’obbligazionario: voci non confermate parlano di nuovi controlli imposti dalle autorità agli emittenti di obbligazioni. Ma è ancora l’Asia la protagonista, anche se su un altro fronte, quello giapponese, questa volta nella duplice veste di portatore di belle notizie e di nuovi scandali. Partiamo subito da quest’ultimo caso. Anche Suzuki, altro nome ben noto nel mondo dei motori, potrebbe essere coinvolto nello scandalo delle alterazioni dei dati sulle emissioni di gas pericolosi, allargando perciò la lista ormai diventata internazionale e che vede nella terra del Sol Levante anche Mitsubishi Motors protagonista, nei giorni scorsi, di una serie di controlli e perquisizioni.
Pil Giappone: una buona notizia
La buona notizia, dall’altro lato, riguarda il pil del primo trimestre 2016 che cresce più del previsto arrivando a +1,7% anno su anno (+0,4% sul trimestre precedente) secondo le stime preliminari. Un risultato che potrebbe dare una mano al primo ministro Shinzo Abe sotto pressione a causa dei risultati finora minimi del suo piano di stimolo ormai quasi quadriennale e che vedeva una serie di riforme radicali del sistema sociale , previdenziale e fiscale della società nipponica, società particolarmente restia al cambiamento; il primo esempio di questo rifiuto, infatti, è arrivato proprio con l’aumento dell’Iva previsto dall’Abenomics (il quantitative easing voluto dal primo ministro in collaborazione con il governatore della Bank of Japan,  Haruhiko Kuroda)e rinviato inizialmente tra le proteste della popolazione: rinvio che, a questo punto non troverebbe, secondo gli osservatori, alcuna giustificazione visti i dati macro. L’aiuto (e qui il dato più sorprendente) arriva per lo più dalla domanda estera di prodotti nipponici. Buoni i dati anche per quanto riguarda al spesa delle famiglie che batte le attese arrivando a +0,5% su trimestre contro le attese che erano per +0,3%. Nota dolente, invece, in arrivo dagli investimenti delle imprese in calo dell’1,4% da un trimestre all’altro. 
  
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