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lunedì 16 maggio 2016

L'incubo del rialzo dei tassi Usa frena i mercati


La settimana appena conclusa, per i mercati europei, ha evidenziato la continuazione del ribasso sviluppatosi in quella precedente. La tenuta di venerdì è riuscita ad impedire accelerazioni ribassiste molto evidenti all’indice Eurostoxx50, ma l’intonazione degli investitori, così come viene visualizzata dall’indice, è chiaramente preoccupata.
Anche la settimana americana ha visto l’indice SP500 illudere nella prima parte, ma poi lasciare sul terreno più di quanto aveva recuperato nelle prime due sedute, per chiudere a pochi punti dai minimi della settimana precedente e dal supporto molto importante di 2.040, testato con successo il 6 maggio, ma che ora rischia di venire nuovamente attaccato fin dalla seduta odierna.
L’indicazione che viene dallo svolgimento delle ultime sedute è quella di un deterioramento della fiducia.

Dopo la correzione avvenuta dal 20 aprile al 6 maggio, l’indice USA ha tentato di riprendere il rialzo, ma la reazione è durata solo lo spazio di 3 giornate ed è stata seguita da un impulso ribassista, proseguito fino a venerdì, in grado di annullarla quasi completamente. Si è così formata la spalla destra di un piccolo testa e spalle ribassista, che si completerebbe al di sotto di 2.040, e che proietterebbe la continuazione della correzione fin verso 1.965, portando così al 50% il ritracciamento del movimento rialzista sviluppatosi dal 11 febbraio al 20 aprile.
I sogni di gloria per un ritorno rapido verso i massimi assoluti sembrano pertanto essere archiviati.
Piuttosto torna d’attualità anche per l’azionario americano la difesa dei supporti.
Paradossalmente a disturbare i sonni dei mercati sembra essere la forza di alcuni indicatori economici che segnalano un possibile irrobustimento della crescita americana nel secondo trimestre, dopo lo striminzito risultato del primo (+0,5% annualizzato), confermato dai risultati societari prevalentemente deludenti.

La prospettiva di un miglioramento congiunturale ridona un po’ di credibilità all’ipotesi di rialzo dei tassi americani a giugno, per mantenere fede alla promessa fatta ad inizio anno di effettuare due ritocchi nel 2016. Il mercato, pur continuando a prevedere con maggiori probabilità che i ritocchi saranno uno soltanto a fine anno, non è rimasto insensibile al dato e lo ha messo insieme alla retorica stranamente piuttosto aggressiva usata nelle ultime settimane da diversi componenti del FOMC, che continuano a non escludere affatto un ritocco dei tassi prima delle elezioni presidenziali di novembre.
Siccome anche la sola eventualità che abbiano ragione è in grado di mettere in fuga gli investitori, ogni dato robusto, come quello che venerdì ha visto le vendite al dettaglio di aprile crescere ben al di sopra delle attese, è sufficiente a frenare il listino.
A preoccupare i mercati occidentali è anche la situazione cinese, dove il rimbalzo congiunturale che il mese scorso sembrava acquisito, viene ora messo in discussione da una produzione industriale in calo oltre le aspettative, che si aggiunge ai brutti dati sulla bilancia commerciale arrivati la scorsa settimana e soprattutto alle intenzioni della banca centrale di restringere in modo significativo la politica monetaria, che nella prima parte dell’anno è stata molto espansiva ed ha prodotto il rimbalzino congiunturale ormai probabilmente agli sgoccioli.
Sono tutti elementi destabilizzanti in un contesto che sente il peso del lungo periodo di scostamento dei prezzi dalla realtà dell’economia, motivato esclusivamente dalla generosità delle banche centrali.

Ci si chiede che cosa potrebbe succedere se i banchieri centrali, veri angeli custodi del rialzo dei mercati, smettessero di posare le loro ali protettive sugli investitori.
Attendiamo la prima risposta dei mercati questa settimana.

Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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