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giovedì 5 maggio 2016

L’Europa piange, ma l’America non ride

La correzione dei mercati azionari è proseguita pure ieri. La negatività è iniziata dall’Asia, orfana questa settimana dell’indice Nikkei giapponese fino a domani, per una serie di festività nazionali. Si è estesa all’Europa fin dal mattino e nel pomeriggio ha contagiato anche Wall Street, dove l’indice SP500 ha proseguito la mini (per ora) correzione dai massimi raggiunti il 20 aprile a quota 2.111. Con il calo di ieri è stato confermato il movimento ribassista di breve periodo, che corregge un rally di oltre il 10%, attuato dall’11 febbraio al 20 aprile. SP500 non ha ancora raggiunto il supporto chiave di breve periodo, che si trova in area 2.040, che aveva saputo contenere ad inizio aprile le incertezze del mercato azionario e dato l’impulso per l’ultima gamba rialzista del rally primaverile. Fermandosi ieri a 2.051, è ormai piuttosto vicino al test, che potrebbe anche avvenire oggi, se Wall Street venisse condizionata, come ieri, dalla negatività europea.
La situazione americana appare comunque ancora non drammatica, anche perché, a differenza di altre circostanze, la volatilità non è ancora esplosa. L’indice della paura, il Vix, che misura la volatilità implicita incorporata nel prezzo delle opzioni sull’indice SP500, sebbene in crescita, come avviene tutte le volte che si attua una correzione ribassista, staziona appena sopra quota 16 punti, un livello già toccato durante le incertezze avute a marzo ed aprile e tutte disinvoltamente superate con la ripresa del rialzo. Questa volta si nota addirittura un comportamento anomalo, con l’indice che sta sotto i valori di fine aprile, senza che il Vix abbia superato i massimi raggiunti allora. E’ una divergenza di comportamento dalla norma che ci permette di definire come ancora “controllato” il calo della borsa americana. Solo un’accelerazione della volatilità che superi ampiamente i 17 punti potrebbe spingere ad intensificare le vendite ed a far perdere il controllo del mercato ai rialzisti. Mi sbilancerei ad ipotizzare come maggiormente probabile un tentativo di rimbalzo da parte dell’indice USA, se non oggi, nei prossimi giorni. Il livello di 2.040 è comunque il bivio che risolverà ogni incertezza direzionale.
La situazione grafica degli indici europei è invece decisamente meno tranquilla. Ieri sia il tedesco Dax che il più globale Eurostoxx50, hanno rotto la trendline rialzista che ha guidato il parziale recupero dell’azionario europeo da febbraio in poi. Hanno così fornito un primo chiaro segnale di debolezza, difficile da ignorare, e posto le basi per proseguire il ribasso fino al supporto da ultima spiaggia, che si trova a 2.860 per Eurostoxx50 e 9.485 per il Dax. E’ possibile che prima dell’affondo venga tentato un breve pullback rialzista, che non dovrà illudere.
Lo scenario che i grafici ci presentano è però piuttosto ambiguo. Possiamo pensare che Wall Street riesca ad assorbire rapidamente la correzione mentre l’Europa affonda verso i minimi dell’anno?
Negli ultimi anni i mercati sono meno correlati di una volta. Abbiamo già visto, nel 2011, l’azionario americano reggere con disinvoltura una semplice correzione mentre i mercati europei affondarono sotto i colpi dello spread e le tribolazioni dei PIIGS. Non posso dire perciò che una decorrelazione così evidente mi coglierebbe di sorpresa. 
Al momento però la ritengo poco probabile. Non perché sia impossibile un affondo dei mercati europei, anzi. Qualche scricchiolio si comincia a notare, sia nello spread, che da qualche settimana tende a risalire, sia nel ritorno di debolezza da parte dei paesi del fronte sud-europeo (Grecia di nuovo sull’orlo del default, Spagna con instabilità politica, Italia con vari problemi che meritano un articolo a parte, Portogallo che si ribella alla disciplina europea), sia nell’approssimarsi del referendum inglese sulla Brexit, che tutti paventano come un evento dirompente per l’Unione Europea, anche se, personalmente, vedo molti più problemi per gli inglesi senza Europa che per l’Europa senza gli inglesi.
Quel che mi fa definire poco probabile un crollo europeo ignorato dall’America è la condizione dell’economia USA, assai meno brillante che nel 2011 e forse sull’orlo di una fase recessiva, che già le brutte trimestrali, che si accavallano ogni giorno, stanno evocando.
Non voglio passare per eccessivamente pessimista, almeno non nell’immediato. E’ possibile che una prova d’orgoglio i mercati la vogliano giocare. Anche quelli europei. 
Poi, come al solito, chi vivrà, vedrà. 
Autore: Pierluigi Gerbino Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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