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martedì 24 maggio 2016

La Ue è l’ultimo dei problemi per il Regno Unito


È piuttosto ironico parlare oggi di un voto Brexit, dato che si potrebbe dire che il Regno Unito non abbia realmente mai aderito all’Unione Europea. Essendo cresciuto negli anni ’70-‘80, mi ricordo bene come Ms T – T come Thatcher – ha combattuto l’UE da ogni punto di vista, fino a farle rispecchiare diversi lati della sua versione di unione… almeno dal punto di vista finanziario.

Ed è forse ancora più ironico che il primo ministro David Cameron abbia già assicurato la capacità del paese di andare avanti senza far parte dell’UE, mentre il suo accordo di marzo con Bruxelles di fatto crea un’Europa a due livelli, con delle leggi valide solo per il Regno Unito e un set di leggi per il resto dell’Europa.
Indipendentemente dal risultato, il 23 giugno potrebbe creare una potenziale mini-crisi in Europa in quanto è molto facile immaginare simili pretese da parte di paesi come l’Ungheria, la Polonia e forse anche la Finlandia. L’Europa perde comunque. Da una parte nel caso il Regno Unito rimanga, per via di questo accordo a due livelli e, dall’altra, in caso di uscita, sia in termini di politica che di costi pratici – soprattutto per quanto riguarda la crisi dei rifugiati c’è ancora molto da fare. Trovo anche quasi comico il che cancelliere Osborne, che non è in grado di prevedere il suo deficit di bilancio per i prossimi sei mesi, possa dirmi fino al centesimo quanto perderà ogni famiglia del paese entro il 2030, in caso di Brexit (4,300 £, a quanto pare).
L’allarmismo è alle stelle, soprattutto per un semplice economista come me, mentre il futuro del Regno Unito risiede proprio nel modo in cui il paese affronta il suo doppio deficit cronico… il saldo delle partite correnti è stato visto positivo per l’ultima volta nel 1982… 34 anni fa!
Quindi, per rispondere alla domanda nella mente di ogni trader Forex – dove è diretta la sterlina? – La risposta è la stessa, con o senza Brexit. In ultima analisi, la sterlina si muoverà verso il basso o lateralmente. Finché si spende più di quanto si guadagna, in base ai finanziamenti esteri, e in un’economia i cui due motori della crescita sono il settore bancario e immobiliare – entrambi con produttività pari a zero e dal futuro incerto (nel migliore dei casi!) in termini di nuovi posti di lavoro rispetto al recente passato – la storia recente è condannata a ripetersi.
La storia recente, naturalmente, ci mostra che Londra è disposta a spostare GBP verso il basso in tempi di crisi, e una crisi è proprio ciò che si sta prospettando per l’economia del Regno Unito. Un’analisi più scettica potrebbe addirittura portare a sostenere che una Brexit sia un’ottima scusa per nascondersi dalla prossima fase economica di recessione.
La risposta a tale situazione, naturalmente, è tradizionalmente stata una discesa di GBP.
La Brexit è un’astrazione che nasconde il vero cambiamento necessario nel Regno Unito. È anche una scusa usata per evitare di risolvere i problemi più fondamentali e strutturali di una società che si sta muovendo verso un’economia fatta per quasi il 100% dal settore dei servizi. La produzione è stata ormai trasferita all’estero e, soprattutto, il paese è sempre meno attraente per gli investitori stranieri, specialmente dopo aver cambiato il proprio status fiscale. Un altro importante elemento, in seguito al rilascio dei Panama Papers, è la richiesta da parte di Cameron di un registro pubblico per i proprietari immobiliari stranieri.
Se da una parte aumenta la trasparenza, riduce anche di fatto l’attrattiva del Regno Unito. Direi che i cambiamenti della normativa fiscale mutate, e quindi degli incentivi, sono molto più importanti di quanto lo sia lo status stesso di paese membro dell’UE, dato che Londra è già libera di applicare le proprie regole. Non voglio in alcun modo sminuire l’importanza del voto, ma ha molto poco a che fare con il futuro dell’economia del Regno Unito, e molto a che fare con il ruolo del Regno Unito in Europa.
Vorrei sottolineare che non vedo alcun beneficio per il Regno Unito in caso di uscita, ma non mi sembra un valido motivo per appoggiare la disinformazione legata alla campagna “Stay”. La verità è che nessuno sa cosa accadrà. Sappiamo che il “disturbo” (leggi: la volatilità) aumenterà, ma non sappiamo che aspetto avrà il mondo, con o senza una Brexit. Forse è il momento di ampliare le implicazioni di una Brexit parlando della questione più importante: come si ottiene un cambiamento radicale sia del Regno Unito, sia dell’Unione Europea?
Entrambe le entità hanno bisogno di guardare da vicino e in modo realistico ai rispettivi futuri (anche se collegati). A questo punto, “un’altra dose del solito” produrrà un futuro incerto.
La domanda fondamentale resta come affrontare la crisi umanitaria rappresentata dall’arrivo di massa di profughi in un momento di rischio recessivo. La reazione di fronte a questa crisi definirà le sorti del futuro, sia in Europa che nel Regno Unito, molto più dell’uscita del Regno Unito da un club dove è già libero di “comportarsi” come meglio ritiene.


Articolo a cura di Steen Jakobsen, Chief Economist & CIO – Saxo Bank


Fonte: www.finanzaoperativa.com

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