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lunedì 30 maggio 2016

La Brexit potrebbe portare a un cambio di paradigma


Il 23 giugno 2016 si terrà il referendum sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea. Con l’intensificarsi delle due opposte campagne pro-Brexit e pro-Bremain, gli esperti di Natixis Asset Management hanno esaminato gli impatti macroeconomici e le conseguenze per i mercati finanziari di entrambe le opzioni.
Le loro analisi indicano che la Brexit causerebbe un rilevante cambiamento di paradigma in Europa, sia da un punto di vista politico sia economico.

Un grande cambiamento a livello europeo

Secondo Philippe Waechter, Capo Economista di Natixis AM, il referendum fa emergere molte domande sulle conseguenze politiche ed economiche per il Regno Unito e per l’intera Unione Europea.

“Il referendum si svolgerà in uno scenario preoccupante per l’Europa, che è lontana dai livelli di crescita e di espansione che si registravano prima della crisi del 2008, con alti tassi di disoccupazione e di conseguenza rischi di instabilità politica e sociale” spiega.
Anche se l’esito elettorale è una questione principalmente politica, avrà un grande impatto economico.
La Brexit creerebbe problemi significativi per le società internazionali basate nel Regno Unito. Anche se gli investimenti in Gran Bretagna sono essenzialmente frutto di una combinazione di flessibilità dell’economia inglese e accesso diretto al mercato unico, la Brexit potrebbe modificare le regole chiudendo, almeno per un certo periodo di tempo, l’accesso al mercato unico.

Questo potrebbe portare quindi a un congelamento degli investimenti diretti in Gran Bretagna, perlomeno fino alla conclusione dei negoziati con l’Unione Europea. “L’esito di questo processo resta comunque molto incerto” - aggiunge Philippe Waechter. “Se il Regno Unito vorrà limitare l’impatto della Brexit sugli scambi e quindi su economia e occupazione, dovrà definire un nuovo modello che necessiterà di tempo e avrà comunque conseguenze negative per l’economia del paese”.
Anche il settore finanziario, che pesa per circa il 10% del Pil britannico, subirebbe forti impatti.

Il cambiamento di regole associato alla Brexit limiterebbe la capacità del sistema finanziario inglese di avere accesso alle strutture finanziarie dell’area euro. La City potrebbe quindi perdere buona parte delle proprie attività di trading denominate in euro. Inoltre, ci aspettiamo significativi flussi in uscita di europei che si sono stabiliti a Londra.
Ciò potrebbe avere un forte impatto visto che, al di là delle attività strettamente bancarie, la struttura della popolazione cambierebbe, penalizzando le dinamiche reali dell’economia londinese e quindi dell’intero Regno Unito.
Questi elementi legati all’economia avranno un impatto ancora maggiore da un punto di vista politico.

La Gran Bretagna dovrà negoziare le questioni politiche e strategiche da sola, non avrà più il supporto dell’Unione Europea. La sua rilevanza politica ne soffrirà certamente.
Allo stesso tempo, la Brexit sarebbe un fattore significativo di instabilità per l’intera Unione Europea, poiché verrebbe meno la percezione di irreversibilità che ha prevalso fin dall’inizio dell’integrazione europea.
“Mentre un anno fa, la possibile esclusione della Grecia sarebbe stata di natura punitiva, nel caso della Gran Bretagna l’interpretazione sarebbe di questo tipo: ‘Non voglio mai più vivere con te” – sottolinea Philippe Waechter. “Ciò potrebbe creare un incentivo per gli altri paesi a uscire dall’Unione”.

La Brexit potrebbe quindi essere vista come un’opportunità per cambiare radicalmente la forma, lo scopo e le dinamiche europee. “Ecco perché un’iniziativa politica è fondamentale, a prescindere dal realizzarsi della Brexit. E anche se il Regno Unito rimanesse nell’Unione, visto che il rischio di disgregazione è stato così forte, gli europei si dovranno attivare per rafforzare le dinamiche dell’Unione Europea.
Ancora una volta, gli inglesi sono stati lo stimolo necessario per rinforzare l’integrazione europea” conclude Philippe Waechter.

Probabile volatilità sui mercati azionari europei

I mercati azionari europei sembrano in qualche modo non curarsi del rischio Brexit. “I mercati azionari appaiono indifferenti e non ci sono evidenze di una generale sottoperformance della borsa londinese” spiega Yves Maillot, Director of European Equities Investment di Natixis AM.

“Ciò nonostante, nelle ultime settimane abbiamo osservato una chiara sovraperformance delle società domestiche inglesi rispetto ai concorrenti più internazionali e orientati all’export, a causa del calo della sterlina inglese, che ha perso negli ultimi sei mesi circa il 12% contro l’euro”.
Secondo Maillot, la Brexit creerebbe una situazione particolarmente difficile per le banche inglesi, che sono molto focalizzate sul mercato domestico, così come per i mercati finanziari e il settore finanziario in generale.

“Il settore finanziario, infatti, non beneficerebbe più del ‘passaporto europeo’ che gli permetteva di offrire liberamente i propri servizi all’interno dell’Unione, nonostante il fatto che il 75% delle attività finanziarie e di investment banking dell’Europa siano proprio collocate a Londra.
In questo caso vedremo molto probabilmente uno spostamento di strutture. Allo stesso modo, alcune banche straniere le cui attività (Pil e volume dei prestiti) sono molto sensibili nel Regno Unito, sono in una posizione debole” aggiunge Yves Maillot.
In generale, se la Brexit diventasse una realtà, i mercati azionari in Europa potrebbero subire uno shock, la cui entità è difficile da prevedere (dal 5% al 10% o anche di più), alla luce dell’impatto macroeconomico e dei legami commerciali tra la Gran Bretagna e l’Unione Europea.

L’atteggiamento molto più cauto degli investitori internazionali rispetto all’Europa (con flussi negativi sui fondi azionari europei a febbraio) è il primo segnale di questo rischio. “Mantenere il Regno Unito nell’Unione Europea sarebbe un sollievo per i mercati” conclude Yves Maillot.

Reazioni forti e divergenti sul mercato obbligazionario

Quanto ai mercati obbligazionari, la Brexit è considerata la minaccia maggiore da quando si è verificata la crisi del debito sovrano nell’Eurozona.

“A oggi, i riflessi sui mercati del reddito fisso sono stati variegati: da un lato, ignorando completamente il rischio di uscita, come nel caso dei Gilt o del credito corporate, dall’altro lato anticipandolo fortemente, come dimostra il significativo allargamento degli spread delle banche inglesi o dei CDS sovrani o il calo della sterlina” spiega Philippe Berthelot, Director of Credit Management di Natixis AM.
La Brexit, comunque, condurrà a un forte aumento dell’incertezza e quindi a un aumento della volatilità con conseguente significativa avversione al rischio, che influenzerebbe a turno i premi per il rischio di tutte le asset class. “Il Regno Unito, che per alcuni parametri – come i debiti gemelli, cioè quello interno e quello estero – ha una situazione peggiore della Grecia, vivrà un momento decisivo, che non lascerà indifferenti i vicini europei”, aggiunge Berthelot.

Oltre alla svalutazione della sterlina, ci sarebbero ripercussioni sui tassi (sia a breve, sia a lungo termine) e su tutti i titoli di credito emessi dal Regno Unito. “Se l’esito del referendum fosse a favore della permanenza, la moneta riguadagnerebbe il terreno perduto negli ultimi sei mesi e i titoli obbligazionari delle banche inglesi offrirebbero ottime opportunità”, conclude Berthelot.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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