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martedì 31 maggio 2016

Intesa Sanpaolo: analisi tecnica della giornata

Intesa Sanpaolo si trova ancora al di sotto della resistenza chiave posizionata a 2,46 euro. Fin quando i corsi stazioneranno al di sotto di questo ostacolo, l’incertezza continuerà a regnare in casa Intesa. Se i prezzi troveranno la forza di superare e mantenersi al di sopra di questo riferimento, resterà attiva l’ipotesi di un allungo che possa ricondurre il titolo inizialmente a 2,65 euro e poi fino a 2,78 euro (secondo target).
La resistenza posta a 3,14 euro è l’ostacolo decisivo per assistere a una inversione dell’attuale tendenza. Diversamente invece probabile una nuova ondata di ribassi con la violazione, in chiusura di seduta, di 2,34 euro, preludio ad un affondo fino a 2,30 e successivamente in area 2,20 euro.

In caso di stabilizzazione dei prezzi al di sotto di questo livello, ci sarà spazio per nuovi approfondimenti in direzione di 2,10 euro e successivamente, con quest’ultima violazione in chiusura di seduta, fino a 1,93 euro. Il titolo in sei mesi ha ceduto il 27%, il 29% in 12 mesi, mentre negli ultimi 3 anni ha guadagnato il 64% ed il 34% negli ultimi 5.

Medie mobili esponenziali:

il prezzo è collocato al di sopra di Ema20, quest’ultima è inferiore a Ema50; entrambe sono inferiori alla media mobile di periodo 200 (SMA).

Secondo questa teoria non è in atto l’orientamento più rialzista o ribassista possibile.

Le prospettive per l’esercizio 2016

Le previsioni sull’economia mondiale sono ancora caratterizzate da notevoli fonti di incertezza.
La crescita di PIL e commercio mondiale si prospetta stabile su livelli modesti. La stabilizzazione dell’economia cinese e una modesta ripresa delle quotazioni petrolifere dovrebbero gradualmente allentare l’effetto di freno sulle esportazioni dei paesi avanzati. Si attende anche una riaccelerazione della crescita economica negli Stati Uniti, mentre l’andamento dell’Eurozona rimarrà stabile.

L’accelerazione della crescita sarà modesta in Italia. In Europa, il referendum inglese sull’Unione Europea potrebbe essere associato a nuovi picchi di volatilità sui mercati, anche se le conseguenze istituzionali matureranno soltanto al termine di un processo negoziale che durerà anni.
Ulteriori rialzi dei tassi sono previsti negli Stati Uniti, sebbene i tempi siano al momento incerti. Non si possono escludere nuove misure di politica monetaria nell’Eurozona, qualora l’andamento dell’economia fosse deludente e il voto inglese si rivelasse destabilizzante per i mercati finanziari e il clima di fiducia.
Il Fondo Monetario Internazionale in aprile ha tagliato ulteriormente la previsione di crescita delle economie emergenti nell’anno in corso, ora vista del 4,1% (rispetto al 4,3% a gennaio e al 4,5% dello scorso ottobre).

Le revisioni al ribasso più consistenti hanno riguardato le aree esportatrici di materie prime o maggiormente interessate da tensioni geopolitiche quali i paesi CSI (con la Russia ancora in recessione), Medio Oriente (con forte rallentamento dell’Arabia Saudita e nonostante l’accelerazione attesa in Iran), l’America Latina (con Brasile ancora in crescita negativa) e l’Africa Sub Sahariana.
Per l’Asia, le previsioni del FMI sono ora leggermente più ottimistiche rispetto ad inizio anno, grazie alla Cina dove il PIL, pur in decelerazione, è ora atteso aumentare del 6,5% (+0,2 pp rispetto allo scorso gennaio). Per quanto riguarda l’Europa Centro e Sud Orientale, la revisione al rialzo delle previsioni è stata principalmente determinata dalla Turchia e dalla Polonia (con tassi di crescita attesi nel 2016 in linea con il 2015, rispettivamente pari al 3,8% e 3,6%).
Il FMI prevede per il 2016 una crescita media del PIL del 2,6% per i paesi ISP dell’area CEE e del 3,3% per i paesi ISP dell’area SEE.

Per quanto riguarda il sistema bancario italiano, il 2016 vede prospettive di ulteriore graduale miglioramento dell’attività creditizia, grazie alle condizioni monetarie molto favorevoli, all’allentamento attuato dal lato dell’offerta e all’aumento della domanda sia da parte delle imprese, sia delle famiglie, in un contesto di consolidamento della ripresa economica.
Pertanto, i prestiti alle imprese potranno finalmente mostrare un chiaro ritorno alla crescita, seppur contenuta. Per le famiglie, che confermano lo loro solidità finanziaria, lo scenario dei prestiti resta positivo: la crescita degli stock, già riavviata nel 2015, continuerà nel 2016 a ritmi moderati, favorita dai tassi ai minimi storici, dalla graduale ripresa del mercato immobiliare e dal miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro.

Quanto alla raccolta, proseguirà la crescita dei depositi, mentre la dinamica complessiva continuerà a risentire del processo di riallocazione dei portafogli delle famiglie verso il risparmio gestito.
D’altro canto, le esigenze di raccolta da clientela da parte delle banche dovrebbero restare limitate, considerata l’evoluzione dei prestiti e l’ampia liquidità disponibile, in particolare tramite il nuovo programma di rifinanziamento a lungo termine TLTRO II della BCE.

Questi fattori continueranno a favorire il contenimento del costo della provvista da clientela. In un contesto di tassi di mercato molto bassi, quando non negativi, e di condizioni favorevoli di accesso al credito, si prevedono tassi sui prestiti ancora ai minimi. Nel 2016, per il Gruppo Intesa Sanpaolo è attesa una crescita dei proventi operativi netti, connessa alla dinamica delle commissioni nette e dei crediti alla clientela, del risultato della gestione operativa, anche grazie al costante controllo dei costi, e del risultato corrente al lordo delle imposte, con una riduzione del costo del rischio, nel quadro di una redditività sostenibile.

E’ confermato l’impegno alla distribuzione di tre miliardi di euro di dividendi cash per l’esercizio 2016, indicato nel Piano di Impresa 2014-2017.
Lo scenario del primo trimestre del 2016 è stato caratterizzato da un andamento dell’economia reale al di sotto delle previsioni, da residui fattori di instabilità e soprattutto da un’accentuata ed inusuale volatilità delle quotazioni azionarie.
In un contesto di mercato ancora sfidante, il Gruppo Intesa Sanpaolo ha chiuso il primo trimestre del 2016 con un utile di 806 milioni. Il più contenuto risultato rispetto a quello del primo trimestre del precedente esercizio, che era stato di 1.064 milioni, è da ascrivere ai minori proventi operativi, soprattutto per il diminuito apporto dell’attività di negoziazione – che aveva beneficiato di condizioni di mercato più favorevoli – e per il contributo al fondo di risoluzione delle crisi bancarie, in presenza di uno strutturale presidio dei costi operativi e di un più contenuto fabbisogno di rettifiche su crediti.
Autore: Pasquale Ferraro Fonte: News Trend Online

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