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martedì 10 maggio 2016

Inizio di settimana tranquillo


Inizio settimana relativamente tranquillo sui mercati, dopo la volatilità della scorsa settimana.
La seduta asiatica ha avuto un andamento assai contrastato.
Tokyo ha nuovamente beneficiato di uno Yen in discesa, grazie a ulteriori rafforzamenti della retorica da parte delle autorità giapponesi.
Il Ministro delle Finanze Taro Aso ha dichiarato in Parlamento che la volatilità sulla divisa non è desiderabile per vari motivi, ed “è naturale che il paese ha i mezzi per intervenire”. Oltre a ciò, Aso ha annunciato un pacchetto fiscale per supportare le aree colpite dal terremoto del 13 maggio.
A giudicare dal FX positioning, sembra che sul $/Yen ci sia  intrappolata un po’ di gente che era andata lunga sulla divisa giapponese come hedge contro la risk aversion.
Altra aria sui mercati cinesi, in particolare quelli locali, m(più tranquilla Hong Kong).

Le riserve valutarie sono uscite a sorpresa in salita per il secondo mese a fila, ma gli operatori hanno attribuito l’effetto alla svalutazione del $. Non che l’effetto valutario non sia rilevante, ma personalmente osservo che la svalutazione del $ è cosa nota e doveva essere fattorizzata nelle attese.
Peraltro, ai mercati non è piaciuto il trade balance di aprile, deludente sul fronte delle importazioni, a causa di un robusto calo mese su mese di alcune materie prime.

Il dato ha pesato anche sulle commodity, e contribuito ad una giornata poco brillante per gli emergenti. Tra gli altri indici insolitamente brillante l’India grazie a buone notizie (almeno là) per le banche, sul fronte approvazione riforma dei fallimenti.
La seduta europea, dopo qualche isteria iniziale, è partita con un buon tono.
Tra i drivers, a  parte la chiusura positiva di Wall Street  venerdi sera, metterei i buoni Factory orders tedeschi di marzo  (+1.7% da prec +0.7% e vs attese per +0.6%) e l’approvazione della riforma delle pensioni in Grecia, che riduce un po’ le tensioni (sebbene sia già stato chiarito che dall’Eurogruppo di oggi non usciranno sconti di debito).

 Sicuramente l’iniziale forza del petrolio (causa incendi in Canada) non ha guastato.
Cosi gli indici europei hanno approcciato metà  giornata con recuperi importanti, tutti tranne Milano, nuovamente affossata dalle banche in profondo rosso. Il catalyst sembra essere l’assemblea del Banco Popolare nel week end, in cui è stato approvato l’aumento di capitale da un bln per la fusione con la  popolare Milano.
L’AD ha parlato di un primo trimestre debole (i risultati escono domani insieme a quelli di Unicredit e pop.  Milano). Non proprio un  quadro esaltante, per chi deve chiedere mezzi freschi al mercato, e un ammonimento nei confronti del resto del settore.
Nel pomeriggio l’entusiasmo si è calmato.

Il petrolio ha bruscamente invertito la marcia, eventualmente in seguito a notizie un po’ migliori dal Canada sugli  incendi. Ciò ha ulteriormente appesantito il comparto commodities, e con esso gli emergenti. Wall Street ha avuto un apertura decisamente meno ispirata e ciò ha gravato sul sentiment generale.
Tutto ciò non ha impedito agli indici europei (con le citate distinzioni) di chiudere in positivo, sia pure a una certa distanza dai massimi, facendo seguire una parziale conferma tecnica ai segnali di inversione di breve messi a  segno venerdi.

Ma  il quadro resta caratterizzato da nervosismo e fragilità.
Sul fronte FED, dopo i payrolls, sono continuati i tentativi da parte di vari membri di tenere in vita la possibilità di un rialzo dei tassi prima dell’estate. Dudley ha dichiarato venerdi che il  report di aprile non va sovrappesato e che 2 rialzi sono uno scenario ragionevole per il 2016, e Evans ha aggiunto oggi che i fondamentali dell’economia US sono buoni.
Il mercato per ora non ci sente granchè.
Sul fronte earning season a Wall Street, con l’aiuto del research dept di Deutsche Bank, si possono tirare un po’ le somme:
  • Con 437 aziende su 500 che hanno riportato, il 75% ha battuto le stime di EPS e il 54% quelle di fatturato, risultati in linea con i trimestri precedenti (forse un po meglio le vendite).
  • l’earning growth si colloca a -5.3% anno su anno, ma se si sottrae il settore energy saliamo a pareggio e se eliminiamo anche i finanziari si nota una crescita del 3.4%.

    Stesso discorso sul fatturato, dove abbiamo -2% in generale, +1.7% ex energy e +2.4% ex financials.
Tutto sommato risultati accettabili (in particolare se uno si attende che energy e financials abbiano visto il peggio). Peccato che le revisioni al ribasso degli earnings da inizio anno in aggregato abbiano tagliato un 10%, vs un -3.9% di media.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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