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lunedì 2 maggio 2016

In apertura di settimana si guarda ai titoli di stato


In questi mercati sempre più governati da market drivers ristretti alle banche centrali e al petrolio, questa settimana entrambi saranno protagonisti.

L'Europa

Partiamo prima di tutto con l'Europa: grazie al Quantitative Easing di Mario Draghi varato da circa un anno si è potuto, a detta degli osservatori, evitare una situazione che, tra Grecia, elezioni politiche e malumori interni all'Unione, avrebbe potuto essere molto più difficile per la moneta unica.

Dal mese scorso, poi, questo trampolino di lancio ha avuto nuova energia dall'incremento votato sul QE sia sulla durata che sulla potenza di fuoco, incremento che, se ha agevolato e non poco la parte debole dell'Europa periferica, ha anche creato più di un contrasto in seno ai rappresentanti della Bce stessa, organizzazione all'interno della quale non tutti sono d'accordo nel riuscire a trovare una politica strategica, oltre che finanziaria, unanime.
Un contrasto che, stando alle cronache finanziarie, si sarebbe spinto ben oltre arrivando a far serpeggiare l'idea di un prossimo “teutonico” successore di Draghi. Il che, però, sembra sempre più un'ipotesi al limite del fantascientifico dal momento che un cambio della guardia prima della scadenza naturale del mandato del numero uno della Bce non farebbe altro che minare le fondamenta dell'unica istituzione che a livello internazionale ha incarnato la figura dell'unico interlocutore europeo, visti soprattutto gli screzi e le difficoltà sorte tra le varie nazioni del Vecchio Continente.

Gli Usa

I recenti mancati vantaggi, o per meglio dire gli effetti sempre più diluiti sui titoli di stato e ancora di più sull'inflazione, stanno dando apparentemente ragione a chi, come la Germania, contro queste iniziative si era e si è tuttora sempre scagliato contro.

Eppure già da oggi si potrà capire chi è riuscita, tra le due parti, ad avere ragione, con la pubblicazione dei dati sui primi 30 giorni di vita di questo nuovo QE, potenziato da un Mario Draghi che a sua volta potrebbe trovare appoggi alla sua intenzione, da un'inflazione in recupero grazie al petrolio.
Ma se da una parte il Vecchio Continente si trova a dover fare i conti con se stesso, e con un aprile che sul fronte dell'obbligazionario rappresenta il mese peggiore da agosto scorso, dall'altra anche gli Usa alla fine delal settimana, con la pubblicazione dei dati sul lavoro, resi noti venerdì, potrebbero avere un ulteriore segnale di rallentamento dell'economia già accennato da un Pil che nel primo trimestre 2016 non è andato oltre un +0,5%.

Dati macro che, in relazione con i vari piani di stimolo varati ormai da tempo, assumono una connotazione e una forza molto più ampia del solito, soprattutto visto che la fiducia posta sugli istituti maggiori, quelli guidati da Mario Draghi (Bce), Janet Yellen (Fed), Haruhiko Kuroda (BoJ) è stata la base più ampia e forte sulla quale si è basata l'azione degli investitori.
Fonte: News Trend Online

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