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lunedì 16 maggio 2016

Il giorno del giudizio e altre illusioni keynesiane

di Gary North


Remnant Review

Ho rubato e rielaborato il titolo di questo articolo del New Yorker: "The Doomsday Invention: Will artificial intelligence bring us utopia or destruction?"

L'articolo comincia così:

L'anno scorso un libro di saggistica è diventato un best-seller del Times: una profonda riflessione sull'intelligenza artificiale da parte del filosofo Nick Bostrom. Intitolato "Superintelligence: Paths, Dangers, Strategies," in esso si sostiene che la vera intelligenza artificiale, se realizzata, potrebbe rappresentare un pericolo superiore a qualsiasi altra minaccia precedente posta dalla tecnologia -- armi nucleari -- e che se il suo sviluppo non verrà gestita con attenzione l'umanità rischia d'essere fautrice della propria estinzione. Al centro di questa preoccupazione c'è la prospettiva di "un'esplosione d'intelligenza", un evento ipotetico in cui una IA guadagna la capacità di migliorarsi e in breve tempo supera il potenziale intellettuale del cervello umano.

Tale sistema genererebbe nell'effettivo un nuovo tipo di vita e le paure di Bostrom, nella loro forma più semplice, sono di tipo evolutive: che l'umanità improvvisamente venga spodestata da un concorrente più intelligente. A volte fa notare, come punto di confronto, le traiettorie delle persone e dei gorilla: entrambi primati, ma con una specie che domina il pianeta e l'altra vicina all'estinzione. "Prospettando un'esplosione d'intelligenza, noi esseri umani siamo come bambini che giocano con una bomba," conclude. "Possiamo intuire quando si verificherà la detonazione, ma se avviciniamo al nostro orecchio il dispositivo sentiremo un debole ticchettio."

All'età di quarantadue anni, Bostrom è diventato un filosofo di notevole influenza. "Superintelligence" è la sua risposta alle idee che ha incontrato due decenni fa, quando divenne un transumanista, unendosi ad un movimento quasi utopico impaurito dalla possibilità che i progressi della tecnologia si sarebbero tradotti in drastici cambiamenti -- sociali, economici e biologici -- che avrebbero potuto convergere verso una trasformazione epocale conosciuta come Singolarità.

Il tema della singolarità risale ad un racconto del 1956 di Isaac Asimov: "The Last Question." Il promotore più noto di questo tema è Ray Kurzweil.

Dal punto di vista dell'intrattenimento, questo tema è stato affrontato per la prima volta nel film del 1956, Forbidden Planet: il Krell. Venne approfondito nel film del 1979, Star Trek: Veejer. Ho parlato di questo tema in numerose occasioni.

Questo è un tema fondamentale che è implicito alla dottrina dell'evoluzione attraverso la selezione naturale: il prossimo salto dell'essere, questa volta creato dall'uomo, che ha introdotto uno scopo nel cosmo. Un altro tema, strettamente collegato, è anche uno dei due temi principali nel racconto di Asimov: l'entropia, o la morte termica dell'universo. Ho dedicato il Capitolo 2 del mio libro del 1988, Is the World Running Down?, a questo tema. Potete scaricarlo gratuitamente qui: http://bit.ly/gnworld

In questo saggio mi concentrerò su tre parole usate da Bostrom: "gestita con attenzione". Queste sono quelle che definisco parole ambigue. Queste ultime possono assumere vari significati a seconda del contesto. Le parole "gestita con attenzione" portano la gente ad immaginare una commissione di esperti in grado di gestire le cose con attenzione. In altre parole, s'invoca la logica dell'economia pianificata.



IRRAZIONALISMO COLLETTIVO

Il problema con la logica dell'economia pianificata è semplice: conduce sempre all'irrazionalismo. È una cosa che sappiamo, o almeno gli economisti di libero mercato lo sanno, fin dal saggio di Ludwig von Mises del 1920, "Economic Calculation in the Socialist Commonwealth." Hayek estese questa intuizione nel suo saggio del 1945, "The Use of Knowledge in Society." Questa critica della pianificazione collettiva è fondamentale per l'economia della Scuola Austriaca. L'idea di base è questa: nessuna commissione ha accesso alla conoscenza che invece ha un libero mercato decentralizzato. Ciò che è necessario per ottenere l'accesso a questa conoscenza decentrata è un sistema di proprietà privata organizzato da un sistema di calcolo economico -- il sistema dei prezzi -- il quale a sua volta si basa sul denaro.

La fede nelle commissioni è endemica tra le élite intellettuali di oggi. Gli intellettuali non possono rompere la loro fiducia nel potere organizzativo delle commissioni. Credono che i politici nomineranno gente come loro in queste commissioni. In tal modo acquisiranno potere sugli imprenditori, e con questo potere diranno alle masse quello che sono autorizzate fare.

Leggiamo da questo articolo su Forbes.

Ordinazioni touch-screen nei ristoranti, robot che saldano parti di automobili nelle fabbriche Tesla, applicazioni come Uber che rendono obsoleto il settore dei taxi e delle limousine: secondo il miliardario immobiliare Jeff Greene sono tutte cose buone per l'innovazione, ma forse non così buone per i lavoratori coinvolti.

"Quello che negli ultimi 30 o 40 anni la globalizzazione ha fatto ai posti di lavoro dei colletti blu e all'economia della classe operaia, lo farà l'intelligenza artificiale e la robotica all'economia dei colletti bianchi -- e ad un ritmo molto, molto più veloce", dice Greene.

È un problema che non potrà che aggravare il crescente divario tra ricchi e poveri, aggiunge, perché siamo stati colti alla sprovvista dall'inevitabile automazione di molti posti di lavoro svolti tradizionalmente dagli esseri umani.

"Ho compreso che questa è la più grande minaccia che dobbiamo affrontare al giorno d'oggi", spiega Greene. "Così ho pensato, 'Convochiamo alcune delle più grandi menti nel mondo accademico, statale, imprenditoriale e nel settore nonprofit affinché si riuniscano per parlare di ciò che sta accadendo'."

Ha quindi organizzato una conferenza di due giorni chiamata "Closing the Gap: Solutions for An Inclusive Economy," presieduta dallo stesso Greene a Palm Beach. Tra i relatori l'ex-primo ministro britannico Tony Blair, lo scrittore Thomas Friedman, l'ex-CEO di Apple e Pepsi John Sculley, l'avvocato e personaggio televisivo Star Jones e la leggenda del pugilato Mike Tyson.

La conferenza coprirà tutti gli argomenti, dal dibattito sul ruolo del governo nel colmare il divario tra ricchi e poveri a quali tecnologie distruggeranno i posti di lavori e discussioni sulla correttezza e la responsabilità sociale delle imprese.

Ecco un altro miliardario di cui non ho mai sentito parlare. Oh, beh me ne farò una ragione. Oggigiorno di miliardari ce ne sono a palate. Ma per quanto denaro abbia fatto nel settore immobiliare, non ha senso dell'umorismo. Non vede l'ilarità in una commissione per salvare il mondo, la quale comprende Tony Blair e Mike Tyson. La mia unica domanda è questa: dov'è Al Gore?

In realtà penso che una conferenza intellettuale che si occupa di ciò che si suppone sia il problema più importante dei nostri tempi, debba davvero avere relatori come Tony Blair e Mike Tyson. Ciò vi dà un'indicazione della rilevanza che ha tale conferenza. Direi lo stesso se la conferenza avesse compreso luminari come Stephen Hawking, Bill Gates e Warren Buffett. La conferenza non avrebbe concluso nulla. Si tratta fondamentalmente di una conferenza che richiede l'aiuto dello stato per risolvere un problema che lo stato non può risolvere, presumendo che il problema esista davvero.



LA LEGGE DI MOORE

Quale commissione sarà in grado di prevedere i risultati di migliaia di miliardi di interazioni nel libero mercato, di decine di migliaia di programmatori di talento e della prossima innovazione che porterà la legge di Moore oltre i limiti del silicio -- limiti che dovrebbero essere superati entro il 2020? Se i costi dell'informazione continuano a scendere del 50% ogni due anni, oppure ogni 18 mesi, oppure ogni 12 mesi, i risultati non saranno prevedibili. Questo è il significato dell'ordine spontaneo di Hayek. Dopo tutto, è spontaneo. Nessuna commissione di stato può dirigerlo. Nessuna commissione può prevederlo.

L'ordine spontaneo è anche ordinato, grazie al sistema profitti/perdite. È il feedback inevitabile, sia positivo che negativo, dei profitti e delle perdite, della domanda e dell'offerta, degli input e degli output, che fornisce ordine nel mondo economico. Questa è l'intuizione suprema della Scuola Austriaca rispetto a qualsiasi altra scuola d'economia. Questo è il problema dell'imprenditorialità, il quale è al centro dell'economia della Scuola Austriaca. L'imprenditorialità è intrinsecamente imprevedibile, motivo per cui ci sono sia utili che perdite imprenditoriali.

Questo mi riporta ad un tema a cui continuo a ritornare: la scarsa redditività della disoccupazione di massa. Ci vuole capitale per finanziare le iniziative imprenditoriali. Per ottenere l'accesso a più capitale, bisogna offrire agli investitori la possibilità di fare profitti. Per fare profitti in un'economia di produzione di massa, è necessario soddisfare le esigenze economiche di miliardi di persone.

Il motivo per cui vi è disuguaglianza in ogni economia è perché un piccolo numero d' imprenditori al vertice della piramide della ricchezza, soddisfa le esigenze delle masse di persone a livello inferiore della piramide. Se tutte le persone, o la maggior parte, nella fascia più bassa della piramide fossero disoccupate, e quindi non più economicamente produttive, gli innovatori in alto non sarebbero in grado di generare profitti per finanziare le prossime iniziative volte a soddisfare il cliente. Questo terminerebbe il processo della Legge di Moore. Questo terminerebbe il processo della robotica. In altre parole, questo metterebbe fine al problema.

Dato che gli intellettuali che hanno dedicato il loro pensiero al problema della legge di Moore e della robotica non pensano secondo le linee della Scuola Austriaca, non possono affrontare coerentemente questa limitazione del loro scenario apocalittico. Il processo d'innovazione imprenditoriale associato alla legge di Moore e alla robotica cesserà non appena non genererà più profitti per gli imprenditori. Non continueranno a perdere soldi, altrimenti li finiranno, e le innovazioni cesseranno.

Se miliardi di persone restano senza lavoro, emergeranno opportunità imprenditoriali per fare profitti nel rimetterli al lavoro. Sono beni capitali disoccupati. I beni capitali possono diventare redditizi ad un certo prezzo. I disoccupati sono più economici da assumere rispetto alle macchine costose.

Il sistema di libero mercato delle offerte competitive, quando lo stato non interferisce, rimette i disoccupati al lavoro. Ma i keynesiani non ci credono. Sono titubanti quando si parla di robotica.



PROFITTI INDIVIDUALI E BENEFICI COLLETTIVI

Il punto dell'economia di libero mercato, dalla logica di Adam Smith fino ad oggi, è questo: l'innovazione individuale e la redditività è legata a vantaggi collettivi. La prosperità di uno, cioè la società, dipende dalla prosperità di molti.

Gli innovatori che generano progressi redditizi, soddisfano i desideri delle masse. In altre parole, gli innovatori non si guadagnano da vivere vendendo invenzioni tra di loro. Non sono come i membri di una società mitologica che si guadagnano da vivere facendosi favori a vicenda, una frase che risale al mio professore di apologetica, Cornelius Van Til.

Questo significa che non abbiamo bisogno di una commissione, con o senza Mike Tyson, che ci rivelerà quali tipi d' interventi statali sono necessari per frenare lo sviluppo della legge di Moore e della robotica. Non esiste e non potrebbe esistere una tale commissione. Nessuna commissione potrebbe imporre la tirannia necessaria per controllare lo sviluppo di ogni innovazione computerizzata concepibile, la quale potrebbe portare alla creazione di un'intelligenza artificiale e, al di là di ciò, ad una nuova umanità che continuerà la sua evoluzione fino a diventare Dio. Questo è il tema del racconto di Asimov, come lo è stato in precedenza per il racconto di Fredric Brown, "Answer" (1954).

Questa fede nelle commissioni è talmente assurda che riesce difficile immaginare che qualcuno possa effettivamente crederci, sia che si tratti di un miliardario o di un professore di Oxford. L'idea di un'indagine aperta si basa su questo presupposto: l'indagine aperta porterà a dei risultati positivi. Questa è una base fondamentale per l'idea di progresso. Si tratta di una fede nell'iniziativa individuale, nell'innovazione e nella scoperta. È antitetica all'idea di pianificazione centrale. Eppure qualcuno che si suppone sia il più grande esperto accademico sulla questione dell'intelligenza artificiale, non fa altro che bussare alla stessa porta sbagliata a cui sta bussando un magnate immobiliare.



PREDESTINATI DALLO STATO

Queste persone credono nel collettivismo. Credono nella predestinazione dall'uomo.

La settimana scorsa ho ristampato un articolo del 1964 di R. J. Rushdoony, "The Society of Satan". Cito dal paragrafo d'apertura:

L'uomo è inevitabilmente religioso. Può negare Dio, ma tutte le categorie della sua vita religiosa rimangono, e tutte sono categorie prese in prestito dal Dio Uno e Trino. Dal momento che l'uomo vive nel mondo creato da Dio, il suo pensiero d'apostasia è inevitabilmente condizionato da un quadro facente riferimento a Dio. Gli uomini non possono sfuggire da tale contesto. Possono negare la sovranità di Dio, ma non possono smettere di credere nella sovranità; la trasferiscono all'uomo o allo Stato. La legge e la pianificazione, vale a dire, la predestinazione, è inevitabile; se negata a Dio, viene semplicemente trasferita allo Stato socialista che governa e pianifica tutte le cose; se la divinità viene negata al Dio delle Scritture, si limita a riapparire nell'uomo o nello Stato.

Queste persone credono davvero che l'umanità si evolverà in una nuova creazione, basata sulle opere delle sue mani e della sua mente, collettivamente parlando. Questo è il significato della singolarità.

Il lato oscuro di questa visione è la presunta disoccupazione di massa che arriverà a seguito della legge di Moore accoppiata con la robotica. La disoccupazione, per l'economista moderno e anche per l'elettore moderno, è l'equivalente dell'inferno sulla terra. L'unica soluzione del collettivista è uno stato sociale di massa. Il libero mercato renderà efficienti solo una manciata di persone, e il resto del mondo rimarrà disoccupato.

Semmai ciò dovesse accadere, allora il resto del mondo non comprerà nulla. Ma se il resto del mondo non comprerà nulla, allora la produzione del capitalismo moderno non troverà acquirenti. Se non troverà acquirenti, i capitalisti fermeranno gli sviluppi che stanno producendo una massiccia disoccupazione. Lo faranno subito. Sono abbastanza intelligenti da non buttare soldi giù nello scarico.

I keynesiani e i collettivisti non ci credono. Non credono che l'iniziativa individuale, quando governata dal sistema profitti/perdite, possa premiare le masse. Non c' hanno mai creduto. Credono che sia necessario l'intervento statale per costringere gli imprenditori a soddisfare le esigenze delle persone improduttive che prendono il sussidio di disoccupazione. Questa è l'ideologia dello stato sociale. I luminari universitari e i magnati miliardari continuano a tornare, come un cane col suo vomito, a questo concetto: l'imprenditorialità è autodistruttiva. Come sostengono i libri di testo che valutano il New Deal di Franklin Roosevelt: "Roosevelt salvò il capitalismo da sé stesso."



BUONE NOTIZIE

La buona notizia è questa: nessuna commissione statale può prevedere il prossimo sviluppo della tecnologia informatica che consentirà la prossima tornata di licenziamenti. I politici che approvano leggi sul salario minimo aumenteranno l'entità di questi licenziamenti.

Allo stesso modo, nessuna commissione statale può prevedere il prossimo sviluppo della tecnologia informatica che consentirà alle persone licenziate di trovare un'occupazione produttiva.

I collettivisti pensano che le persone licenziate in una società di libero mercato rimarranno disoccupate e che moriranno di fame. Questo è in contrasto con tutta la storia economica fin dalla carestia irlandese del 1840. Non c'è mai stata inedia di massa, o addirittura inedia locale, tranne che col socialismo, con la guerra e con la violenza dello stato. Il libero mercato ha fornito lavoro a persone i cui posti di lavoro erano stati sostituiti da tecniche di produzione più efficienti.

Ogni volta che ci sono nuove innovazioni nel processo di produzione, i collettivisti corrono all'impazzata, agitando le mani e gridando: "Questa volta è diverso!" Questa volta, ci viene assicurato, i disoccupati non riusciranno più a trovare posti di lavoro. Questa volta moriranno tutti di fame, a meno che lo stato non intervenga per creare un massiccio sistema di ridistribuzione della ricchezza. Eppure ogni volta si sbagliano.

All'interno del libero mercato, il sistema profitti/perdite stabilisce limitazioni a quelle innovazioni imprenditoriali che non favoriscono le masse. Molto prima che una qualche innovazione produca un processo che indebolisce i benefici alle masse, diventa inutile. Gli innovatori cessano di perseguire quei processi che non producono altro che fiumi d'inchiostro rosso. Solo gli stati perseguono processi che non producono altro che fiumi d'inchiostro rosso.

Ammetto che qualche innovazione biologica potrebbe portare ad una piaga: qualche test potrebbe andare fuori controllo. È qualcosa di concepibile. Non è mai successo, ma è concepibile. Ma vi assicuro che poi gli imprenditori concentreranno le loro attività sullo sviluppo di un antibiotico o una contromisura. Non continueranno a perseguire la produzione di quell'elemento andato fuori controllo. Gli stati potrebbero farlo, ma non il libero mercato.

Ciò che terrorizza i profeti di sventura è la comprensione che il loro sistema di controllo collettivo sull'innovazione individuale è impotente di fronte all'innovazione del libero mercato. Nessuna commissione statale può ostacolare un qualche programmatore sconosciuto la cui innovazione produrrà disoccupazione temporanea per 1,000 o 5,000 dipendenti. Eppure i collettivisti sembrano incapaci di rompere la loro dipendenza dalla mentalità collettivista. Continuano a chiedere commissioni che in qualche modo stabiliscano regole di base, vale a dire, regole di base imposte dallo stato, affinché impediscano alle innovazioni d'essere adottate dal mercato. L'idea è assurda, eppure continuano a sponsorizzarla. Uno di loro ha imbastito un meeting in cui Mike Tyson possa elaborare una soluzione.

Questo è davvero economia alla Mike Tyson. L'economia keynesiana è economia alla Mike Tyson. Quando pensate a "John Maynard Keynes," pensate a "Mike Tyson".



CONCLUSIONI

Stiamo assistendo all'ovvia autodistruzione della teoria economica keynesiana. È chiaro che la Legge di Moore, insieme alla robotica, indebolirà la Teoria Generale dell'Occupazione, dell'Interesse e della Moneta. Questo presuppone che la Federal Reserve di Janet Yellen e le altre banche centrali non riusciranno a pregiudicare tale processo. Non c'è modo affinché i pianificatori centrali keynesiani possano direzionare i mercati dei capitali in modo tale da impedire la disoccupazione di quelle persone che si suppone siano permanentemente inassumibili. Perché no? Perché il welfare state non avrà abbastanza soldi da dare loro un sussidio di disoccupazione permanente. I pensionati hanno già la precedenza su questi soldi. Gli anziani otterranno la maggior parte del denaro; le vittime del salario minimo no.

Il mio consiglio a quelle persone che sono preoccupate per la legge di Moore e la robotica è questo: state al passo con i computer nel vostro campo. Non potete fare nulla per l'economia nel suo complesso, né possono farlo i keynesiani. Le innovazioni stanno arrivando e i pianificatori centrali non potranno fermarle.

I pianificatori centrali in un paese possono pensare di poter fermare l'innovazione digitale, ma oltre i propri confini, ci sarà sempre un qualche programmatore che svilupperà una novità e che attraverserà tutte le frontiere per mezzo di Internet. Nessuna commissione statale in un singolo paese può fermare la diffusione di questa innovazione. Il decentramento dei processi di mercato lo possiamo vedere grazie ad Internet. I pianificatori centrali non possono far altro che rallentare i processi d'innovazione che stanno sovvertendo il welfare state moderno e le commissioni keynesiane.

Ai keynesiani dico: fatevene una ragione.


[*] traduzione di Francesco Simoncellihttp://francescosimoncelli.blogspot.it/

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