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mercoledì 4 maggio 2016

Il dollaro destabilizza i mercati


Ieri sera, la settima discesa a fila  del  dollari index ha dato un temporaneo spunto positivo a Wall Street, in grado di chiudere in buon guadagno.
Non che la  cosa  abbia impressionato particolarmente, stamattina, un Asia orfana nuovamente di Tokyo per festività. Tra i principali indici,  solo Shanghai e Sydney hanno mostrato un po’ di verve.
 Difficile dire cosa abbia agitato la fantasia degli investitori cinesi. Il PMI manifatturiero  Markit di aprile, più  volatile  di quello  ufficiale, anche perchè focalizzato sulla  piccola e media impresa (contrapposta alla grande impresa pubblica) ha a sua volta mostrato  un marginale rallentamento (49.4 da 49.7 e vs attese per 49.8),  conservando però  il  grosso del miglioramento visto a  marzo  (a febbraio eravamo a 48).
In generale  i PMI cinesi di aprile  sono deludenti,  perchè il miglioramento si  è  arrestato.

Ma non si può  parlare di nuovo deterioramento per  il momento. Degna  di nota l’indicazione di prezzi al  rialzo,  per  il  secondo mese a  fila.
Quanto a Sydney, il mercato  si è  giovato  del  taglio  dei tassi operato a  sorpresa dalla  Reserve Bank of Australia, con connesso calo robusto del  $  australiano.
Che bello avere ancora tassi da  tagliare.
Tra gli altri indici discreti passivi per Hong Kong,  HSCEI e  Taiwan.
Il dollaro ha scelto  l’apertura della  seduta europea per farsi un altra, robusta gamba  ribassista, giungendo, nello spazio di un paio d’ore, a bucare 1.16 vs € e toccare 105.5 vs JPY.

Difficile  dire cosa abbia causato il selloff, ma personalmente attribuirei il  fenomeno alla  temporanea rottura di un importante livello tecnico sul Dollar Index a 92.50 (vedi sotto  per  approfondimenti).
Ovviamente, l’azionario europeo non ha gradito affatto, e, incurante della buona performance di  Wall  Street ieri sera, si  è  inabissato  senza  più  guardarsi indietro.
La  particolarità  della  price action odierna è  stata  che ne gli emergenti ne le commodities si sono avvantaggiati della ritirata  del  biglietto verde (anzi le  divise emergenti sono rimaste deboli tutto  il  giorno).  La  spiegazione che mi sono  dato  è  che la  risk  adversion generata dall’ondata vendite sul $ vs € e Yen ha posto i presupporti per un ondata di prese di beneficio sulla roba che ha funzionato finora,  incluso materials,  commodities (perfino l’oro) e emergenti vari.
Aggiungiamoci altro disappunto per  i dettagli  delle  soluzioni proposte per  la  crisi delle banche italiane, che hanno nuovamente  zavorrato  il settore, e il manifatturiero UK in contrazione (pmi a 49.2 da prec 50.7 e vs attese per 51.2)  e gli  ingredienti per una giornata da  dimenticare c’erano tutti.
Non hanno aiutato, per  la  verità, nemmeno le  trimestrali odierne, con solo BNP positiva, e nemmeno le nuove previsioni EU per crescita (da 1.7% a 1.6%)  e  inflazione (da 0.5% a 0.2%),  per  quanto queste revisioni di solito sanciscano modifiche del consenso già  avvenute.
Detto delle cause contingenti, vale  la  pena di osservare che se un dollaro troppo forte strozzava la  Cina e gli emergenti e contribuiva alla  depressione delle commodities,  non è che la  versione opposta (che come noto  crea ambasce al Giappone in primis e anche all’  Europa) sia di particolare giovamento al  quadro globale.

Quel che serve in questa fase di crescita fragile e domanda globale evanescente, è un equilibrio tra le  valute, che eviti l’accumulo di stress  eccessivi  sulle aree penalizzate volta per volta (prima la  Cina, ora il  Giappone).  Tali stress finiscono per alimentare i frenetici flussi di capitale osservati negli ultimi anni, che fanno esplodere la volatilità  e  allontanano gli investitori strategici.
Si tratta di un equilibrio difficile da raggiungere, purtroppo.
Tornando alla giornata odierna, dopo  aver scatenato ondate di stops, il biglietto verde ha invertito  la  marcia, per tornare più o meno dov’era partito vs € e Yen, e oltre,  se guardiamo il dollar index.

Anche qui, difficile  individuare un preciso catalyst fondamentale (la giornata era scarica di dati).
Personalmente, osservo  che il Dollar index veniva da 6 sedute a fila di calo, e il fatto  che la  violenta rottura del supporto abbia funto da “selling climax” non deve sorprendere più di tanto.
Inoltre, la goffaggine (voluta o meno) della BOJ aveva fatto accumulare un bel po’ di lungo tattico sul  $/Yen (addirittura 7.5 bln secondo  il monitorig operato  da  Citigroup) ed  evidentemente  sono scattate delle prese di beneficio.
Ironicamente, ormai la  giornata era rovinata.

Il rimbalzo del  $  ovviamente non ha aiutato ne Wall Street ne gli emergenti o  le  commodities, mentre l’Eurozone e Tokyo non ne hanno tratto alcun giovamento,  restando ostaggi del pessimo sentiment generale.
Naturalmente i bonds, che soffrivano da qualche giorno, hanno messo a segno un vistoso rimbalzo sulle 2  sponde dell’oceano.
Sorprendentemente, però, nonostante la  correzione delle commodities, specialmente in Europa sono stati i tassi reali a  scendere, mentre le attese di inflazione non si sono quasi mosse. Un aspetto, coerente con quanto emerso nei PMI (in particolare in US e Cina), che, se dura, risulta positivo  sotto  2 aspetti:  i) mostra che il timore di deflazione e la  percezione di impotenza delle banche centrali si stanno attenuando ii) rende le  condizioni finanziarie marginalmente più  accomodanti (in particolare se un eventuale rimbalzo dei tassi nominali vedesse le  attese di inflazione assorbire il grosso del movimento).
Il movimento odierno del dollaro,  se dovesse tenere fino in chiusura, mostrerebbe uno scenario tecnico di breve interessante: una falsa rottura di un supporto  orizzontale, con un “hammer” (segnale  di inversione di breve, vedi grafico  allegato).
Il quadro, se confermato, suggerisce un recupero di qualche punto percentuale, in area 95 diciamo.

 Ciò eventualmente potrebbe alleviare un po’ lo stress sugli asset europei e  giapponesi,  senza danneggiare troppo Wall Street o  gli emergenti.
Il  quadro tecnico sull’Equity resta poco  attraente,  con l’S&P intento a consolidare tra 2100 e 2050 con un trend di breve tendente all’indebolimento (anche se bisogna vedere come chiude stasera) e l’Eurostoxx in piena fase correttiva, con un’importante supporto in area 1960, ovvero la retta ascendente dai minimi di febbraio e inizio aprile, sotto la  quale abbiamo 2870 e poi lo  scenario di recupero è  tecnicamente compromesso.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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