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mercoledì 11 maggio 2016

Giornata senza drivers particolari


A trainare la seduta asiatica, la piazza di Tokyo, resa euforica dal ritorno del $/Yen sopra 109. La  divisa giapponese sembra aver reagito a nuove dichiarazioni del Ministro delle Finanze Aso in Parlamento, analoghe a quelli di ieri. Più che i toni, è la sensibilità del mercato ad essere cambiata.
Il fatto è che il susseguirsi di delusioni aveva prodotto un discreto accumulo di posizioni lunghe Yen da parte di una varietà  di operatori, accumulo culminato con il nulla di fatto BOJ del  27 aprile. Così, come  avvenuto in diversi altri casi (vedi dollar index giorni fa sulla rottura del range), in assenza di nuovi catalyst, il positioning unidirezionale conduce a brusche inversioni di tendenza.
In Cina, inflazione stabile  in linea con le attese a aprile (2.3%)  ma i prezzi alla produzione continuano a accelerare (-3.4% anno su anno da prec -4.3% e vs attese per -3.7%), a confermare la comparsa di un quadro più costruttivo sui prezzi.

Meglio delle attese anche gli investimenti dall’estero (+6% anno su anno da +7.8% e vs attese per +5%).
Ma l’attenzione è stata catalizzata da un intervista comparsa ad una “autoritative pearson” (sic) rimasta anonima, sull’organo ufficiale People’s Daily, sullo stato dell’economia cinese.
Il  pezzo tocca vari punti cosi riassumibili:
  • il ciclo economico cinese osserverà un percorso a L, non a V o a U. In altre parole l’attuale  livello di crescita è giudicato soddisfacente e non vi sarà un’accelerazione;
  • l’efficacia del leverage e delle politiche di supporto della domanda è decresciuta, e il focus si sposta necessariamente sulle  supply side reforms.

    Quindi non vi saranno ulteriori accelerazioni nel credito perchè a questo punto sono controproducenti e foriere di maggiori rischi;
  • Parimenti, la  garanzia dello stato sta venendo progressivamente ridotta per permettere che le  aziende antieconomiche falliscano e vengano smantellate.
Il pezzo è  stato  generalmente interpretato  come un segnale che i rubinetti dello stimolo monetario e fiscale sono sul punto di essere nuovamente chiusi, il che spiega l’accoglienza tiepida del mercato.
Personalmente, vi leggo  anche una risposta alle critiche esplose dopo i dati sugli aggregati monetari del primo trimestre del 2016 (“la  Cina ricorre ai vecchi trucchi…” etc etc).
Al di la della dietrologia, il pezzo offre supporto alla teoria che le  autorità questa  volta  sono determinate a correggere gli sbilanci dell’economia, e come tale è una buona notizia, sebbene non di quelle che impattano sugli asset nel breve.
Quanto allo stimolo monetario, non c’era dubbio che questo non poteva continuare ai ritmi degli ultimi 2 trimestri.

 Ma a  mio modo  di vedere, l’effetto di quest’ (ultima?) erogazione deve ancora dispiegarsi interamente sul  ciclo.
L’Europa è stata protagonista di una mattinata insolitamente euforica. Difficile  capire  la  provenienza dell’ottimismo.
Non certo dai dati macro, visto  le le produzioni industriali in Germania, Francia e Italia di marzo hanno fatto  fiasco (clamorosamente, le prime 2). I dati deludenti portano a chiedersi che fine abbia fatto il moderato ottimismo osservato nelle survey.  A  parte ciò, con ogni probabilità condurranno ad una revisione al ribasso del dato  di GDP europeo che tanto ci aveva inorgoglito 2 settimane fa.
Certo, vi è  stato  il sostanziale miglioramento del quadro in Grecia, con il riconoscimento da parte dell’Eurogruppo che il paese ha deliverato a grandi linee quanto richiesto.

E’ stato trovato anche un accordo  di massima che permette all’IMF di rimanere all’interno del programma, e sono state delineate le linee guida di un possibile  sgravio del debito, che dovranno essere dettagliate al  prossimo Eurogruppo del 24 maggio, se le condizioni imposte alla Grecia verranno rispettate.
Le news hanno prodotto un robusto calo dei rendimenti dei bonds Greci e offerto un buon supporto agli spread periferici, almeno finchè gli annunci di emissione di 50y Spagna e (probabile) 50y BTP non sono intervenuti a guastare la festa.
L’idillio sui mercati è continuato fino a metà giornata, quando, apparentemente, l’approdo degli americani ha riportato con i piedi per terra gli indici europei.
Ci ha pensato  Wall Street, oggi decisamente più  ispirata  di ieri, a impedire che il rally europeo finisse interamente alle ortiche.

Anche qui, difficile  definire il driver del  movimento. La modesta sorpresa positiva sullo small business optimism di aprile (93.6 da 92.6 e vs attese per 93) non basta di sicuro.
Sicuramente, lo scetticismo generale e il positioning difensivo di alcune categorie di operatori hanno una parte rilevante nel causare i bruschi rimbalzi delle ultime ore.
Non a caso Sentimentrader.com evidenzia come, sui mercati americani, alcuni indicatori di sentiment si collochino su livelli insolitamente elevati (sottoscrizioni di inverse leveraged ETF e  total put/call ratio ).
Il  quadro generale che emerge dalla price action dell’ultimo periodo e quello di una situazione cosi incerta e opaca, da minare la convinzione in qualunque view di mercato.
La compressione dei tassi nominali, a fronte di aspettative di inflazione più o meno stabili, ottiene di far scendere ulteriromente i tassi reali.

A -0.65% quelli europei marcano il minimo da 12 mesi, mentre quelli US a 0.12% sono ad un passo da fare lo stesso record. Un regalo per l’ECB, mentre la FED ha eventualmente un motivo di più per interrogarsi sull’eccessiva espansività della  sua stance monetaria. Il modello GDPnow della Fed di Atlanta indica al momento una crescita del 2.2% per il secondo semestre.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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