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giovedì 5 maggio 2016

Europa, bicchiere mezzo pieno

Il clou della settimana passata è stato il forte calo del dollaro nei confronti di quasi tutte le principali valute mondiali. Corollario di questo declino, oro e materie prime hanno continuato a salire mentre i mercati emergenti hanno sovraperformato i mercati sviluppati. Al contrario, i mercati azionari europei e giapponesi hanno subito forti cali.
Il calo del dollaro può dipendere da due fattori:

Il primo è un fattore economico: deludenti dati economici provenienti da oltreoceano, dove si segnala in particolare un PIL debole nel primo trimestre (tasso trimestrale annualizzato 0,5%). La dichiarazione della Fed secondo cui la politica monetaria d’ora in poi si baserà sull’evoluzione degli indicatori economici, è stata sufficiente a spingere gli investitori a rivedere le aspettative sul rialzo dei tassi.

Il secondo è un fattore più strutturale: il fatto che la Banca del Giappone abbia lasciato invariata la sua politica monetaria ha sollevato nuovi timori sull’inadeguatezza delle misure di politica monetaria sul fronte dell'economia reale (cosiddetta “trappola di liquidità”). Il dollaro si sta avvicinando a soglie psicologiche cruciali (105 per il cambio USD/Yen – 1,15 per il cambio Euro/USD), fattore che contribuisce all’inasprimento delle condizioni finanziarie in Giappone e nella zona euro. In attesa di un aumento dei tassi degli Stati Uniti, è probabile che i banchieri centrali ribadiscano il loro impegno per una moneta stabile.
Questo, alla fine, potrebbe favorire i mercati azionari europei, tanto più che i dati macroeconomici e le trimestrali societarie sono state piuttosto rassicuranti nella zona euro.

Ad oggi, infatti, quasi la metà delle società incluse nell’EuroStoxx hanno pubblicato le trimestrali, e le sorprese positive arrivano al 62%. Anche se, come previsto, le azioni petrolifere e alcuni titoli tecnologici hanno sofferto, gli altri settori stanno andando piuttosto bene. Due esempi su tutti per quanto riguarda le sorprese positive: AUTOLIV (leader nel comparto airbag) e TECHNICOLOR. Per tornare agli aspetti più macroeconomici, la crescita del PIL della zona euro nel primo trimestre, è stata di gran lunga superiore a quella registrata da Stati Uniti o Regno Unito (evento non comune!).
Similmente anche gli indicatori anticipatori sono stati positivi (PMI, indice di fiducia nell’area euro).
Questo fa ben sperare per le future revisioni al rialzo degli utili per azione delle società europee.

A cura di Marc Craquelin, Direttore della Gestione di La Financière de l’Echiquier



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