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giovedì 19 maggio 2016

Economia debole e rischio al ribasso. Ecco cosa ci attende


E' un quadro a tinte fosche quello che nasce dall'analisi di Hans Bievers, Capo Economista di Degroof Petercam. Per quanto non si possa parlare di recessione, resta il fatto che in questo frangente le prospettive restano estremamente incerte su tutti i fronti.

Il fronte statunitense

A cominciare dagli Usa.
I dati macro degli ultimi tempi non devono trarre in inganno: l'analista, infatti, fa notare come quelli che si possono notare adesso sono risultati estremamente deboli se paragonati con l'azione di stimolo ormai decennale messa in campo dalla Fed, azione le cui conseguenze si sono abbattute sul resto delle economia internazionali e anche su settori particolarmente sensibili come il mercato delle valute.

Non solo, ma nonostante tutto quanto fatto, all'interno del board della Federal Reserve restano diverse fratture sulle strategie da adottare in futuro: complice una stabilizzazione dei prezzi delle materie prime e una debolezza prolungata del dollaro, molti membri della Fed non esitano a confermare la loro volontà di un rialzo dei tassi di interesse già da giugno.
A lasciare perplessi, ricorda Bievers, è soprattutto il mondo del lavoro il quale, nonostante una disoccupazione al 5%, quindi più che dimezzata dai picchi registrati al momento dello scoppio della crisi, continua a non lavorare a pieno regime: i salari restano ancora troppo bassi.

Anche la Bce ha problemi

Allargando la visuale al resto del mondo le cose non cambiano più di tanto.

Il primo tra i sospettati al di là dell'Oceano è l'Europa. Ultima in ordine di tempo tra le maggiori banche centrali ad aver adottato le azioni di stimolo, si trova anch'essa a dover combattere con il nemico dell'inflazione, o per meglio dire con il suo fantasma dal momento che il rincaro dei prezzi è ormai assente, tanto da far scivolare la zona meridionale del Vecchio Continente in uno stato di deflazione ormai praticamente conclamato e che per di più rischia di diventare cronico.

Il tutto nonostante le misure prese e fortemente volute dal numero uno della Bce, Mario Draghi, anche a costo di creare non poche polemiche all'interno dell'Unione e con i suoi colleghi tedeschi. Il tutto, secondo Bievers, a fronte di un andamento economico deludente sorretto, anche in futuro, per lo più dai prezzi bassi degli energetici, da tassi particolarmente accomodanti così come da un euro ancora debole.

Tokyo

Resta poi il fronte giapponese, quello che più di tutti dimostra le non poche limitazioni date dai vari QE.

Tokyo, infatti, è l'autore del piano di stimolo più vasto e radicale ma anche quello che ha ottenuto i risultati meno convincenti, anche perché la terra del Sol Levante deve combattere anche con un apprezzamento dello yen, ritenuto da sempre una valuta rifugio.
Paradossalmente quello dei mercati emergenti, reduci da una continua svalutazione competitiva delle proprie divise per evitare di restare vittima della guerra valutaria nata dalle manovre della Fed, resta il fronte potenzialmente più avvantaggiato.

A precise condizioni: la prima quella di una stagione di grandi riforme per il potenziamento della produttività. Peccato che per attuarle siano necessari prima di tutto una stabilità politica, seguita da una serenità sociale e da una disponibilità di capitali che molti rappresentanti del settore non possiedono.
Il risultato? Anche in questo caso la presenza di alti rischi al ribasso. 
Fonte: News Trend Online

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