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martedì 17 maggio 2016

Cina e Giappone, economie e borse a confronto


Nell'ultima settimana sono emersi nuovi segnali di rallentamento dell'economia di Pechino. Frena in particolare la produzione industriale, cresciuta in aprile del 6,0% su base annua contro l'incremento del 6,8% di marzo e il 6,6% atteso dagli economisti. La crescita mensile e' stata dello 0,47%. Deludenti anche le vendite al dettaglio, aumentate ad aprile dello 0,8% m/m e del 10,1% a/a, meno del +0,86% m/m e al +10,5% a/a di marzo e al di sotto delle attese di un +10,6% a/a.
A pesare sulle vendite al dettaglio sono state le vendite di auto, cresciute del 5,1% rispetto ad aprile 2015, contro il +12,3% del mese di marzo. Peggiori delle attese anche gli investimenti fissi lordi, aumentati del 10,5% tra gennaio e aprile, contro stime di un incremento dell'11%. Segnali incoraggianti invece dal settore immobiliare, che e' comunque reduce da un biennio difficile.

Le vendite di case nei primi 4 mesi del 2016 sono salite del 61,4% a/a a 2.410 miliardi di yuan (369 miliardi di dollari). Nello stesso periodo gli investimenti immobiliari sono cresciuti del 7,2% a 2.540 miliardi di yuan e gli avvii di nuovi cantieri sono cresciuti del 21,4% a/a a 434,3 milioni di metri quadri.
Le autorita' controllano da vicino il comparto immobiliare per scongiurare la formazione di bolle, una crescita cosi' rapida potrebbe quindi comportare misure restrittive. La Banca centrale della Cina ha comunque fatto sapere che la sua politica monetaria resta invariata. Nel primo trimestre del 2016 la crescita del Pil cinese e' stata del 6,7%, mentre procede il riorientamento auspicato dal governo che progetta di passare da un'economia basata prevalentemente sulle esportazioni e sulla lavorazione a basso valore aggiunto a un'economia con elevati livelli di consumi interni e con manifatture a maggiore valore.

Nel periodo 2000-2015 in percentuale del Pil i servizi sono cresciuti dal 40% al 50%, l'industria e' scesa dal 45% al 40% e il settore primario si e' ridimensionato dal 15% al 10%. Il target ufficiale di crescita per il 2015 e' del 6,5% -7% dopo il 6,9% raggiunto nel 2015, il peggiore risultato da 25 anni a questa parte, e secondo il vicepremier cinese Zhang Gaoli e' perfettamente raggiungibile.
Dall'andamento del Pil cinese dipende lo stato di salute dell'economia globale, lo scorso anno e' stato infatti responsabile di oltre 1/3 della crescita mondiale del 3,1%.
I listini di Shanghai e di Shenzhen restano depressi, per il momento la borsa non vede una via di uscita facile dalle difficolta' dell'economia.
L'indice di Shanghai ha tentato a piu' riprese ad aprile e a maggio il superamento della media mobile a 100 giorni, in transito a 2995 punti circa, ma ne e' stato decisamente respinto. I prezzi sono reduci da una lunga fase sostanzialmente laterale, iniziata dai minimi di gennaio a 2638 punti, e per il momento non ci sono segnali che facciano sperare ad una interruzione del trading range.
La rottura della media a 100 giorni sarebbe il primo indizio favorevole ad una evoluzione positiva, che dovrebbe poi essere confermato dal superamento a 3170 circa del 50% di ritracciamento del ribasso dal top di dicembre per poter lasciare sperare nell'avvio di movimenti verso i 3300 e i 3500 punti.

In caso di mancata rottura di 2995 e di violazione di area 2770 diverrebbe probabile il ritorno sulla base della fase laterale a 2638/2639. La violazione anche di questo supporto costringerebbe a considerare tutta la fase laterale un "rettangolo", figura di continuazione della precedente fase ribassista, che potrebbe riprendere con obiettivi in area 2200.
Anche Shenzhen e' sotto la media mobile a 100 giorni, passante a 1160 punti, ma soprattutto e' pericolosamente vicino ai minimi di agosto 2015 a 1008 punti. Sotto quel supporto la speranza di rimbalzi verrebbe abbandonata in favore di ribassi verso gli 850 punti almeno. Il grafico di forza relativa che mette in rapporto l'indice di Shenzhen con il Nikkei giapponese, dopo un rialzo nella seconda parte del 2015, ha vissuto una fase laterale e successivamente, nell'ultimo mese, ha avviato una fase ribassista, con il Giappone che quindi sovraperforma la Cina.
Questo probabilmente anche perche' sono di diverso tenore i dati economici in uscita dal Giappone.

Secondo la lettura finale diffusa dal ministero nipponico di Economia, Commercio e industria, il dato segna infatti in marzo un progresso su base mensile rettificata del 3,8% contro il 3,6% della lettura preliminare e il crollo del 5,2% registrato in febbraio (in gennaio la lettura era stata per un incremento del 2,5%).
Su base annuale la produzione industriale giapponese è cresciuta dello 0,2% contro lo 0,1% della lettura preliminare e il declino dell'1,2% registrato in febbraio. Le consegne sono cresciute dell'1,8%, le scorte sono aumentate del 2,9%. Per il trimestre chiuso lo scorso 31 marzo l'economia giapponese e' attesa in crescita moderata.

Secondo un sondaggio tra 19 analisti condotto da Thomson Reuters, infatti, la crescita del Pil su base annuale e' stimata ad appena lo 0,2% che sarebbe comunque significativamente migliore rispetto all'1,1% di declino dell'ultimo trimestre dello scorso anno. Su base sequenziale il progresso è previsto allo 0,1% contro il declino dello 0,3% del periodo ottobre-dicembre 2015.
L'Ufficio di Gabinetto nipponico pubblichera' i dati del Pil il 18 maggio. Entro la fine di maggio il premier Shinzo Abe dovra' decidere in merito al rialzo della tassazione sui consumi, previsto per l'aprile del 2017. Il rialzo della tassa sui consumi, dall'8% al 10%, era previsto per lo scorso ottobre ma e' stato rinviato.

Tale intervento e' necessario per risanare il debito pubblico del paese, ma nel 2013 un provvedimento simile, che aveva fatto salire l'aliquota dal 5% all'8%, aveva comportato la comparsa di un semestre di recessione nel 2014. E' possibile che il premier Abe sfrutti il G7 di fine maggio, che si terra' proprio in Giappone, per chiedere l'autorizzazione agli altri partecipanti di intervenire direttamente sullo yen per farlo indebolire, nonostante gli accordi internazionali impediscano le svalutazioni concorrenziali.
L'indice Topix sta costruendo dai minimi di febbraio a 1193 punti una tendenza crescente, con minimi e massimi crescenti, grazie alla quale i prezzi sono saliti a mettere sotto pressione ad aprile la media mobile a 100 giorni, ora tornata a funzionare da resistenza a 1375 punti circa.

Il rialzo in atto da febbraio poggia su di un supporto cruciale, il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di giugno 2012 posto in area 1200. Tale percentuale di ritorno viene guardata con attenzione dagli analisti perche' spesso separa un evento correttivo da una vera e propria inversione di trend.
Il fatto che i prezzi a febbraio siano rimbalzati dal 50% di ritracciamento permette quindi di considerare la discesa vista dal top di agosto 2015 a 1702 punti un episodio intermedio nell'ambito di una tendenza crescente ancora in forza. Il superamento a 1375 della media mobile a 100 giorni e quello a 1450 della media mobile a 100 settimane (indicatore significativo per interpretare lo stato della tendenza di lungo periodo) darebbero credibilita' alla ipotesi di essere di fronte ad un tentativo di ripresa duratura dell'uptrend.

Sopra quei livelli il Topix potrebbe puntare al ritorno sui massimi di fine 2015 a 1607 punti e su quelli di agosto 2015 a 1702 punti. Sotto 1289, minimo di maggio, rischio di nuovo assaggio della consistenza del supporto di area 1200.
(AM)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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