-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

mercoledì 11 maggio 2016

Bolla da 10mila miliardi di dollari. Allarme anche in Italia?

Tempi duri questi per i risparmiatori. Paradossalmente proprio per quelli che, puntando su titoli di stato, avevano e hanno, abitudini di investimento particolarmente lontane dal rischio, forse addirittura “noiose” come direbbero a Wall Street.
Primo campanello d'allarme anche in Italia?
Pochi i brividi per remunerazioni sicure anche se relativamente basse. Sì perché, seguendo un ragionamento che da sempre anche molti italiani fanno, potrà anche fallire un'azienda, per quanto sicura sia, ma uno stato è praticamente impossibile che fallisca (poi è arrivata la Grecia e da allora i dubbi sui fallimenti di stato sono aumentati). Invece adesso le cose sono cambiate. Il campanello d'allarme è suonato già in Italia con l'ultimo esempio arrivato proprio oggi: collocati 6,5 miliardi di euro di Bot annuali con un rendimento negativo pari a -0,140%, su richieste di 11,197 miliardi e un rapporto di copertura di 1,72.
Il capovolgimento delle regole
Ma a prescindere da questo, resta il fatto che ad essere premiati, con il capovolgimento delle regole canoniche, sono sempre di più gli investitori più arditi, quelli che, non trovando altro, si buttano a capofitto sull'azionario. A confermarlo è anche uno studio di Fitch secondo cui i titoli a rendimento negativo si sono talmente diffusi nel mondo fino a raggiungere la cifra record di 9.900 miliardi di dollari con un rendimento, negativo, pari allo 0,24% in media. In altre parole chi investe non riceve un benefit ma anzi deve pagare un pegno. Il che risulta un paradosso non solo perché, come detto, stravolge le basi stesse non solo della speculazione ma della finanzia, ma ancora di più perché frutto di un piano di stimolo dell'economia mondiale voluto ed attuato in concertazione proprio dalle varie Banche Centrali per riuscire a stimolare l'economia ma che, per chi ha puntato i soldi sui bond, crea attualmente una perdita stimata da Fitch intorno ai 24 miliardi di dollari. Non solo, ma risulta paradossale anche un altro aspetto: l'intervento in varie forme delle banche centrali ha lo scopo principale di svalutare la divisa nazionale per riuscire a rendere l'export più vantaggioso e quindi aiutare la domanda estera nel frattempo che non si riesce a trovare una soluzione per rafforzare quella interna. Ebbene nel caso del Giappone e dello yen, il caso più eclatante, si è avuto la conseguenza opposta: a fine gennaio la Bank of Japan ha annunciato, in realtà a sorpresa, l'adozione dei tassi negativi. In parallelo, complice anche l'azione di rallentamento della stretta sui tassi da parte della Fed, lo yen si è invece rafforzato ulteriormente disorientando gli stessi vertici della BoJ.
E adesso tocca a... 
L'ultima che a quanto pare darà il via alla strategia dei rendimenti negativi, secondo le previsioni di BT Investment Management, casa d’affari di Sidney, sarà la Reserve Bank of Australia, la banca centrale australiana anche lei preoccupata per la mancanza di inflazione e la debolezza dei consumi interni. Numeri alla mano si parla di un taglio di 1 punto percentuale, il che significherebbe fare oscillare i tassi tra lo 0 e il rendimento negativo negativo; un scelta dettata sia dall'appesantirsi del dollaro australiano(+4% sul dollaro Usa da febbraio) ma anche dagli ultimi dati sui prezzi, i quali hanno registrato i risultati peggiori dallo scoppio della crisi, nel 2008.


Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento