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lunedì 23 maggio 2016

Banche Centrali su traiettorie divergenti


Riportiamo di seguito il "Macro Weekly", la settimana dei mercati a cura della divisione Ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda con un commento che evidenzia i principali segnali emersi dai dati usciti settimana scorsa e i possibili "market movers" per questa se‎ttimana.

Eurozona: “consenso BCE sulle azioni”

Il calo dell’inflazione sotto zero della zona euro di aprile è stato in gran parte causato dall’effetto calendario di Pasqua, destinato a rientrare il mese prossimo.

Anche l’inflazione core rimane ben al di sotto dell'obiettivo della BCE ma potrebbe aumentare nel corso dell’anno per il progressivo effetto base dei prezzi più bassi delle materie prime. Per il prossimo futuro, tuttavia, l’inflazione è destinata a rimanere al di sotto dell’obiettivo a causa dell’importante output gap negativo.
Nel verbale della riunione del 20 e 21 aprile la BCE ha ribadito all’unanimità l'impegno a rispettare il mandato della banca centrale e di mantenere un appropriata "posizione di politica monetaria espansiva". I governatori hanno inoltre espresso “un largo consenso” sul fatto che le misure di politica monetaria si stiano dimostrando efficaci e che "ci sono ragioni per un cauto ottimismo sull’economia".

E’ stato infine riaffermata collettivamente l’indipendenza della Bce nel perseguimento del proprio mandato proprio alla luce di alcune critiche che le sono state rivolte. Questa settimana sono importanti i PMI attesi in lieve recupero.

USA: “la mossa della Fed dipenderà dai dati”

I dati misti della settimana non risolvono il dibattito nella Fed sull’opportunità di aumentare i tassi a giugno.
Affinché la Fed si convinca di procedere con la normalizzazione dei tassi, le indicazioni di forza dell’economia dovranno confermarsi nei prossimi dati. La FED ha un doppio mandato: stabilità dei prezzi e massima occupazione. Il mercato del lavoro ha fatto notevoli progressi quantitativi negli ultimi due anni ma i salari e i prezzi sono più lenti ad aumentare.

Per soddisfare l’insieme degli obiettivi della Fed servono ulteriori prove nei prossimi mesi sulla solidità della crescita del PIL e dell’inflazione, unitamente alla diminuzione dei rischi globali. Solo allora i membri della FED aumenteranno gradualmente i tassi ufficiali. Secondo i verbali dell’ultimo meeting la maggior parte dei membri riteneva che un aumento dei tassi a giugno fosse ancora sul tavolo al contrario delle attese di mercato.
I mercati hanno aumentato negli ultimi giorni la probabilità implicita di una tale mossa dal 6% al 32%. Questa settimana i membri della Fed James Bullard della Federal Reserve Bank of St. Louis, John Williams della Federal Reserve Bank of San Francisco e la Presidente della FED Janet Yellen dovrebbero indirizzare le attese sulle prossime mosse della Fed.

Importante la seconda lettura del Pil del 1° trimestre questo venerdì, attesa in revisione al rialzo, e i dati dell’immobiliare che dovrebbero confermare un recupero. Gli indici PMI mostrerebbero una sostanziale stabilità.

Cina: “crescita moderata”

Sulla base dei dati reali ad aprile la crescita è decelerata di nuovo, a ricordare che la ripresa iniziata alla fine del 1° trimestre è vacillante.
Nonostante gli stimoli in corso, i problemi causati dall’alto debito accumulato e dall’eccesso di capacità industriale fanno sì che l'attività rimanga decisamente sotto tono. Il governo ha inoltre segnalato di essere pronto a sacrificare la crescita nel breve termine per contenere i rischi finanziari e tutelare quella di lungo.

Ulteriori tagli dei tassi non sono impossibili anche se appaiono sempre più improbabili. Ciononostante non è atteso neanche un brusco rallentamento del credito, che sembra essere il messaggio della Banca Popolare di Cina. Tutto ciò è confermato dall’indicatore del PIL mensile (Bloomberg) al 6,9% ad aprile, in calo dal 7,1% di marzo.

Brasile: “in attesa di stabilità”

Inflazione alta ma fiducia in lieve ripresa.

Russia: “segnali positivi”

Nel 1° trimestre l’economia si contrae meno del previsto ma segna la più lunga recessione in due decenni.

Se da un lato il collasso del petrolio e la peggiore crisi valutaria dal 1998 hanno ridotto i salari reali, dall’altro hanno anche contribuito a recuperare competitività e crescita in alcuni settori. In tale contesto la banca centrale dovrebbe lasciare fermi i tassi, prevedendo un Pil in calo del -1,5% nel 2016.
La crescita trimestrale potrebbe tornare solo nella seconda metà di quest’anno o nei primi mesi del 2017.

Giappone: “evita la recessione ma la debolezza persiste”

A sorpresa, grazie all’anno bisestile, l’economia ha evitato la recessione tecnica nel 1° trimestre ma segnala che l’Abenomics non sta determinando un miglioramento stabile per l’economia.

Guardando al futuro, uno yen forte, terremoto e debolezza della domanda asiatica di aprile continuano a offuscare le prospettive sulla fiducia delle imprese e sugli investimenti. I dati in recupero riducono la probabilità di ulteriori stimoli monetari nel mese di luglio ma al G7 del 27 e 28 maggio il Primo Ministro giapponese Shinzō Abe potrebbe comunicare ulteriori misure fiscali.
In settimana sono attesi i PMI.

UK: “inflazione debole”

Il mercato del lavoro è tonico ma il rapporto fornisce indicazioni su come assunzioni e investimenti siano stati rallentati in attesa del voto del 23 giugno. Tutto ciò sarebbe anche coerente con la crescita economica, rallentata nel 1° trimestre, e con recenti indagini che indicano un’ulteriore perdita di slancio.

Con inflazione ancora molto al di sotto dell’obiettivo del 2% della Bank of England, il tasso ufficiale è atteso stabile fino a inizio del 2017. Tuttavia molto dipenderà dall’esito del referendum e dalla dinamica di salari e produttività. Un ultimo sondaggio indica un vantaggio “pro-Europa” e questo potrebbe anticipare una mossa inattesa della BoE sui tassi.
In settimana seconda lettura del Pil 1° trimestre.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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