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mercoledì 18 maggio 2016

Baltic Dry Index. Il rimbalzo anticipa la ripresa cinese?

Il Baltic Dry Index (BDIY) è un indice dei noli marittimi rappresentativo delle principali categorie di navi che trasportano materie prime non liquide, “dry”, come derrate agricole, ferro, carbone. È un buon indicatore dello stato di saluto dell’economia poiché, quando l’economia si sviluppa, la domanda di materie prime aumenta e, di conseguenza, tendono ad aumentare i prezzi dei noleggi richiesti dagli armatori per compiere i viaggi.
A febbraio 2016, il BDIY ha toccato il livello più basso (290) dalla sua creazione, nel 1985, avendo perso il 97,5% del suo valore rispetto ai massimi del 2008 (11793). Il Baltic Dry Index è calcolato dal Baltic Exchange, istituzione che nasce a metà del ‘700 in una Coffee House di Londra, dove armatori e commercianti si incontravano per accordarsi sui noli dei trasporti marittimi, davanti a una tazza di caffè o thè provenienti dalle colonie.
Il Baltic Index è altamente volatile.

Una piccola variazione nella domanda di materie prime o del numero di navi disponibili può causare ingenti movimenti di prezzo. Se ad esempio una nave è mezza vuota, abbasserà i prezzi per riempire la stiva ed evitare di fare un tragitto in perdita. Il calo dei prezzi del petrolio, rendendo più economico il viaggio, contribuisce ad abbassare i prezzi dell’indice.
Viceversa, una scarsità di navi farà impennare i prezzi.
Il tracollo del Baltic Index sui minimi dal 1985 è dunque in parte attribuibile al calo dei prezzi di materie prime e petrolio, in parte all’abbondanza di navi, ma certamente anche al rallentamento economico cinese.

In Cina, nel mese di aprile, produzione industriale, al 6%, vendite al dettaglio e gli investimenti hanno mancato le stime degli analisti, indicando una forte contrazione.
Oggi, il DBIY vale 579 punti, quasi il doppio dai minimi di febbraio. L’inizio di un’inversione di tendenza da ribasso a rialzo, o un fisiologico rimbalzo tecnico, prima di un nuovo crollo?
Come interpretare il recente rimbalzo del Baltic Index, alla luce dei dati cinesi che lasciano pochi dubbi? Anche l’indice dei trasporti di merci nella Cina continentale, il China Containerized Freight Index, non è lontano dai minimi di sempre. Settimana scorsa si è conclusa con i dati sulle vendite al dettaglio USA, particolarmente positive nel mese di aprile, +1.3% rispetto a marzo e +2.7% rispetto all’anno scorso.
Il sentiment dei consumatori USA si è scaldato, attestandosi a 95.8, sui massimi degli ultimi anni.Il Dollaro USA si è rinvigorito, rafforzandosi sia nei confronti dell’Euro (1.13), sia nei confronti dello Yen giapponese (109).

Dopo gli infelici dati economici cinesi, subdolamente comunicati al mercato durante il week-end, i mercati azionari globali hanno aperto sui minimi, recuperando poi grazie all’annuncio di probabili nuovi interventi della Banca Centrale Giapponese. Il cambio Dollaro USA/Yen Giapponese è così risalito da 105.50 del 3 di maggio a 109 di oggi.
I mercati azionari europei languono sui minimi degli ultimi mesi, spaventati dal recupero dell’Euro, dannoso per l’export, scossi dal timore di frontiere che risorgono per arginare i migranti, schiacciati dal peso delle sofferenze bancarie, trepidanti per una possibile (ma improbabile) Brexit, e disorientati dal riemergere del tema Grexit.

I mercati USA sembrano vivere di vita propria, inossidabili e indifferenti a tutto. Anche il vistoso calo del titolo Apple, che vale il 30% in meno rispetto a un anno fa, ha lasciato il Nasdaq quasi imperturbato. Tranne Buffet, che ha approfittato del calo per comprarsi un po’ di titoli, con la tranquillità di chi sgranocchia un’appetitosa mela caduta sotto un albero. Il contesto geopolitico incerto, tra elezioni USA all’orizzonte, Medio Oriente in ebollizione, truppe in mimetica sempre più presenti ai confini delle grandi potenze mondiali, unito a utili aziendali in calo rispetto agli scorsi, sebbene mediamente migliori delle attese, ha spinto al ribasso i rendimenti dei Titoli di Stato, con il decennale USA ora all’1.75% e il decennale Germania allo 0.14%.

Il Giappone con rendimento negativo anche sulla scadenza decennale: Chi mai pagherebbe per prestare denaro a uno Stato col più alto rapporto Debito/PIL (230%), costellato di centrali nucleari, in zona sismica, con crescita zero e popolazione vecchia che non consuma? Risposta: la Banca del Giappone! 
Il rendimento sui minimi dei Titoli di Stato rende “interessante” il misero dividend yield dell’indice S&P500, appena sopra il 2%.
Per i rialzisti, come Warrent Buffet, il mercato azionario potrebbe salire ancora molto, se i tassi d’interesse rimanessero ai livelli attuali, poiché sono ancora cheap se paragonati alla media storica dei tassi d’interesse.
Per altri pesi massimi dal curriculum impeccabile, come Stanley Druckenmiller, conviene uscire dal mercato azionario e comprare oro.

Druckenmiller crede che le corporation americane abbiano usato il debito non per investimenti produttivi, ma per operazioni di ingegneria finanziaria, 2.000 miliardi di dollari in acquisizioni e buy-back nel 2015. “Questa è la più lunga deviazione dalla media storica in termini di Fed Dovishness (politica espansiva da parte della Fed) che ho visto nella mia carriera”, ha detto Druckenmiller.
 

Operativamente e per concludere

Oggi il mercato sconta la convinzione che la Federal Reserve aspetterà la fine dell’anno, se non il 2017 per alzare il costo del denaro. I futures sui Fed Funds prezzano una probabilità tra il 33% e il 41% di un rialzo dei tassi tra novembre e dicembre, non prima.
L’immediato rafforzamento del dollaro, dopo i dati positivi sulle vendite al dettaglio USA, è una conferma di quanto il mercato sia impreparato a un eventuale rialzo prima dell’estate.

Paradossalmente, potrebbe accadere che il mercato reagisca negativamente in caso di dati migliori delle attese sul fronte USA, poiché ciò velocizzerebbe la tempistica del rialzo dei tassi. Viceversa, accade costantemente che dati peggiori delle attese spingano le banche centrali a stimoli monetari, sempre graditi ai mercati.
Da mesi, l’incertezza del quadro geopolitico mantiene gli investitori in stato di allerta, in attesa di un “cigno nero” che tutti si aspettano e per questo non arriva.

Ne segue che le ricoperture delle posizioni ribassiste portano a rialzi più veloci dei ribassi. Nello stesso modo, l’eccessiva fiducia in misure espansive da parte della BCE ha lasciato in certo modo delusi i mercati, che si aspettavano più del dovuto dall’istituto di Francoforte. In questo contesto, indici di Borsa e Titoli di Stato sono sotto lo stretto controllo delle Banche Centrali e lasciano poco spazio al trading.
I singoli titoli e i settori offrono maggiori opportunità, più liberi di fluttuare.

Come nella prima parte dell’anno i titoli del settore energetico hanno sorpreso in positivo, la prossima scommessa del mercato potrebbe essere il settore bancario europeo, che ha valutazioni interessanti e sconta scenari apocalittici. 
Sul cambio Euro/Dollaro USA siamo venditori in area 1.1550-1.16 e compratori in area 1.12-1.1070.Manteniamo view positiva su valute e bond dei Paesi Emergenti, con attenzione al timing del rialzo dei tassi della Fed. Tassi, Cina e petrolio lasceranno lentamente la scena a Brexit, Grecia ed elezioni USA. A quel punto, se Baltic Index e commodities saranno ancora sui minimi ci sarà da preoccuparsi. Nel frattempo, indici europei e USA avranno probabilmente colmato un po’ il gap che li separa.
Fonte: News Trend Online

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