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venerdì 27 maggio 2016

Arrivano le prese di beneficio


Dopo 48 ore di rally senza sosta, ecco comparire le  prime  prese  di beneficio sui risk assets,  anche se per il momento l’impatto è modesto.
Tokyo, che per la verità aveva beneficiato  poco dell’impennata del  sentiment, oggi è  riuscita a tenere nonostante un inspiegabile balzo dello yen, per il  quale sono state fornite le  spiegazioni più fantasiose, e un Tankan Reuters di maggio ai minimi da 3 anni .

 E’ iniziato il G7 in Giappone, e Abe è partito  lancia in resta per  ottenere sforzi coordinati sul fronte della  politica fiscale, ma il consenso gli attribuisce scarse possibilità  di successo. Scarso movimento anche sugli altri indici dell’area, a parte l’India trascinata al rialzo dal +15% del colosso delle infrastrutture  Larsen & Toubro.
L’Europa  ha ereditato il  sentiment consolidativo dall’Asia.

Tra i catalyst per la  pausa, l’aumento di capitale  da 2.5 bln € varato a  sorpresa  dal Banco Popular, che ha ricordato agli investitori che il settore è strutturalmente a corto di capitale, in particolare in periferia europea ma non solo. In ogni caso, dopo un +7% in 2 sedute, qualunque scusa andava bene per una correzione, che  al momento sembra di entità modesta.
Naturalmente le  banche italiane hanno guidato  il movimento.
In  generale, i principali indici hanno mostrato  stabilità, concludendo piatti o positivi, ad eccezione di Madrid che ha dovuto fare i conti con il  -25% dell’azione incriminata.
Più accentuata la  fase correttiva sui cambi, con il biglietto verde in marginale ritirata sui principali cross, ad eccezione del pound, a  sua volta forte i giorni scorsi.
Del clima incerto  hanno  approfittato i bonds, con rendimenti in calo su treasury e core europe, e chi se ne frega se il petrolio ha bucato temporaneamente i 50$ stamattina (un balzo del 90% dai minimi di febbraio), prima di ripiegare a sua volta.

 Appesantiti dalla performance delle banche italiane e spagnole, i bonds periferici hanno restituito un po’ della performance relativa dei giorni scorsi.
Nel  primo pomeriggio i Durable goods preliminari di aprile in US hanno sorpreso in positivo (+3.4% da prec 1.9% e vs attese per +0.5%), ma depurati delle componenti trasporti e difesa,  mostrano un più mediocre -0.8%  vs + 0.3% atteso.
In generale non è un gran segnale per lo stato del capex, ma, come osserva un mio saggio amico, anche gli ordinativi di aerei fanno Pil. Non a caso, il modello più  seguito, il  GDPNOW della  Fed di  Atlanta è passato da un già buono +2.5% ad un +2.9% per il  trimestre in corso grazie  al  dato  odierno.

Per il resto, buone le pending home sales di aprile, meno il Kansas FED manufactoring di maggio (-5 da -4 vs attese per -3) che mostra come la salita del petrolio  ancora non si stia traducendo in accelerazione dell’attività nelle aree oil intensive.
Wall Street dopo una partenza promettente si trascina intorno alla parità, incerta sulla  direzione.
D’altronde, domani parla la  Yellen (alle 7.15 italiane,  al Harvard’s Radcliffe Day),  e il mercato penderà dalle sue labbra per comprendere meglio che peso dare alla recente retorica FED e alle minute.
A confermare la matrice di short squeeze del recente movimento è intervenuta la survey dell american association of Individual  Investors,  che mostra una percentuale di “Bulls” del  17.5% sotto i livelli del 2008 e quelli di febbraio scorso (grafico) mentre quella  degli incerti (neutral) è  ai massimi dal ’90.

Una conformazione stranissima per un mercato a pochi punti percentuali dai massimi storici (anche se questi sono stati fatti oltre un anno fa).
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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