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lunedì 23 maggio 2016

3 dividendi aristocratici che sarebbe meglio evitare


Dividendo aristocratico: sinonimo di certezza e affidabilità. Eppure sul lungo periodo, per 3 aziende, potrebbe non essere più così. 

Lowe's (NYSE: LOW)

A votare per la società specializzata in vendita di oggetti per la casa è Keith Noonan secondo il quale, per quanto sia innegabilmente un membro degli Aristocratici, deve però scontare la presenza di un competitor più affidabile come Home Depot giudicata da lui una scommessa migliore sul lungo termine.

Ma anche se Home Depot è stato più irregolare nello stacco della cedola, batte Lowe sulla resa e sembra anche ben posizionato per continuare a sovraperformare rispetto al suo rivale. A favore di Home anche le cifre: 9,4 miliardi di dollari in cash flow nel suo ultimo anno fiscale con una crescita del 40% sugli ultimi 5 anni mentre Lowe ha generato circa 4,8 miliardi di dollari ovvero un vantaggio di poco superiore al 10% rispetto al stesso periodo.
E a poco può servire un aumento di oltre 53 anni consecutivi della cedola se questa si ferma all' 1,5% contro il 2% di Home Depot


Target (NYSE: TGT)

Per Steve Symington il punto forte del titolo sono i 48 anni di aumenti dei dividendi.

Il che è già qualcosa, ma forse è troppo poco se si pensa all'aumento a dir poco modesto registrato nelle vendite del quarto trimestre 2015 pari a + 1,9%, poco per la società che è il secondo rivenditore privato mondiale alle spalle di Wal Mart e ancora meno entusiasmante se si pensa a concorrenti online come Amazon.com il quale, a sua volta, ha registrato ricavi a +28% anno su anno con ottime prospettive di crescita futura che, invece, Target non sembra avere.
Per questo motivo il report evidenzia una grande verità: per quanto si possano registrare su Target aumenti, modesti, nel breve, sembra difficile che su questa base si possano confermare i dividendi sul lungo periodo.

Wal-Mart (NYSE: WMT)

Sempre restando in tema di vendite al dettaglio, per Sean O'Reilly il titolo dal quale tenersi alla larga è proprio Wal Mart.

Come prova del fatto che il suo futuro potrebbe non essere roseo come il suo passato l'analisi cita il comunicato del 15 gennaio 2016 nel quale si annunciava la chiusura di 269 punti vendita. In realtà si tratta di briciole se si considerano gli 11.600 punti vendita a livello globale e i 2,3 milioni di persone impiegate.
Ma è bene considerare un aspetto preciso: i dividendi di Wal Mart nascono e prosperano grazie alle vendite, nel momento in cui il trend dovesse iniziare a cambiare, difficilmente sul lungo periodo si potrebbe assicurare una cedola costante come è stata quella passata. Difficile che per i prossimi 25 anni ci siano spiragli tali da garantire una crescita come in assato, soprattutto se si guarda al fronte internazionale, attualmente incapace di far replicare il miracolo di vendite avvenuto in terra statunitense.

Una prova siano i conti: quelli di Wal-Mart sono in fase di stallo da circa 5 anni durante i quali il dividendo ha continuato a crescere. Il che fa capire come, sul lungo periodo, la cedola potrebbe diventare insostenibile.



Fonte: News Trend Online

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