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mercoledì 27 aprile 2016

Weidmann: in Europa la tempesta sul debito non è finita


Per quanto la Bce si sia impegnata in prima persona e per quanto abbia esortato, spesso invano, le singole nazioni europee a provvedere con altrettanta solerzia, le problematiche che hanno caratterizzato la vita dell’Europa in questi ultimi anni non sono ancora date per vinte. 

Le parole del numero uno della Bundesbank

Alla base delle paure, più che altro fomentate dalla Germania, ci sarebbero i titoli di stato, bond di cui le banche europee, e su tutte quelle italiane, sarebbero zeppe.

Troppo per i gusti del numero uno della Bundesbank Jens Weidmann il quale avverte: un ritorno della crisi del debito sovrano non è da escludersi. 
L’occasione gli viene offerta proprio dal premier italiano Matteo Renzi e dalla sua volontà di considerare le obbligazioni di stato come asset privi di rischio.
Il che è impossibile secondo Weidmann visto proprio il debito pubblico italiano, sempre più a livelli record. Non solo ma per il tedesco è illogico chiedere che l’Italia abbia autonomia nella possibilità di far aumentare il proprio debito e pretendere poi che questo venga diviso con il resto d’Europa 
In altre parole, secondo Weidmann, se la politica sui conti pubblici italiani deve essere decisa dall’Italia come voluto da Renzi non ci può essere poli la volontà di un’unione di bilancio così come ogni altra sorta di salvagente targato Europa e deciso, quindi, da un’istituzione estranea alla nazione.

Un principio che vale per l’Italia come per ogni altro paese. Se le regole sono state fissate, se queste sono state accettate, ovviamente, continua Weidmann, dovranno essere rispettate, altrimenti l’uscita è la conseguenza più logica.  

Il caso Italia

Per quanto riguarda l’Italia, considerata dalla Germania il Tallone d’Achille dell’Europa, all’interno della già di per sè debole Europa meridionale, a far riflettere è la mancanza di “un’amministrazione affidabile e una giustizia i cui tempi non siano lunghi”.

Tutti fattori che, in teoria, avrebbero dovuto essere cambiati da tempo attraverso riforme strutturali le quali, invece, sono state rimandate grazie alla presenza dell’azione della politica della Bce la quale, da parte sua, ha ammorbidito l’urgenza che la crisi aveva creato.  A suo parere, infatti, la situazione di quiete offerta in questo momento proprio all’Italia così come a tutti i paesi coinvolti perchè più fragili dovrebbe essere sfruttata per apportare i dovuti cambiamenti e le opportune migliorie al sistema in vista di quel periodo in cui l’assistenza della Banca Centrale non sarà più attiva e la nazione dovrà essere in grado di camminare sulle sue gambe. 
Infatti, secondo il banchiere, è proprio l’Italia la nazione più vulnerabile in caso di tempesta sul debito, q uella tempesta che si scatenerà nel momento in cui si verificherà il drenaggio della liquidità abbondante (troppo, per lui) voluta da Draghi.

Per questo è bene lavorare da subito, per ora limitando l’esposizione delle banche sui bond di stato, potenzialmente pericolosi, come la Grecia ha insegnato e come, forse, l’Italia insegnerà in futuro e cioè quando, nel caso in cui non tutti avranno fatto i compiti a casa, sarà altrettanto necessario non far pagare agli altri gli errori di chi, oggi, deliberatamente ha voluto restare indietro. 
Fonte: News Trend Online

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