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lunedì 25 aprile 2016

Tutti guardano alla Fed. E SocGen critica le banche centrali


Banche centrali sempre al centro dell'attenzione in quella che ormai sta diventando una partita di tennis: se la settimana che si è chiusa ha avuto come protagonista la Bce di Mario Draghi, quella che si apre oggi volge il suo sguardo alla Fed e alle eventuali decisioni circa il rallentamento del cammino sul fronte del rialzo dei tassi di interessi.

Uno sguardo alal settimana

Un appuntamento che suona particolarmente interessante visto che le strategie da adottare, per ammissione stessa di Janet Yellen governatore della Federal Reserve, sono (e saranno) caratterizzate da un orizzonte fatto di incertezze sempre più numerose.
Intanto gli analisti sono sempre più divisi sulle conseguenze di un'ingerenza ormai assoluta da parte delle banche centrali.

Da SocGen non usano mezzi termini e partono subito attaccando l'azione delle banche centrali accusate da Albert Edwards analista notoriamente ribassista, di sconvolgere i mercati con la loro ostinata politica di tassi bassi non solo protratta nel tempo ma anche difesa dai suoi stessi ideatori.

Le accuse

Nello specifico Edwards ha dichiarato che
"Quando nelle ultime settimane ho sentito dire che Janet Yellen non vede nessun pericolo di bolle all'interno della finanza degli Stati Uniti, quando Ben Bernanke difende e ribadisce il suo piano di distribuire soldi direttamente ai cittadini con il cosidetto helicopter money e quando Mario Draghi afferma che la politica della BCE a base di tassi di interesse negativi sta funzionando, mi sento assolutamente depresso".
Per questo motivo Edwards si chiera a fianco del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, il quale all'inizio di questo mese ha puntato il dito contro la politica monetaria europea rea di aver dato una spinta all'avanzata dei partiti politici di estrema destra in Germania.
Secondo Edward la diffusione di un sentimento di scetticismo verso la politica delle banche centrali di riavviare l'economia e, più in generale, di una rabbia della popolazione nei confronti di una politica incapace di risolvere la crisi, non è un fenomeno solo tedesco ma addirittura globale e per questo ancora più preoccupante.

 In realtà il ministro delle finanze tedesco dopo le sue dichiarazioni polemiche ha tentato di ricucire lo strappo con parole maggiormente concilianti che vedevano in Mario Draghi l'unico che sta tentando di risolvere una crisi che, però, da solo, non è in grado di risolvere. Ma anche questo tentativo è servito a poco visto che nella sua ultima conferenza stampa, quella di giovedì scorso, il numero uno della Bce ha voluto ribadire di star lavorando per l'Europa e che l'intera istituzione deve rendere conto a leggi europee, non tedesche.
"Abbiamo un mandato di perseguire la stabilità dei prezzi per l'intera zona euro, non solo per la Germania ...

Noi obbediamo alla legge, non ai politici, perché siamo indipendenti, come indicato dalla legge," questo quanto dichiarato da Draghi ai giornalisti.
Ma per Edwards anche questo non è abbastanza: il mix fra una crisi che non demorde, la rabbia della popolazione e un'economia indebolita dalle politiche delle banche centrali sarà la miccia della deflagrazione.



Fonte: News Trend Online

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