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venerdì 1 aprile 2016

Tokyo affonda (Nikkei 225 -3,55%) e trascina al ribasso tutta l'Asia


Pessima chiusura di ottava, e inizio di mese (e di trimestre), per Tokyo, che sconta il rafforzamento dello yen ancora in scia alle dichiarazioni di martedì della chairwoman della Federal Reserve (Fed) Janet Yellen, che ha allontanato l'ipotesi di un nuovo incremento dei tassi d'interesse Usa già nel corso del meeting di fine aprile del Federal Open Market Committee (Fomc, la commissione della Fed che si occupa di politiche monetarie) e spinto il dollaro nell'ottava fino ai minimi dallo scorso ottobre nei confronti del paniere delle sei principali valute.

La divisa Usa ha registrato il declino trimestrale più netto in oltre cinque anni. E per il Sol Levante, mentre crescono i timori sul fatto che i piani del premier Shinzo Abe per il rilancio dell'economia abbiano esaurito l'inerzia, notizie negative arrivano anche sul fronte macroeconomico come evidenzia l'indice Tankan, stilato trimestralmente tra 10.500 aziende dalla Bank of Japan.
Il dato relativo al primo trimestre 2016 è infatti per un crollo a 6 punti contro i 12 punti di terzo e quarto trimestre 2015 e gli 8 punti del consensus del Wall Street Journal. Dopo dieci mesi consecutivi sopra alla soglia di 50 punti che separa crescita da recessione, inoltre, la lettura finale dell'indice Pmi stilato da Markit/Nikkei relativa al mese appena chiuso è per un declino a 49,1 punti, in linea con la lettura preliminare, e contro i 50,1 punti di febbraio (52,3 in gennaio), ai minimi dal febbraio 2013.

Il risultato è stato un tracollo del listino: il Nikkei 225 ha chiuso con un crollo del 3,55% (appena meglio ha fatto l'indice più ampio Topix, deprezzatosi del 3,40%), trascinato a fondo dai grandi esportatori. Peggiore titolo è stato quello di Panasonic, in arretramento di oltre il 12% (nella peggiore performance intraday di tre anni e mezzo), dopo avere fornito un outlook debole per l'esercizio appena avviato.
Tutti gli occhi erano però puntati sulla Cina e sui cruciali indici Pmi che hanno invece mostrato segnali di ripresa per Pechino.

Dopo sette mesi consecutivi in contrazione, infatti, l'indice Pmi manifatturiero ufficiale è cresciuto in marzo a 50,2 punti da 49,0 punti di febbraio (livello più basso dal novembre 2011) e ampiamente meglio rispetto ai 49,4 punti del consensus. Migliora significativamente, e ben oltre le attese, anche il Purchasing Managers' Index (Pmi) elaborato da Markit/Caixin che sale a 49,7 punti da 48,0 punti di febbraio.
Il dato si confronta con i 48,2 punti attesi dagli economisti ma resta comunque sotto alla soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione per il tredicesimo mese consecutivo. A deprimere i mercati ha però contribuito Standard & Poor's, che giovedì ha peggiorato da stabile a negativo l'outlook della Cina.

Avvicinandosi alla chiusura Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 hanno ridotto poco sopra al mezzo punto percentuale la loro perdita dopo avere scambiato per gran parte della seduta in declino di oltre l'1% mentre è superiore all'1,50% la flessione dello Shenzhen Composite. In linea anche la performance di Hong Kong: l'Hang Seng è in calo di circa l'1% (mentre è di quasi il 2% il declino dell'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China).

In precedenza avevano chiuso in negativo anche Sydney e Seoul: S&P/ASX 200 e Kospi hanno perso l'1,64% e l'1,12% rispettivamente (declino superiore all'1% anche per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso).
(RR)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

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