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venerdì 1 aprile 2016

Strategie ed approcci in caso di stagnazione secolare

L’inizio del 2016 è stato per molti versi uno shock, ma quello che più sorprende è il fatto che si sia verificato proprio nel momento in cui gli operatori non se lo aspettavano.

L'inizio del 2016

Infatti solitamente il mese di gennaio è quello maggiormente contraddistinto da ottimismo e scambi elevati, con operatori predisposti a trovare nuove occasioni di crescita, favoriti (se non illusi) quest'anno dalla volontà della Federal Reserve di rialzare i tassi in vista di un rafforzamento dell’economia statunitense.

Rafforzamento che non solo non c’è stato ma la cui assenza ha fatto emergere agli occhi di tutti le tante, troppe, debolezze presenti sul panorama internazionale. In altre parole la conferma di ragioni di difficoltà ben più ampie rispetto a quelle che si erano previste nel recente passato.
Ragioni che da Fasanara Capital individuano nella rivoluzione delle colonne portanti che finora hanno contraddistinto i mercati.

Il pericolo di una stagnazione: le ragioni

Primo fra tutti il petrolio il cui prezzo sarà deciso da fattori imprevedibili come le questioni geopolitiche oppure i fallimenti societari oltre a un possibile, per quanto raro, accordo tra le nazioni produttrici.

Difficile perciò, secondo la loro analisi, prospettare una cifra relativamente stabile visto che potrebbe oscillare da un massimo di 60 dollari a cifre ben più basse. E sono proprio queste quelle che, in futuro e sul lungo termine, avranno la maggior probabilità di essere quelle di riferimento nelle quotazioni del greggio.Da un punto di vista macroeconomico la situazione del greggio è da identificarsi in una stagnazione secolare che vede da un lato una delfazione strutturale, dall’altro una innovazione tecnologica che ne modifica le dinamiche sia dal lato della domanda che da quello dell’offerta con una diminuzione della prima e un aumento della seconda.

Unendo a questo altri elementi come la minore industrializzazione e la ridotta dipendenza dalle materie prime funzionali, il report arriva a considerare un barile anche a 5 dollari nei prossimi 10 anni.

Banche 

Altra colonna portante in fase di cambiamento è il settore bancario: tassi negativi e che potrebbero anche incrementare la loro situazione, sembra resteranno i protagonisti delle politiche monetarie delle varie banche centrali ancora a lungo: un terreno che impedisce alle banche di poter trarre profitto, al punto tale da minacciarne la stessa esistenza.

Sebbene non sia da valutare la situazione attuale, situazione alquanto priva di rischi, il problema vero è la capacità di resistenza sul lungo periodo, prima che l’erosione di una parte della redditività risulti essere una minaccia. 

Le strategie da adottare

Allargando la visuale alla situazione globale è impossibile non considerare il gigante cinese al centro di una rivoluzione prima di tutto valutaria.

Il deprezzamento del renminbi, in futuro favorito da una fuga di capitali, potrebbe causare ancora incertezze sui mercati internazionali. 
Alla luce di tutto questo, la loro analisi consiglia di evitare le solite strategie di portafoglio basate solitamente sulle dinamiche buy&hold e agire scaricando per lo più i fattori di rischio con posizioni ridotte e bassa leva privilegiando il cash in modo da adottare un approccio tattico in modalità mordi e fuggi.

 
Fonte: News Trend Online

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