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lunedì 11 aprile 2016

Roubini: la fine dell'Ue è più vicina di quanto si pensi

L'Unione Europea è al bivio. E potrebbe presto imboccare la strada della dissoluzione secondo quanto dichiarato da Nouriel Roubini presidente del Roubini Global Economics Monitor nonché professore della New York University.
Dopo la tempesta Grexit
Dopo essere riuscita a superare, temporaneamente, il problema Grexit, mentre sta affrontando, fra mille difficoltà, quello dei profughi, attende con ansia il realizzarsi della minaccia più importante, quella della Brexit, la possibile uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea che si deciderà a Londra nel referendum del 23 giugno.
Ma a differenza della Grexit, che sarebbe stata decisa come soluzione estrema per inadempienza di uno stato verso impegni economici presi in precedenza, per il Regno di Sua Maestà la valenza e il significato sarebbero di gran lunga più ampi e andrebbero ben oltre la sfera del fattore prettamente economico. L'Inghilterra lamenta da tempo la presenza di norme troppo stringenti e di somme troppo alte da pagare ad un'organizzazione che, invece, concede ben poco, soprattutto in fatto di discrezionalità e autonomia. Non solo, ma adesso, si è evidenziata con tutta la sua potenza anche la pericolosità del fattore terrorismo direttamente legato a quello delle migrazioni. Un fenomeno, quest'ultimo, che l'Europa non è stata in grado di affrontare in maniera unita e con una strategia efficiente.

Cosa porterebbe la Brexit
Il motivo è semplice: il concetto di Unione Europea è nato fondandosi sulla fiducia e sulla reciproca collaborazione. Venendo meno questa verrebbe meno la colonna portante del concetto stesso creando così un pericoloso precedente che potrebbe essere sfruttato da tutte le altre forze centrifughe presenti sul Vecchio Continente. E sono tante. Primi fra tutti catalani e scozzesi che da tempo stanno lottando per andare oltre la già concessa autonomia verso le vette dell'indipendenza, da sempre negate dagli stati nazionali, gli stessi che da sempre propugnano l'ideale dell'autodeterminazione dei popoli. Una scossa che provocherebbe a sua volta una serie di onde d'urto le quali andrebbero a far emergere i dubbi e il malcontento di altre nazioni che chiamerebbero in causa le numerose discrepanze da tempo evidenziatesi all'interno dell'economa a 29 così come anche in quella della sola zona euro, le stesse che hanno portato Londra a chiedere il referendum per abbandonare o meno l'Unione. Non danno certo un aiuto i dati macroeconomici sempre più incerti e deboli oltre alle prospettive di un'inflazione ancora incatramata a livelli bassissimi, tanto da portare la Bce (Toronto: BCE-PA.TO - notizie) a dare il via a un incremento estremo del suo piano di Quantitative Easing varato solo un anno fa e già considerato obsoleto. Proprio questa mossa energica ma non necessariamente incisiva, ha dato adito a interpretazioni allarmistiche: se da Francoforte hanno dato il via a una serie di provvedimenti che sono andati anche oltre le aspettative degli osservatori(aumento degli acquisti di obbligazioni e asset da 60 a 80 miliardi, propositi di acquisti anche su bond societari, nuovi tagli sui tassi), con ogni probabilità la situazione di fondo potrebbe non essere rassicurante.


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