-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

venerdì 1 aprile 2016

Petrolio in lieve calo: i fondamentali rimangono incerti, ma il dollaro aiuta


Prezzi del *greggio *in calo sull'Ice dopo i recuperi di ieri: il future sul *Brent *con scadenza a giugno 2016 cede lo 0,72% e si porta a 40,04 dollari al barile, mentre il derivato sul *WTI *con scadenza a maggio cede lo 0,73% e tratta a 38,06 dollari al barile.
Sulle quotazioni del petrolio e delle materie prime ha influito positivamente di recente il deprezzamento del dollaro, la valuta in cui le commodity vengono trattate e che ha andamento generalmente inverso rispetto a quella del greggio.

In queste ore il cambio euro/dollaro segna un rialzo dello 0,26% a 1,1405. In contemporanea il Dollar Index, che sintetizza l'andamento del biglietto verde in rapporto alle principali valute internazionali segna un calo dello 0,15 per cento.
Anche il Wall Street Journal evidenziava ieri che le maggiori banche di investimento hanno rivisto leggermente al rialzo le proprie previsioni sull'andamento dei prezzi dell'oil (dopo che dai minimi di metà febbraio sia il Brent che il WTI hanno recuperato più del 40% salvo poi ripiegare di nuovo).

La speranza è che i crolli siano sostanzialmente terminati con una stabilizzazione dei prezzi nell'intorno dei 40 dollari al barile.
In realtà però sia le banche che diversi analisti sottolineano che il mercato rimane comunque sbilanciato sul fronte dell'offerta *e che gli elevati livelli del magazzino imporranno ancora un certo periodo per essere smaltiti, mentre le prospettive sulla dinamica della *domanda cinese (la Cina è di gran lunga il maggiore consumatore globale di petrolio) rimangono ancora incerte.
La Russia, con Stati Uniti e Arabia Saudita, tra i primi tre produttori mondiali di petrolio, registrerà oggi a San Pietroburgo un incontro del ministro dell'energia Alexander Novak con il suo omologo emiratino Suhail Mazrouei. Entrambi saranno presenti al prossimo *meeting del 17 aprile di Doha dell'Opec *che dovrebbe sancire un congelamento dei livelli produttivi del cartello e della Russia (che dell'Opec appunto non fa parte) sui livelli di gennaio in modo da favorire una stabilizzazione dei prezzi del greggio in una politica di concertazione che vede ancora dall'altra parte le mosse degli Stati Uniti, la cui produzione di shale oil ha spinto l'Arabia a incrementare l'offerta negli ultimi anni comprimendo i prezzi e mandando fuori mercato le produzioni più costose, a partire proprio dall'industria dello shale oil.
In questo contesto si registra anche la fine dell'Embargo all'Iran che porterà il suo petrolio sui mercati internazionali: Teheran ha già dichiarato a più riprese di volere recuperare i livelli antecedenti le misure internazionali.
Ieri la risoluzione 2278 del Consiglio di sicurezza della Nazioni Unite ha ribadito le misure di contrasto al traffico illecito di petrolio dalla Libia: in pratica viene considerato illegittima ogni spedizione non avallata dal nuovo governo sostenuto dall'Onu stessa e guidato da Fajez Serraj.
Ieri questo esecutivo si è spostato a Tripoli, il cui "governo ribelle" era guidato da Khalifa Ghwell che ora si sarebbe spostato a Misurata.
(GD)
Autore: Financial Trend Analysis Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento