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lunedì 4 aprile 2016

Petrolio a 36 dollari ma sul futuro qualcuno parla di 50 dollari

Petrolio in calo verso i 36 dollari al barile. Un trend che fa scemare l’entusiasmo, in realtà forte solo nelle prime fasi, derivante dalle attese per il vertice di Doha previsto per il 17 aprile in Qatar.
Il vertice di Doha
In quell'occasione 15 potenze produttrici (sia Opec che extra Opec) che rappresentano il 73% della produzione mondiale, dovrebbero, o per meglio dire vorrebbero, trovare un accordo per limitare un’offerta che adesso viaggia su un’eccedenza dio oltre 2 milioni di barili al giorno in vista di una domanda che, per quanto in risalita, continua ad essere insufficiente a coprire la disponibilità di materia prima. Di (KSE: 003160.KS - notizie) qualche giorno fa la notizia che vorrebbe l’Arabia Saudita disposta a porre fine alle sue estrazioni record solo qualora l’Iran, sua temibile concorrente, dovesse decidersi di fare altrettanto.
La strategia dell'Arabia
Purtroppo Teheran dall’inizio aveva già fatto sapere che, tornata dopo anni di sanzioni e isolazionismo commerciale, di nuovo sui mercati internazionali, avrebbe messo mano alla sua produzione, diminuendola, solo dopo aver raggiunto i livelli registrati negli anni precedenti le misure adottate contro di lei. Tradotto in numeri si tratta di una produzione che attualmente non arriva a 3 milioni di barili al giorno e che invece i vertici della repubblica islamica vorrebbero portare ai 4 milioni del 2012. il tutto in un panorama di già citata sovrabbondanza della materia. Da parte sua, però, l’Arabia Saudita ha già attivato da diverso tempo una serie di politiche che la rendano meno dipendente dal petrolio in modo da ridurre al minimo il già minimo impatto derivante dalle tensioni sul mercato energetico: si tratterebbe di diversificare non solo una fonte di sostentamento delle casse nazionali ma anche di rifornimento dei consumi. Nazioni nata nel deserto, l’Arabia Saudita ha una facile disponibilità di energia solare facilmente sfruttabile. E magari commercializzabile in futuro.
Le (Taiwan OTC: 8490.TWO - notizie) previsioni per 50 dollari
Inoltre Ryad sta già muovendosi su un altro fronte e cioè la creazione di un maxi fondo sovrano: il Public Investment Fund dovrà arrivare a 2mila miliardi di dollari in gestione con il 50% di investimenti all’estero. Il tutto vedendo anche la necessità dettata da un dimezzamento delle entrate nelle casse statali con l’inizio della guerra sul fronte delle quotazioni petrolifere. Eppure per qualcuno è in vista un rimbalzo a 50 dollari al barile preceduto da un periodo di cali anche fino a 35 dollari al barile per il WTI. A dirlo è la responsabile per le strategie sulle materie prime di RBC Capital , Helima Croft, secondo cui il vero ago della bilancia resta l’Arabia Saudita e che in seguito alle decisioni che verranno prese ci si potrebbe aspettare un petrolio anche a 50 dollari nel entro il quarto trimestre alla luce anche di un altro elemento che da RBC stanno monitorando e cioè il calo delle forniture da Nigeria e Iraq settenttrionale.
Le paure di Ryad
Senza contare che per riequilibrare il rapporto tra domanda e offerta basterebbe ridurre da parte dell'Arabia, la produzione di un milione di barili sui 10,3 milioni giornalieri. Ma questo significherebbe mettere a rischio quote di mercato.   
Ma oltre le previsioni di RBC, quella che si sta giocando sul panorama del greggio è una vera e propria partita a scacchi: la produzione iraniana a 4 milioni di barili sarà possibile solo a fine del 2016 anche a causa di strutture che devono essere rimodernate e di una rete di contatti e forniture da rinsaldare mentre la produzione statunitense, primo nemico dell’Arabia, sta inesorabilmente scendendo e le previsioni vedono questo trend costante per tutto il resto dell’anno. 
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