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venerdì 22 aprile 2016

Oggi di scena l'Ecofin. E la Grecia torna (di nuovo) a far male


Nell’agenda dell’Europa oggi c’è l’Ecofin, l’incontro dei vari ministri delle Finanze che si terrà ad Amsterdam. E nell’agenda dell’Ecofin c’è la Grecia ritornata prepotentemente alla ribalta, non certo in modo inatteso, visto che l’ultimo accordo preso, giudicato da subito insostenibile, era stato immediatamente criticato da tutti i sottoscrittori.

La spina dei titoli di stato

Un problema, quello della Grecia, che si collega da più parti a un altro nodo da sciogliere e cioè quello riguardante il tetto da porre sulla presenza dei titoli di stato all’interno dei portafogli delle banche.

Una questione spinosa dal momento che si dovrà capire de questo tipo di asset è o non è da ritenere privo di rischio (ancora di più dopo l’episodio Grecia) e, soprattutto, se il limite, qualora ce ne fosse uno, debba essere a discrezione dei singoli stati oppure inquadrato in una direttiva europea presa in accordo tra i vari paesi.
Verso quest’ultima opzione è orientato il parere dell’Italia che preferirebbe una strategia d’intesa a differenza, invece, di quanto proposto dall’Olanda e soprattutto dalla Germania proprio in virtù di quanto Atene insegna: per Berlino, infatti, è meglio evitare esposizioni esagerate perchè destabilizzanti.

 
Ad appoggiare la posizione italiana c’è anche Parigi che invece vota a favore dei bond governativi. 

La Grecia e l'incrocio dei problemi 

Tornando, invece, alla Grecia si profila un ennesimo stallo dovuto a posizioni troppo discordanti: da una parte il presidente dell’eurogruppo Jeroen Dijsselbloem che insieme al commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici conferma come l’intesa sia “a portata di mano”, dall’altra invece il FMI con le sue titubanze circa la propria partecipazione a un progetto difficilmente realizzabile a meno di un taglio del debito di Atene di almeno 3 miliardi di euro.

Titubanze che hanno coinvolto anche la Germania, contraria a qualsiasi ulteriore sconto e che, di fronte a un possibile ritiro del FMI dai finanziamenti alla Grecia, ha chiaramente detto di prospettare anche il suo. Una decisione appoggiata anche dall’Unione Europea che non può permettersi di perdere quanto già avanzato ossia uno sconto di oltre 5,4 miliardi.
 

Le conseguenze

La situazione di stallo nei trattati riguarda le riforme su temi fiscali e riforma delle pensioni: troppo drastiche per la Grecia e per il governo del primo ministro Alexis Tsipras che rischia di cadere.

Ma le eventuali elezioni anticipate non farebbero bene nemmeno all’Europa stessa: infatti se già Alexis Tsipras è riuscito a farsi rieleggere nonostante aver ignorato i risultati del referendum con il quale il popolo greco aveva rifiutato le condizioni imposte dall’Europa durante le trattative del 2015, non è detto che possa ripetere il miracolo (dal momento che di vero e proprio miracolo si può parlare) e che questa volta il governo ellenico non porti in parlamento una rappresentanza estremista molto più forte di quella già presente tra gli scranni della Camera chiudendo definitivamente, o quasi, la porta alle speranze di una permanenza di Atene all’interno dell’Unione.

Non solo, ma è bene ricordare che la Grecia è anche in prima linea per la questione dei migranti, carta che Tsipras stesso potrebbe sfruttare a mò di ricatto (come non ha esitato a fare la Turchia la quale è riuscita ad ottenere uno stanziamento di 6 miliardi per la gestione dell’emergenza) per strappare eventuali condizioni più favorevoli, almeno nell’immediato. 
Intanto tutti attendono luglio, quando la Grecia dovrà rimborsare 3,5 miliardi di debiti verso la Bce.

Soldi che ancora non ha. 
Fonte: News Trend Online

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