-
.....................

PER MANTENERTI SEMPRE IN CONTATTO CON LATOOSCURO-TRADING.COM TWITT

giovedì 28 aprile 2016

Ocse: rischio di crollo del Pil (-7,5%) su una nazione europea


Che si tratti di Eurozona o della più ampia Unione Europea, la convivenza nel Vecchio Continente diventa sempre più difficile.

La causa della crisi

Un comportamento anche umanamente comprensibile dal momento che la crisi economica (e di solito tutte le crisi in generale) esasperano tensioni e acuiscono le recriminazioni.
Ecco allora che già da tempo di fronte alle difficoltà nel far quadrare i conti, le nazioni scoprono eventuali privilegi riservati agli altri, notano leggi particolarmente sfavorevoli, reclamano diritti. Proprio quello che da tempo sta facendo, tra gli altri, la Gran Bretagna. Fucina della finanza, settore sul quale la nazione ha storicamente basato la sua economia, Londra sta combattendo una guerra interna sia alla nazione che a se stessa; infatti gli osservatori della realtà anglosassone si sono accorti come la capitale in sè stia assumendo l’aspetto e il comportamento di un’isola nell’Isola, creando anche malumori nel resto della nazione a sua volta patria di numerose forze centrifughe che vanno dalla più radicale rivolta dell’Irlanda a quella referendaria della Scozia. 

Le ingerenze di Obama

La realtà inglese appare particolarmente effervescente sotto questo punto di vista e perciò non sorprende più di tanto il referendum che il 23 giugno permetterà alla Gran Bretagna di dividersi dall’Europa.

Una paura, viste le incognite, che ha portato persino il presidente degli Stati Uniti a pronunciarsi contro questa eventualità: Obama ha infatti detto che il Regno Unito deve restare all’interno dell’Unione non solo per motivi economici ma anche per permettere di combattere meglio il terrorismo.
Un’ingerenza che ha attirato gli strali del sindaco di Londra, notoriamente a favore della Brexit che lo ha definito “mezzo keniano ipocrita” con ovvia presa di distanza del premier inglese. Intanto le dichiarazioni sembrano aver sortito il primo effetto con il fronte dei favorevoli all’uscita che secondo gli ultimi dati, si sta sensibilmente riducendo a un 46% del totale.

Le paure dell'Ocse

Ma la paura resta, tanto che anche l’Ocse, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, si è espressa su un’eventuale uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea che sarebbe causa di un crollo dell’economia inglese sia nell’immediato che per molti anni a venire.

La previsione è di Angel Gurría, segretario generale dell’Ocse il quale, parlando alla London School of Economics ha snocciolato le cifre di un divorzio costoso, secondo lui, sotto tutti i punti di vista: entro il 2030 l’impatto sul Pil potrebbe andare da un minimo (nel migliore dei casi) del 2,7% a un massimo (scenario peggiore) del 7,5% , tradotto in cifre sarebbe un range tra 2.200 e 5.000 sterline.
Cifre che seguono quelle del governo britannico secondo cui si potrebbe arrivare, in caso di uscita, a un crollo del 6% del Pil. Inoltre, ricordano dall’Ocse, sarà necessario anche dover rinegoziare i vari accordi presi nelle diverse sedi e con le varie organizzazioni oltre a un prevedibile crollo dei flussi di capitale estero. 
Fonte: News Trend Online

Nessun commento:

Posta un commento