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giovedì 28 aprile 2016

Mercati Emergenti: focus operativo


Secondo Raiffeisen Capital Management, dopo un inizio anno deludente, marzo è stato tutto all’insegna di una rapida ripresa dei corsi sui mercati azionari dei paesi emergenti (EM), che sono riusciti a guadagnare molto di più delle borse dei paesi sviluppati.
Tuttavia, in termini economici il quadro è cambiato solo gradualmente - spiega Raiffeisen Capital Management -.
I dati congiunturali provenienti dalla Cina ultimamente sono stati di nuovo leggermente più positivi e, di conseguenza, hanno contribuito a migliorare il sentiment di mercato, in fondo la Cina era ed è al primo posto sulla lista delle preoccupazioni degli operatori dei mercati finanziari.

Indipendentemente da ciò, per ora continua ancora il rallentamento dello sviluppo economio nei paesi emergenti. Il dollaro ultimamente più debole e la leggera ripresa dei prezzi delle materie prime potrebbero spesso dare, tuttavia, alcuni impulsi positivi ai paesi esportatori di materie prime.
Bisogna, però, considerare che la riduzione dei tassi d’indebitamento dell’economia è solo all’inizio e richiederà tempo. Proprio questi debiti avevano, però, finanziato in larga misura la realizzazione ed espansione delle capacità produttive. Ciò significa, al contrario, che una crescita del credito molto contenuta causerà probabilmente un calo degli investimenti e ciò a sua volta dovrebbe tradurrsi in una crescita economica più debole ancora per un certo periodo in molti paesi emergenti.

Cina

In generale, i recenti dati congiunturali cinesi sono stati accolti con sollievo, poiché mostrano di nuovo una leggera ripresa della congiuntura - spiega Raiffeisen Capital Management -.

La massiccia espansione del credito dell’inizio dell’anno dovrebbe aver svolto un ruolo importante così come gli allentamenti della politica monetaria e il rilancio dei mercati immobiliari.
L’obiettivo di crescita comunicato dal premier Li Keqiang di 6,5-7% in termini reali per l’anno fiscale in corso è ambizioso e difficile da realizzare senza ulteriore crescita sproporzionata dei crediti e/o notevoli nuovi investimenti statali, se contemporaneamente si prevede di ridurre la produzione in altri settori dell’economia e la chiusura di imprese.

Si parla di circa 2 milioni di posti di lavoro. Allo stesso tempo sembra che siano previsti tagli fiscali nel settore delle imprese. Indipendetemente da un miglioramento della situazione economica nel breve e medio periodo, la Cina dovrà trovare tuttora un equilibrio. O si riesce a fermare la spirale dei crediti e l’aumento dell’indebitamento complessivo e in compenso si accetta una crescita economica molto più contenuta oppure la crescita viene mantenuta artificialmente alta grazie ai sempre nuovi stimoli (monetari e fiscali).

In futuro, però, il conto sarà ancora più salato in termini economici. Al momento sembra che, nonostante tutta la retorica delle riforme, in fondo si stia seguendo tuttora la seconda possibilità.

Grecia

una nuova, imminente insolvenza di Atene potrebbe, da un lato, indurre la Germania ad acconsentire a un nuovo taglio del debito - spiega Raiffeisen Capital Management -.
Allo stesso tempo si potrebbe praticamente costringere la Grecia ad acconsentire a ulteriori tagli delle pensioni e altre misure incisive che finora vengono ancora bloccate con veemenza dalla provata popolazione greca e dal governo di Atene. Questo dibattito interno acquisisce significato, perché già solo un rinvio di ulteriori aiuti finanziari alla Grecia potrebbe causare un tale evento.

Il direttore generale del FMI Lagarde si è vista subito costretta a dare una forte smentita e ha respinto l’interpretazione greca delle conversazioni telefoniche in questione. In cambio ha chiesto il ritorno acolloqui costruttivi. Il mercato azionario si è ripreso dai minimi di febbraio e ha guadagnato oltre il 25%, dall’inizio dell’anno fa registrare, però, ancora una perdita di quasi il 10%.

CE3 – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria

I mercati azionari della Polonia e dell’Ungheria hanno fatto registrare guadagni a due cifre, mentre la Repubblica Ceca è ancora una volta rimasta indietro - spiega Raiffeisen Capital Management -.

Ma anche alla borsa di Praga c’è stato un guadagno rispettabile con un aumento del 5% circa.
La banca centrale polacca ha lasciato i tassi guida invariati come da attese. Nella sua dichiarazione in seguito alla sua seduta regolare dell’11 marzo ha tuttavia sorpreso. Nonostante le continue tendenze deflazionistiche si è espressa contro ulteriori allentamenti della politica monetaria e li ha anche definiti poco utili.
In considerazione del tasso d’inflazione ultimamente sceso inaspettatamente a meno 0,8% p.a., i mercati danno poca fiducia a questo fatto e si aspettano altri tagli dei tassi il prima possibile.
Contrariamente ai loro colleghi polacchi e sorprendendo i mercati, le autorità monetarie ungheresi hanno tagliato i tassi guida a marzo, dall’1,35% all’1,20%.

Allo stesso tempo hanno rivisto nettamente al ribasso le loro stime sull’inflazione per il 2016. Al posto del previsto 1,7%, ora si attendono solo un’inflazione leggermente positiva dello 0,3% p.a.. A differenza della Polonia e dell’Ungheria, la banca centrale ceca praticamente da tempo non dispone più di nessun margine per ulteriori tagli dei tassi d’interesse; si concentra, quindi, su altre misure, in primo luogo il cambio della corona.
Da tempo la banca centrale ceca lo mantiene in un corridoio abbastanza stretto contro l’euro, che con ogni probabilità rimarrà in vigore almeno fino a metà dell’anno prossimo.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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