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venerdì 15 aprile 2016

Lo showdown finale sui dati cinesi


Nuovo ruggito del  Nikkei, grazie ad un $/yen stabile  sopra 109. La  stabilizzazione della divisa giapponese ha permesso all’indice un recupero di oltre il  7% in 3  sedute. Alcuni hanno citato il cambio di stance dell’autorità monetaria di Singapore,  che ha indebolito la  divisa locale  e causato  un lieve storno delle valute dell’area.
Ma dubito che easing da parte dei competitor sia una buona notizia per il  Giappone. L’impressione personale è  che sentiment globale, positioning e l’avvicinarsi del meeting BOJ (28 aprile) stiano causando robuste ricoperture su Tokyo.
Dopo la baldoria di ieri, i mercati locali cinesi hanno osservato  una seduta interlocutoria,  sebbene un guizzo finale abbia permesso a Shanghai di chiudere in positivo.

E ciò nonostante il calo dello yuan, che probabilmente riflette il recupero del  $. Domani l’infornata di dati macro dell’ultimo periodo si chiuderà con produzione industriale, retail sales, investimenti di marzo, e GDP del primo trimestre, utili per quantificare il rimbalzo ciclico che traspare dalle survey.
Dovrebbero uscire anche i dati sugli aggregati monetari, interessanti per capire se le  autorità  continuano ad avere il piede sull’acceleratore monetario. Avendo il Premier Li Keqiang dichiarato che le fondamenta della ripresa cinese non sono solide, a causa della debole congiuntura globale, sembra lecito aspettarsi una prosecuzione dell’easing.
Il  Surprise Index cinese ha recuperato oltre 40 punti da inizio aprile, e a -8 si trova in vista della soglia di parità, violata, negli ultimi 12 mesi solo a  cavallo di fine 2015.
L’azionario europeo ha passato la  mattina a consolidare i forti guadagni di ieri.

Inevitabile la  comparsa di lievi prese di beneficio sul settore bancario italiano, alimentate dall’ampio circolare di studi di parere opposto  sull’efficacia del piano salvabanche.
Un piccolo sussulto in tarda mattinata con la pubblicazione della trimestrale di Bank of America, la seconda banca US per  impieghi.
Lieve miss sia  su revenues che su profitti, attenuato da  trading revenues in linea con le attese. La faccenda è rapidamente rientrata quando si è notato che in pre market  il titolo non cedeva. Oltre a ciò, un ora dopo Wells Fargo ha battuto su entrambi i fronti,  anche se, ironicamente, il mercato non la sta premiando.
Sul fronte macro, in US, il  CPI di marzo ha marginalmente deluso, facendo segnare alla core inflation il primo rallentamento da maggio 2015 (+2.2% da prec +2.3% e vs attese di invariato).

Se non altro la  stance prudente della Yellen ne viene parzialmente confortata.
Un po’ sorprendente  vedere,  con queste news, i tassi salire in US,  e il  Dollaro tenere i guadagni. Ma  i primi si sono mostrati anche troppo resilienti, a fronte di azionario e commodities in ripresa e inflazione rampante nei mesi precedenti.
Il  secondo forse continua a risentire della riduzione dei lunghi Yen e €.
Nel pomeriggio sono tornati gli acquisti in Europa, complice la tendenza a conservare i guadagni di Wall Street, e il circolare di notizie sui progressi della bozza di decreto per sveltire il recupero delle garanzie sui NPL, che ha riportato i compratori sugli istituiti italiani.

Interessante anche la  notizia riportata da  Reuters secondo cui l’Italia e la  Francia starebbero chiedendo congiuntamente che l’ESM eroghi una linea di credito  ad un altro veicolo con l’obiettivo  di impedire una crisi bancaria.
Assai robusto  anche il credito oggi, con l’indice ITRAX che misura lo spread del debito subordinato (costo  per assicurare un paniere di bond subordinati di banche europee) sceso significativamente sotto 200 basis point per  la  prima  volta da metà marzo.
E il  petrolio? consolida non troppo distante dai massimi,  chiuso tra l’incombere del meeting di Doha, e un newsflow  supportivo  (la  IEA vede il gap tra domanda e offerta chiudersi nella seconda parte dell’anno grazie a un calo della produzione US).
Chiudo con gli interessanti risultati della Global Fund Manager Survey di Merril Lynch:
  • I saldi di liquidità  sono saliti di 0.3% al 5.4%,  a fronte di un livello di convinzione dei fund manager ai  minimi da 18 mesi.

    Tra i rischi più percepiti, il  fallimento delle misure di easing e la Brexit, seguiti da una recessione USA, una svalutazione cinese e un default emergenti.
  • Il posizionamento resta sottopesato  di azionario US, sovrappesato  di Europa, e mostra  il primo sottopeso  di  Giappone da metà 2012.
    Molto  ridotto  il sottopeso  di emergenti. In generale  il  sovrappeso di azionario è ai minimi da quasi 4 anni.
  • Il posizionamento sui bonds e sulle commodities resta in sottopeso, nonostante questo  sia sceso  nell’ultimo periodo.
  • Nell’ultimo mese è stata  ridotta l’esposizione sopratuttutto al Giappone, ma anche all’ Eurozona e, settorialmente parlando, alle banche.

    In Eurozona Basic Resources e Banche sono i settori più evitati, telecoms e  tecnologia i più presenti.
In generale, traspare un panorama di investitori cauti e privi  di idee forti. Il miglioramento del newsflow ha prodotto una rapida  riduzione del  sottopeso di emergenti, mentre resistono quello su Giappone e US, e settorialmente su materials e banche europee e giapponesi.
Resta un sovrappeso sull’azionario europeo, nonostante la performance degli ultimi 12 mesi. Il che contribuisce a spiegare la recente divergenza con gli USA.
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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