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martedì 26 aprile 2016

La svolta "impensabile" di Goldman Sachs


Goldman Sachs e la svolta populista. Questa forse, l’intenzione dei vertici della più discussa banca del mondo.

Cosa succede in casa Goldman?

Simbolo da oltre 150 anni di un capitalismo che accoglie in seno solo coloro che possono permettersi un conto in banca per lo meno a nove zeri, oltre a residenze fiscali nei più esclusivi paradisi compiacenti, l’istituto di credito made in Usa ha deciso di volgere la sua attenzione ai ai comuni mortali.

Molto comuni e soprattutto molto mortali. Stephen Scherr, chief strategy officer di Goldman Sachs ha confermato ciò che girava da qualche tempo: con un dollaro ognuno potrà aprire un conto online con un interesse di poco più dell’1%. Il motivo? Di certo un tornaconto utile all’azienda la quale, come ogni impresa privata, deve salvaguardare i propri interessi e potenziare i ricavi, gli stessi che, ultimamente, stanno languendo, soprattutto quelli provenienti dalla voce trading, in calo del 37%.

Ma non è la sola: infatti il trend la accomuna al -11% di JPMorgan e al -34% di Morgan Stanley.
Nell’ultimo rendiconto trimestrale Goldman Sachs deve accusare il colpo di un utile netto in calo del 56% (1,14 miliardi di dollari invece dei precedenti 2,84 miliardi di dollari dello stesso periodo) mentre i ricavi hanno visto una contrazione del 40%.
I numeri sono il risultato di un mix letale formato da difficoltà avute dalle varie divisioni d’investimento a causa dei mercati volatili e delle regolamentazioni più rigide

Come avverrà tutto questo? 

Semplicemente attraverso una piattaforma online (GSBank.com) arrivata attraverso l’acquisizione di GE Capital, a loro volta rientranti in una strategia di diversificazione degli investimenti voluta proprio dai vertici della banca statunitense.

L’arrivo della svolta “democratica” permetterà anche l’entrata in scena di circa 145mila correntisti. 

Sempre che la fiducia per la banca resista. Infatti Goldman Sachs non solo è famosa come istituto di credito ma anche come imputato in più di un processo.
Particolarmente potente e politicamente influente, basti pensare al lungo elenco di personalità che hanno fatto parte prima dei vertici della banca e poi di quelli di più di un governo (elenco che comprende oltre a Mario Draghi e Mario Monti anche William Dudley, attuale numero uno della Fed di New York, Henry Paulson Segretario del Tesoro Usa durante la crisi, la stessa che Goldman Sachs ha contribuito non poco a far esplodere con i mutui subprime, per citare solo i primi dell’elenco); ebbene recentemente (anche se preceduta da Jp Morgan Chase, Bank of America, Citibank e Morgan Stanley che hanno fatto lo stesso per accuse simili) la banca ha firmato un patteggiamento circa le accuse di avere venduto bond garantiti da mutui poco prima dello scoppio della crisi del 2008, prodotti finanziari venduti senza avvisare la clientela dei rischi connessi.  Valore del patteggiamento: 5 miliardi.

 
Fonte: News Trend Online

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