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venerdì 15 aprile 2016

La Russia gela le speranze sul greggio


Tutti gli occhi sono puntati su Doha questo fine settimana per l’incontro tra i rappresentanti dell’OPEC e gli altri produttori esterni all’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio per discutere il congelamento dell’output della produzione nella speranza di risollevare le sorti delle quotazioni.

Le intenzioni

In realtà ciò che si vorrebbe fare, però è soprattutto riequilibrare la situazione tra una domanda molto debole di materia prima e un’offerta estremamente più ampia.

Per quanto i dubbi su un accordo continuino ad essere numerosi così come i venti contrari oggi la Russia ha gelato le già tenui speranze circa una buona, o per lo meno utile, riuscita dell’incontro.  
Secondo quanto affermato dal Ministro delle Finanze di Mosca Anton Siluanov, la Russia non si aspetta alcuna modifica del prezzo, nonostante le trattative che vengono condotte in queste settimane con le autorità dei paesi produttori. 
Attualmente il Brent viaggia poco sotto i 44 dollari al barile (43,90) e il WTI a 41,57.

La stessa Russia, per ammissione del suo ministro, sta cercando di portare la sua tecnologia a sfruttare margini di guadagno già da un livello di prezzo di circa 40 dollari al barile in previsione di una fascia di prezzo che dovrebbe aleggiare su questo range ancora per diverso periodo di tempo.

La visione della Russia

Troppo forte il rallentamento dell’economia mondiale, troppo alte le cifre sulle scorte di prodotto per permettere di essere ottimisti circa un rialzo del prezzo se non altro nel breve termine.  
Quella del Cremlino è una posizione particolarmente delicata visto che la nazione è stata colpita da una vera e propria tempesta perfetta dovuta al mix fra la crisi petrolifera, una delle sue maggiori risorse, è le sanzioni imposte dalla comunità internazionale in seguito alla crisi con l’Ucraina.

Ma a ben guardare le dichiarazioni di Mosca non cambiano molto rispetto alle attese già tiepide. In realtà ultimamente il prezzo del greggio si è mosso per lo più sull’onda di attese e di ipotesi, senza guardare molto la realtà circostante fatta di zavorre difficili da alleggerire.
Prima di tutto quella iraniana: Teheran da tempo ha già fatto sapere di non avere intenzione di modificare il suo output se non dopo essere riuscita a portare la sua produzione ai livelli precedenti le sanzioni internazionali visto che la repubblica islamica sta tentando di recuperare la sua industria petrolifera dopo anni di sanzioni economiche.
Fonte: News Trend Online

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