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martedì 12 aprile 2016

Indipendenti e hi tech


La parola “fintech” sintetizza un nuovo fenomeno che investe l’industria dell’asset management. La tecnologia, infatti, sta assumendo sempre più rilievo in ambito finanziario e modificando le offerte di molti asset manager. Si pensi, ad esempio, alla crescita dei roboadvisor. Come viene vissuta dalle reti? Ecco la risposta di Massimo Giacomelli, responsabile della rete di consulenti di Widiba.

Dott. Giacomelli, l’avanzata della consulenza digitale è una minaccia per il vostro lavoro tradizionale?

Non credo sia una minaccia, anzi può essere un’opportunità per fare un po’ di “pulizia”. Nel senso che il consulente finanziario che ha la gestione del cliente non deve aver paura di una macchina. Se, dall’altra parte, c’è un professionista che vuole ancora chiamarsi promotore finanziario e basare il suo rapporto con il cliente soltanto facendo asset allocation e andando a rincorrere tassi e rendimenti, allora questo consulente potrebbe avere qualche problema. Fortunatamente anche la Mifid 2 sta andando nella direzione di un rafforzamento della consulenza e quindi, per quanto ci riguarda, nel futuro dei consulenti finanziari non vedo alcun tipo di pericolo.

Ha citato la Mifid 2. Tra le altre novità nel settore c’è la trasformazione dell’Albo dei consulenti finanziari: che risvolti avrà in futuro per voi e come vi state attrezzando per affrontare questi cambiamenti?

Credo che, aldilà dei nomi (consulente o promotore finanziario, Apf o Ocf), l’aspetto importante sia quello di mettere al centro le esigenze del cliente e di lavorare per un’azienda che sia in grado di non condizionare le scelte dell’investitore sulla base di sistemi incentivanti o remunerazioni particolari che possono in qualche modo fuorviare le attenzioni del consulente finanziario. La Mifid 2 pone una grande attenzione proprio su questo aspetto. E proprio per questo noi abbiamo condiviso subito i suoi obiettivi e sposato la sua filosofia. Il consulente finanziario dovrà però evolversi e essere in grado di ascoltare le esigenze del risparmiatore. Un altro nodo fondamentale è quello del passaggio generazionale, visto che per i prossimi 5/10 anni circa il 70% della ricchezza delle famiglie passerà di generazione.

E quindi?

Cambierà la cultura, cambierà l’approccio e cambierà anche il modo di relazionarsi con la clientela. Se i consulenti avranno voglia di restare attivi nel settore dovranno affrontare e accogliere questo grande cambiamento.

Per quanto riguarda il reclutamento: quali sono gli obiettivi di Widiba per quest’anno e quali figure state ricercando?

Siamo già arrivati a 25 reclutamenti da inizio anno e considerando che siamo una rete di circa 600 consulenti, si tratta di un ottimo risultato. Siamo diventati molto attrattivi per quella fascia di professionisti che vogliono fare della vera consulenza finanziaria indipendente. E non si tratta di questioni legate alla parcella, ma della possibilità di avere un dialogo e una relazione con il cliente senza nessun tipo di condizionamento. Ci stiamo impegnando, inoltre, a fare crescere la squadra con inserimenti di livello, che possono essere consulenti con esperienza, private banker, ma anche giovani che vogliono intraprendere questa professione con passione.

Più in generale, quali sono le novità che avete in serbo per i prossimi mesi?

Per il 2016 ci concentreremo soprattutto sulla formazione e sulla tecnologia per dotare i nostri consulenti di piattaforme altamente evolute, che tolgano fastidi operativi e burocratici sia ai consulenti che ai clienti, liberando spazio alla relazione personale.


Tratto da ITFORUM NEWS, clicca qui per leggere gli altri articoli:http://news.itforum.it/redazione/

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