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mercoledì 27 aprile 2016

In arrivo cattivi presagi da Atene. Prepariamoci


La Grecia ancora al centro delle preoccupazioni dei burocrati europei. A quanto pare non sembra che si riesca a spegnere il fuoco del pericolo ateniese e che questo debba sempre riaccendersi in prossimità di scadenze da onorare, come quella di luglio, pari a oltre 3,5 miliardi di euro nei confronti della Bce.
Soldi che Atene non ha.

Stallo

Nessun accordo sui tagli necessari per dare il via alla nuova tranche di aiuti del piano da 86 miliardi. Intanto l’Eurogruppo chiesto dal primo ministro greco Alexis Tsipras non ci sarà per strenua opposizione sia della Germania, per voce del suo ministro delle finanze Wolfgang Schaeuble sia per conferma dello stesso Donald Tusk presidente della Commissione europea, entrambi contrari.

L’incontro aveva in realtà lo scopo di evidenziare le divergenze all’interno del fronte dei vari creditori con il Fondo Monetario Internazionale intenzionato a chiedere un taglio del debito di Atene o comunque una serie di condizioni ancora più favorevoli, oltre quelle già concesse, in caso contrario l’organizzazione guidata dalla neoeletta Christine Lagarde non esiterebbe a sfilarsi dall’impegno preso di sostenere parte dei finanziamenti ad Atene.

Secondo il FMI, infatti, anche nel caso in cui il Parlamento ateniese riuscisse fortunosamente, a far approvare tutti i provvedimenti imposti, anche in quel caso non si riuscirebbe a trovare una soluzione sostenibile sul lungo periodo che possa permettere alla penisola di crescere economicamente e, nel contempo, ripagare la montagna di debiti accumulati. 

I due fronti della crisi

Da parte sua, però, la Germania ha già fatto sapere, sempre attraverso il suo rappresentante al dicastero delle finanze che, qualora ciò avvenisse e che quindi la parte di capitale spettante al FMI dovesse ricadere sul resto degli altri paesi e creditori rimasti, allora anche Berlino si sentirebbe autorizzata a venir meno al finanziamento promesso.

 
Intanto la Grecia vorrebbe convincere i suoi creditori che le riforme, o per meglio dire la maggior parte di esse, sono state già approvate e in fase di attuazione; se non altro per prendere tempo, e soldi, anche in vista di una oggettiva possibilità di caduta dell’esecutivo ateniese di fronte alla severità delle riforme stesse.
La volontà del rieletto Tsipras è quella di spostare il focus non più sui doveri di Atene quanto sui disaccordi tra i creditori. 
Disaccordi che ormai sono innegabili di fronte a una situazione che si sta complicando ulteriormente: il FMI e Bruxelles vogliono che il Parlamento greco approvi clausole di salvaguardia pari al 2% del Pil, provvedimento che Atene si rifiuta di prendere preferendo invece tagli automatici solo dopo una certificazione ufficiale da parte dell’Eurostat di un distacco sensibile dal target.

Due punti di vista inconciliabili di fronte ai quali è scoppiata l’ennesima crisi. E l’ennesimo stallo.  
Fonte: News Trend Online

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