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mercoledì 20 aprile 2016

Il petrolio torna sopra i 40 $

Allo stato attuale, sembra che tutta l’attenzione e il  dibattito dedicato al Summit OPEC +  Russia di Doha sia stata un enorme spreco di tempo. Il fallimento non poteva essere più fragoroso, e il collasso del cartello di produttori più evidente, eppure, a meno di 48 ore dal flop, il petrolio è tornato agevolmente sopra i 40 dollari.
Questo non vuol dire che da qui in avanti la  strada  sia definita. Quel che si evince dalla price action è che al momento, più che una labile  ipotesi di freeze dell’offerta da parte dei produttori che hanno margine per incrementare, a influenzare il prezzo è il calo della produzione ex OPEC, è il graduale  aumento della domanda globale di greggio.
Oltre a ciò, sembra che l’ossessione dei mercati per il prezzo del petrolio stia scemando. La  correlazione tra azionario e oil è scesa, e anche l’High Yield US ne sta soffrendo meno le oscillazioni.
Alla buon ora.
La chiusura robusta di Wall Street ha permesso all’Asia, unica  penalizzata dal flop di Doha, di recuperare. L’ U-turn nel sentiment ha prodotto un nuovo indebolimento dello Yen, grazie al quale  Tokyo ha cancellato la sottoperformance della scorsa seduta. Meno evidente il recupero di Shanghai, mentre lo HSCEI è stato supportato dal recupero delle banche cinesi.
In Europa, al supporto del sentiment globale si è  aggiunto l’effetto del breakout rialzista su Dax e Eurostoxx, che ha impresso una bella accelerazione agli indici. Per la cronaca, il testa e spalle rovesciato completato sull’indice tedesco proietta un target sopra 11.000 (non 10.000 come ho scritto erroneamente ieri).
Mentre sull’ Eurostoxx, dove, per la verità, la figura è meno nitida e il superamento della neckline deve ancora avvenire, si parlerebbe di 3500.
Sul fronte macro, in Eurozone abbiamo avuto lo ZEW (current situation in calo e sotto attese ma expectations in robusta salita) ma soprattutto la survey  ECB sul bank lending per il primo trimestre del 2016. Il risultato di quest’ultima è stato sorprendentemente positivo:
  • nonostante lo stress osservato sul settore negli ultimi mesi, le  banche hanno addolcito i lending standards per le aziende. Particolarmente accentuato il fenomeno in Germania e (udite udite) in Italia . Irrigiditi invece i credit standards per i mutui, ma questo in parte dipende dalla nuova direttiva EU. Marginale easing per il credito al consumo.
  • sul fronte della domanda, il primo trimestre del  2016 ha visto quella per loans ancora in aumento, sebbene ad un ritmo inferiore allo scorso trimestre. In accelerazione quella per mutui
  • Infine, rispondendo a 2 domande specifiche, le banche hanno dichiarato che il programma di acquisti ECB ha facilitato la concessione di credito ma danneggiato la profittabilità, mentre i tassi negativi hanno agevolato i mutui ma nuovamente depresso i margini.
In generale una survey dai toni positivi, nonostante la volatilità sugli asset e lo stress sul settore.
A metà  giornata, Goldman Sachs (NYSE: GS-PB - notizie) ha chiuso il ciclo di reporting delle grosse banche, battendo stime di utile che erano state assai rimensionate. In generale non si è registrato  alcun grosso infortunio per ora, e infatti il settore recupera, ma  gli analisti di Deutsche Bank (Londra: 0H7D.L - notizie) sottolineano che le banche US al momento viaggiano su un -12% di EPS growth anno su anno.
Sorprendentemente bassi invece i nuovi cantieri e permessi di costruzione di marzo in US (rispettivamente -8.8% vs -1% atteso e -7.7% vs +2%) anche se il quadro è migliorato con le revisioni ai mesi precedenti. Il dato ha contribuito forse a indebolire ulteriormente il biglietto verde.
Nel (Londra: 0E4Q.L - notizie) pomeriggio, la notizia che il decreto salvabanche non entrerà nell’ordine del giorno del Consiglio dei Ministri di domani ma slitterà alla prossima settimana ha guastato il finale a Milano, e in particolare al settore (FTSE MIB Banks -1.6%).
La debolezza è rimasta comunque confinata a Piazza affari e all’Eurostoxx banks, mentre Auto e Materials hanno trainato gli altri listini a chiusure nei pressi dei massimi.
Detto sopra degli sviluppi tecnici sugli indici azionari, risulta interessante anche quello sul paniere di commodities CRB, che, dopo aver abbozzato un doppio minimo a gennaio e febbraio,  sembra sul punto di completare un “cup & handle”.
Un eventuale rottura di quest’indice generale, che non tocca la sua media mobile a 200 giorni da quasi 20 mesi, avrebbe una serie di implicazioni da non sottovalutare, sulle attese di inflazione, sulla percezione della salute del ciclo globale e delle economie emergenti, sulle politiche monetarie, etc.
Da monitorare con estrema attenzione.
Autore: Giuseppe Sersale Per ulteriori notizie, analisi, interviste, visita il sito di Trend Online

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