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venerdì 8 aprile 2016

Il mercato sfida la BOJ e il Governo Giapponese ad agire


Quanto ci metteranno ancora le  autorità giapponesi ad arrabbiarsi, e produrre una qualche forma  di reazione? Il movimento del $/Yen ormai sembra sempre meno l’effetto di sviluppi macroeconomici e/o tecnici, e appare sempre più come un affronto da parte dei mercati alla Bank of Japan e un preciso atto di sfiducia nel piano economico noto come Abenomics.
Il progresso odierno della divisa giapponese ammonta, mentre scrivo, all’1.6%, mentre quello da venerdi scorso supera il 3%.

Dal varo delle  ultime misure BOJ a fine gennaio il  guadagno è stato del 9%, e il livello (108 area) è tornato ad essere quello di ottobre 2010.
La sensazione di sfida alle autorità è accresciuta  anche dal fatto che i numerosi interventi verbali osservati nelle ultime 48 ore da vari esponenti non hanno fatto che accelerare il movimento, alimentando la sensazione di impotenza.
L’argomento di discussione non sono più gli effetti negativi della nuova stance FED sulla politica monetaria ed economica giapponese, ma il dubbio che le  autorità più coinvolte nei recenti esperimenti di politica monetaria stiano perdendo il controllo della situazione.

 Ovvie le ricadute sui mercati globali, in un mondo in cui 3 delle 4 principali economie (considerando l’Eurozone una singola economia) fruiscono, in varie forme e quantità, di misure di easing straordinario.
La domanda che domina tra le workstation è:  cosa possono fare per arrestare il movimento, e con esso la frana che sta causando  sui mercati locali?
Come sempre quando  il resto  si  rivela  inefficace, si parla  di intervento diretto nel mercato dei cambi.

Per il momento le autorità non hanno chiaramente segnalato l’intenzione di agire, limitandosi a dichiarare che monitorano attentamente il mercato, e sono pronte ad intraprendere generiche azioni.
Tra gli analisti sembra regnare lo scetticismo sull’efficacia di un intervento diretto.
Ciò  dipende in parte dal fatto che gli effetti di simili interventi in passato sono stati modesti. Sul punto, personalmente osservo che:
  • in generale, manca la prova del risultato in assenza degli interventi;
  • normalmente, l’intervento diretto fallisce quando è a sostegno della divisa, perchè porta ad una dilapidazione delle riserve.

    Per l’indebolimento la  situazione è meno svantaggiosa. Certo la Swiss national Bank ha dovuto capitolare l’anno scorso, e abbandonare il floor all’ €/CHF. Ma li c’era un problema  di dimensioni relative tra  la  base monetaria e  l’ondata di risparmi che vi  confluiva;
  • d’altra  parte, la riluttanza delle autorità può essere spiegata dal fatto che l’intervento diretto può essere letto come l’ammissione che le altre politiche non funzionano.
Personalmente, mi faccio un altra domanda: dopo il recente massacro, com’è il positioning sul $/Yen? c’è ancora qualcuno corto yen, o il recente movimento ha stoppato tutti lasciando il campo in mano ai longs?
Fossi la BOJ, approfitterei di un mercato ormai sicuramente sbilanciato, per dare una pesante lezione a chi si gioca la mia impotenza.
Eventualmente, la mossa potrebbe permettere a Kuroda di arrivare al 28 Aprile (meeting BOJ) senza avere il$/Yen sotto 105 e il Nikkei a 15.000.

Dopodiche, li è necessario che il Governatore si inventi qualcosa di nuovo (per cortesia, non ulteriori tagli dei tassi).
La giornata odierna può essere facilmente spiegata: finchè la forza dell’oil ha controbilanciato quella dello Yen, il rimbalzo del sentiment ha tenuto.
Quando questo ha iniziato a venir meno, sono iniziati i dolori.
Ovviamente, il ritorno del mad mood ha prodotto il ripresentarsi degli altri circoli viziosi.  La  risk adversion ha premuto sui rendimenti, il che è riverberato sui settori bancari,  in particolare in Europa dove quest’effetto  si intreccia con i noti problemi di regulation.
In Italia, l’incombere dell’aumento di capitale della popolare di Vicenza ha peggiorato le cose, conducendo il settore dedicato del FTSE MIB ad un nuovo minimo dell’anno.

Nuove indiscrezioni circa la creazione di veicoli per supportare aumenti di capitale e sgravio dalle sofferenze. Lo stress di oggi è  stato chiaramente percepito dai bond periferici, in vistoso allargamento vs core.
Nel marasma generale, l’aumento di 10 Bln delle riserve valutarie cinesi, contenente un corposo effetto rivalutazione delle stesse, ma comunque sempre un segnale dell’attenuazione delle tensioni su quel fronte, è  rimasto poco più che un rumore di fondo.

Fa sorridere, pensando al focus che c’era su questo dato appena qualche mese fa.
Sul fronte tecnico, l’Eurostoxx è ormai a contatto con il supporto in area 2860,  sotto  il  quale abbiamo 2800, prima che la  fase si caratterizzi definitivamente come ribassista.
Di buono vi è che il settore bancario, ad un passo dal testare il minimo di febbraio, è ipervenduto, e lo stesso il $/yen, altra misura della risk aversion, che però ha già abbondantemente fatto nuovi minimi.
Il problema è Wall Street, che, a poca distanza dai massimi di periodo, non ha supporti prima di un 2% di ribasso.

Ma in termini di performance relativa vs Europa, è estremamente iperestesa (9% in 3 settimane).
Autore: Giuseppe Sersale Fonte: News Trend Online

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