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giovedì 14 aprile 2016

Il fondo della mutua inebria i bancari


Dopo l’esaltazione di venerdì e lunedì scorsi, il ripensamento di martedì, quando è stato ufficializzato il Fondo Atlante, ieri abbiamo assistito ad una nuova giravolta nel sentiment sui bancari italiani, e, di conseguenza, sull’intero indice Ftse-Mib (+4,13%, il migliore d’Europa), in concomitanza con il giudizio positivo dato dal Fondo Monetario alla “cassa mutua” inventata per distribuire il rischio che grava sulle peggiori banche ad altri soggetti.

Le banche si sono così risollevate dalla polvere in cui erano cadute nella seconda parte della seduta di martedì e sono tornate sugli altari.
Evidentemente, nonostante che Atlante non sia in grado di risolvere i problemi, ma solo di rimandarli e distribuirli su più soggetti, prevalentemente privati, e sebbene non sia affatto scontato che riesca a  tramutare l’acqua inquinata delle sofferenze in vino pregiato, la forte batosta che in marzo è stata affibbiata al settore bancario consente significativi rimbalzi non appena si intravede un appiglio che possa favorire qualche sollievo anche solo momentaneo.
L’indice Ftse-banks ha fino a ieri recuperato poco più del 40% del forte impulso ribassista scatenatosi nelle 18 sedute comprese tra il 14 marzo ed il 7 aprile.

E’ presto per parlare di ritorno del sereno, ma non per individuare una correzione rialzista che potrebbe anche avanzare ancora un po’ senza mutare le caratteristiche ribassiste del trend dominante. E’ anzi possibile che, come successe nel 2011, si possa assistere ad un periodo si oscillazioni sostanzialmente laterali di magnitudine superiore al solito (anche ieri abbiamo visto diverse performance quotidiane a doppia cifra su alcune banche), provocate da speculazione, mordi e fuggi, rumors vari.

Poi la volatilità dovrebbe affievolirsi e lasciare spazio ad un nuovo movimento direzionale, che ora è presto per anticipare.
Anche perché la borsa sta facendo i conti senza l’oste europeo. La Commissione UE ieri ha dichiarato che non si esprime ancora sul progetto italiano, in attesa dei dettagli.
Non è una bocciatura, ma nemmeno un 6 politico.
Credo che le indiscrezioni su quale sarà il colore del semaforo della Commissione UE, animeranno le prossime giornate in borsa. Attese di semaforo verde esalteranno, soffiate su possibili alt scateneranno le vendite.
Ma intanto ieri, grazie a buoni dati provenienti dalla Cina, dove per la prima volta da parecchi mesi le esportazioni sono cresciute, ed al petrolio, che con ostinazione si è mantenuto agganciato a quota 42 dollari in attesa della riunione OPEC di Doha che si terrà domenica, non sono stati solo i listini europei a festeggiare.

Anche Wall Street ha potuto ignorare i dati macro abbastanza mosci (vendite al dettaglio e prezzi alla produzione inferiori alle attese, scorte di petrolio in continuo aumento) e ha portato l’indice SP500 finalmente a raggiungere e addirittura superare di poco quel livello di 2.080 che da parecchio tempo avevamo individuato come l’obiettivo del rimbalzo.
Se oggi o nei prossimi giorni l’indice USA, magari stimolato da trimestrali bancarie migliori delle fosche attese degli analisti, e dal petrolio che scontasse ulteriori buone notizie, riuscisse a superare anche quest’ostacolo e scavalcasse le numerose resistenze comprese tra 2.100 e 2.115, si aprirebbe la strada verso l’impensabile, cioè il ritorno ai massimi assoluti.
Ritengo ancora che questo scenario sia meno probabile rispetto a quello negativo, che prevede il ritorno dell’indice verso i minimi di gennaio e febbraio.
Oltre al fatto che il trend principale non è ancora invertito al rialzo e, fino a prova contraria, lo scenario di continuazione è sempre da preferire a quello di inversione, credo che oggi e domani il petrolio incontrerà difficoltà rilevanti a scavalcare quota 42 dollari.

Si è probabilmente caricata di troppe aspettative la riunione di Doha, alla quale non parteciperanno i due paesi che in questo momento stanno intensificando la loro produzione (Iran e Libia), mentre l’Arabia Saudita ha seccamente smentito i rumor che parlavano addirittura di un taglio alla produzione da parte del paese leader dell’OPEC.
Non mi stupirei se il vertice si rivelasse deludente.
Comunque, anche se si troverà un accordo di facciata tra i partecipanti, ritengo che lo squilibrio produttivo a favore dell’offerta non sarà assorbito tanto in fretta e che quindi il rialzo dei prezzi avvenuto in questi due ultimi mesi abbia fatto più strada di quella che sarebbe giustificata anche da un accordo pieno in sede OPEC.

Mi attendo perciò cospicue prese di beneficio la prossima settimana.
Settimana che vedrà intensificarsi anche il numero di società USA che divulgheranno le trimestrali e ci forniranno una prima indicazione sullo stato di salute dei bilanci dalla Corporate America.
Per questo direi di fermare l’esultanza e di attendere ancora qualche giorno a stappare lo spumante.
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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