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mercoledì 13 aprile 2016

Il CESI spiega le differenti performance di Italia e Germania


Corroborati dal petrolio, spintosi ieri sopra la media mobile a 200 giorni - per la prima volta da 21 mesi a questa parte - i mercati azionari europei estendono il tentativo di rimbalzo, dopo quattro settimane all'insegna della negatività. Vistosa eccezione, ancora una volta, Piazza Affari, che conferma la sua triste posizione di peggior listino al mondo (perlomeno fra gli indici del G25), con un saldo provvisorio per il 2016 del -18.5%. Esemplare l'involuzione di ieri, conseguente al test millimetrico dello short stop giornaliero.

Malgrado questo vistoso ripiegamento, la sensazione è che la borsa italiana possa riprovarci. Ma è chiaro che si parte da una posizione delicata. La scommessa tattica rimane ad alto rischio, e strategicamente è azzardato provarci, con un mercato formalmente in downtrend a tutti i livelli temporali.
Impietoso il confronto fra il nostro listino e la borsa di Francoforte. Il grafico confronta il rapporto fra MIB e DAX "Cash" e la differenza fra i CESI di Italia e Germania. Da qui traspaiono tutte le motivazioni della sensibile sottoperformance messa a segno negli ultimi sei mesi: lo scorso autunno i dati macro erano sorprendentemente migliori delle aspettative dalle nostre parti, rispetto al flusso di dati che sopraggiungeva dalla Germania. Lo scostamento però era così estremo che, si argomentava all'epoca, spazio per ulteriori sorprese benevole era esaurito.

Così è stato: in sei mesi il differenziale è passato da +175 a -75 punti; trascinando verso il basso il rapporto MIB/DAX. È chiaro che, specularmente, un miglioramento nei rapporti di forza sopraggiungerà soltanto quando le aspettative in Italia saranno state sufficientemente piallate da ingenerare negli economisti sorprese benigne; più e meglio di quanto possa manifestarsi a Berlino. Sotto questa prospettiva, il livello raggiunto dal CESI Differenziale è sì vistosamente negativo; ma non sufficientemente estremo da confortare circa la possibilità di una definitiva inversione di tendenza.


Gaetano Evangelista
www.ageitalia.net

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