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martedì 26 aprile 2016

Ho 20.000 euro e cerco reddito: ecco un portafoglio specifico


Fra gli argomenti più cliccati su Internet, relativamente alla gestione di un piccolo patrimonio, la domanda d’obbligo è proprio questa: “Ho…euro. Come investirli”. E’ evidente che la risposta dipende dall’importo. Cominciamo con un taglio da considerare come base per consentire una pur modesta diversificazione di prodotti su cui puntare: quello appunto dei 20.000 euro.
Spesso chi pone il quesito chiarisce di voler anche ottenere un certo rendimento nel tempo. E di solito proprio chi si trova a dover piazzare una cifra non cospicua ha più elevata propensione al rischio, come succede d’altra parte nell’ambito del trading azionario. Ecco allora una risposta a tale richiesta.

Spezzettare un po’ ma non troppo

Il maggiore problema sta nel diversificare in modo giusto, anche perché l’impatto delle commissioni deve incidere il meno possibile.

Con 20.000 euro l’ipotesi migliore consisterebbe nel scegliere bond del tipo zero coupon, cioè senza cedola, ma emessi a sconto, ossia sotto la pari, quindi a un prezzo nettamente inferiore rispetto al valore nominale. Il rendimento percepito scaturisce in tal caso dallo scarto di emissione, ossia dalla differenza tra valore di rimborso (alla pari) e prezzo di acquisto.
L’importo iniziale è quindi normalmente basso, facilitando la diversificazione. In questo caso però non si ha un reddito distribuito nel tempo ma solo una plusvalenza finale, al momento del rimborso o – se ce ne fosse la necessità – della vendita. Se si desidera invece un certo flusso cedolare è inevitabile dover affidarsi a prodotti più tradizionali, ovvero bond a tasso fisso o Etf a distribuzione. 

Dividendo in quattro si fa già qualcosa

L’opzione di frammentare i 20.000 euro in quattro diversi strumenti finanziari può portare a risultati abbastanza interessanti, con una diversificazione sufficiente per ammortizzare i rischi.

Inevitabile la scelta di puntare su valute diverse dall’euro per la maggioranza dei prodotti, in quanto nella fase attuale solo così si ottiene un rendimento globale non esiguo. Ecco allora le quattro soluzioni ipotizzabili:
  1. Etf Ishares Eu High Yld Corp Bond (Isin IE00B66F4759): questo Etf si riferisce all'indice Markit Iboxx Euro Liquid High Yield, che misura l'andamento delle obbligazioni “non investement grade” (quindi High Yield) denominate in euro più liquide, emesse sia nell'eurozona sia al di fuori di essa.

    Buono il rendimento cedolare, che basandosi sulle stime di quanto staccato le ultime due volte (27/8/2015 e 10/3/2016) si aggira – alle quotazioni attuali – sul 4,4% annuo.
  2. Bond Imi Opera I Tasso fisso 5,2% Settembre 2019 Nzd (Isin IT0005045247): un titolo in dollari neozelandesi abbastanza liquido su Borsa Italiana, che distribuisce rendimento nel tempo.
    Consigliabile acquistarlo su una quotazione più bassa rispetto all’attuale (103,5 Nzd), ovvero a non più di 102, su cui si è mosso nei primi due mesi dell’anno. Taglio minimo 2.000 Nzd = 1.230 euro.
  3. Bond Bei (Eib) Tasso fisso 8.5% Luglio 2019 Try (Isin XS0995130712): il titolo in lire turche ha registrato un ottimo rimbalzo dall’inizio dell’anno, quando quotava sui 93 Try.

    E’ salito oltre 97 e garantisce quindi ancora un rendimento maggiore rispetto alla cedola dell’8,5%. La valuta è però una delle più volatili nel contesto delle emergenti. Taglio minimo 1.000 Try = 311 euro.
  4. Bond Bei (Eib) Tasso fisso 6% Ottobre 2019 Zar (Isin XS0848049838): sul rand sudafricano è possibile ottenere rendimenti nominali superiori al 6% di questo Bei.
    Che ha però il vantaggio di prezzare nettamente sotto la pari (sui 93 Zar), con una certa volatilità, riscontrabile pure sulla relativa valuta. Taglio minimo 5.000 Zar = 309 euro.  

I perché della scelta 

Le scadenze concentrate per i bond al 2019 non sono una casualità.

E’ probabile infatti che fra tre anni si possa determinare un primo consistente segnale di inversione sui tassi in area euro e l’aver quindi raggruppato il loro termine vita al 2019 appunto potrebbe rivelarsi decisivo. Inoltre – operando sulle valute – è meglio non scegliere mai obbligazioni troppo lunghe. 
Dollaro neozelandese, lira turca e rand sudafricano sono monete molto volatili e oggi deboli (soprattutto la seconda e la terza) sull’euro.

Potenzialmente potranno rafforzarsi nei prossimi anni, mentre l’Nzd ha in corso da lungo tempo un trend migliorativo rispetto alla nostra divisa, sebbene abbia dimostrato debolezza negli ultimi dodici mesi.
Dati gli importi modesti degli investimenti (circa 5.000 euro ciascuno) non è possibile mediare eventuali successivi cali delle relative divise nel tempo mediante il reinvestimento delle cedole, ma nel caso si rendessero disponibili altri capitali ciò potrà essere fatto solo in presenza di cadute sostanziali (almeno 10-15%) delle tre valute sull’euro. 
Si tenga infine conto che per due obbligazioni – quelle Bei – si gode di un’aliquota fiscale sull’incasso cedole e su eventuali plusvalenze in conto capitale del 12,5%, essendo assimilate ai titoli di Stato. 
Fonte: News Trend Online

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