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giovedì 28 aprile 2016

Giappone, perché puntare sull’azionario


Kenji Ueno, portfolio manager del fondo UBAM - SNAM Japan Equity Value di Union Bancaire Privée – UBP, spiega che dopo vent’anni di deflazione il Giappone sta oggi vivendo una lenta ripresa, dovuta sia alle riforme strutturali portate avanti dal Governo di Abe sia alla politica monetaria fortemente espansiva da parte della Bank of Japan.
In questo contesto, le valutazioni attuali delle azioni sono scese a livelli molto interessanti in seguito a un crollo dei mercati del tutto slegato dai fondamentali delle aziende nipponiche. Vediamo dunque un interessante punto di ingresso per gli investitori.
L’inizio del 2016 ha visto un significativo calo dei mercati azionari a livello globale - spiega Kenji Ueno -.

All’interno di tale contesto il Giappone, a differenza di Europa e Stati Uniti, non sembra essersi ancora ripreso del tutto e il gap in termini di valutazioni si è allargato. Attualmente il price/earning ratio medio del mercato azionario nipponico è ampiamente sottovalutato, attestandosi intorno a 12x.
SI tratta di un valore ben al di sotto della media degli ultimi 15 anni (intorno a 14-15x). Pertanto, nel momento in cui il mercato si stabilizzerà ci aspettiamo un forte potenziale di rialzo. Ad oggi il valore dell’utile per azione delle società (EPS) segue prevalentemente i movimenti dello yen piuttosto che il reale potere degli utili stessi.

Anche in questo caso, quindi, una volta che la valuta si sarà stabilizzata vedremo un miglioramento degli EPS.
Per quanto riguarda la divisa giapponese, riteniamo che un cambio con il dollaro a 108 sia eccessivo - spiega Kenji Ueno -. Ci aspettiamo un indebolimento della valuta nipponica, con un ritorno del cambio su quota 110 già da fine giugno e una risalita a 115 nei mesi successivi.
Va inoltre considerato che in questo momento le politiche monetarie adottate dalla Federale Reserve e dalla Bank of Japan puntano in direzioni opposte: la prima si dirige verso una stretta; la seconda è ancora in territorio di politiche estremamente accomodanti.
L’Abenomics, politica messa in pratica nel 2013 dal Primo Ministro Shinzō Abe allo scopo di sollevare il Giappone dalla lunga fase di depressione economica, sembra stia portando i risultati sperati - spiega Kenji Ueno -.

Sono tre gli aspetti fondamentali su cui si basa: allentamento monetario, politiche fiscali e strategie volte a incentivare la crescita. Le prime due stanno già facendo sentire i propri effetti benefici sugli utili societari e ci aspettiamo di conseguenza un futuro aumento dei salari e dei consumi.
Un incremento del livello dei salari dovrebbe verificarsi in seguito alla riduzione del tasso di disoccupazione (quest’anno al minimo storico del 3%): una bassa disoccupazione implica infatti una carenza di forza lavoro disponibile. Inoltre, sono state introdotte misure importanti per quanto riguarda la corporate governance, che hanno spinto le società a inserire un maggior numero di consiglieri indipendenti all’interno dei Cda.

Questa dinamica, insieme alla ripresa degli utili societari, ha portato a un aumento dei dividendi e dei buyback azionari. Ci aspettiamo che questo trend prosegua nel corso del 2016.
In aggiunta a ciò, ci sono altri fattori che a nostro avviso potrebbero giocare a favore del mercato azionario.
Innanzitutto, il Governo, prima delle elezioni parlamentari in programma a luglio, potrebbe sbloccare un sostanzioso budget aggiuntivo a sostegno del mercato azionario e dei consumi. Parallelamente dovrebbe essere posticipato a data da destinarsi l’aumento (dall’8 al 10%) della tassa sui consumi, previsto inizialmente per l’aprile del 2017.
Kenji Ueno afferma:
Ci aspettiamo infine un aumento degli utili societari dell’8% nell’anno fiscale 2016 (che va da aprile 2016 a marzo 2017).

A nostro avviso, tale eventuale aumento potrebbe essere dovuto a quattro fattori principali: un aumento delle vendite sulla base di una crescita ancora robusta del Pil; il calo dei prezzi delle commodity, che andrà a vantaggio del Giappone in quanto Paese importatore; una riduzione della tassa sulle aziende dal 32 al 30% atteso per quest’anno; e un aumento dei buyback azionari, dinamica quest’ultima che stiamo già osservando.
Autore: Pierpaolo Molinengo Fonte: News Trend Online

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