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lunedì 25 aprile 2016

Fed immobile

Con il tasso di disoccupazione al 5% e i segnali di accelerazione dell’inflazione, molti esponenti della Federal Reserve di recente hanno affermato di aspettarsi diversi aumenti dei tassi di riferimento nel 2016. Il mercato, però, non si aspetta nuove mosse prima del 2017. Ciò che la Fed dovrebbe fare è sicuramente oggetto di dibattito, ma ciò che invece farà è astenersi da nuovi inasprimenti per tutto il resto dell’anno. Ecco il perché, spiegato in tre punti:
Yellen è la responsabile della politica della Fed, ed è una colomba

Nonostante i discorsi da falco di altri membri, la politica monetaria alla fine segue la direzione desiderata da Janet Yellen. Di conseguenza, le sue ultime affermazioni estremamente accomodanti dicono molto. Sia durante la conferenza stampa del Fomc di marzo che in occasione del discorso presso l’Economic Club di New York, Yellen è uscita dal seminato e ha ignorato il recente rialzo degli indicatori sull’inflazione, ha sottolineato la volatilità finanziaria globale e ha rafforzato l’idea che la Fed debba portare pazienza in merito ai futuri aumenti dei tassi.
Il presidente non aveva bisogno di essere così colomba. Ha voluto fare il punto per rafforzare l’atteggiamento da colomba. Perché? Secondo alcuni, nell’ultimo G20 è stato raggiunto un accordo per attenuare la pressione sul mercato valutario in cambio di una Fed più accomodante. Oppure semplicemente Janet Yellen è istintivamente colomba di natura e il rialzo di dicembre è stato ampiamente forzato contro la sua volontà. Il presidente non vuole essere responsabile di aver causato una recessione, con conseguente perdita notevole di posti di lavoro.

In corrispondenza dei prossimi meeting della Fed ci saranno molte scuse per non alzare i tassi.

Dalle minute di marzo è emerso che la riunione di aprile era già stata esclusa. Dopodiché, tutti gli altri meeting di quest’anno coincideranno con altri avvenimenti che serviranno da scusa per non alzare i tassi, in primis il referendum sulla Brexit a giugno e le elezioni presidenziali negli Stati Uniti a novembre. Restano 6 riunioni da qui a fine anno: quella di aprile sarà un non evento, anche perché non ci sarà conferenza stampa; quella di giugno si terrà a una settimana da voto sulla Brexit del 23 giugno e anche a luglio, altra riunione priva di conferenza stampa, l’argomento sarà ancora scottante. Il meeting di settembre avverrà circa un mese e mezzo prima delle presidenziali statunitensi e quello di novembre sei giorni prima. L’unico vero meeting “vivo” di quest’anno sarà quello di dicembre, ma non sappiamo come procederanno i dati macroeconomici e i mercati finanziari nei prossimi otto mesi.

La Fed dipende dai mercati, non dai dati.
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In occasione del discorso all’Economic Club di New York, Yellen ha elogiato i benefici della “stabilizzazione automatica” delle attese dei mercati nei confronti del percorso dei tassi di interesse, che si sono aggiustate al ribasso nel corso della recente fase di instabilità. In altre parole, il presidente ha ammesso che il mercato comprende le future azioni di politica monetaria meglio della stessa Fed. Così facendo, però, le possibilità che in futuro la Fed sorprenda il mercato diminuiscono. Yellen dovrà guardare a come il mercato riprezzerà l’andamento dei tassi. Di conseguenza, ora la Fed dipende più dai mercati che dai dati. L’Istituto alzerà i Fed Funds solo se sarà il mercato a permetterlo. Il mercato seguirà i dati macro e la Fed seguirà il mercato. Quindi, sarà il mercato a guidare la Fed. Servirà un apprezzamento superiore al 50% da parte del mercato perché la Fed aumenti i tassi. Attualmente, il mercato non prezza alcun nuovo rialzo prima del 2017.
Può essere che il ciclo di inasprimento si sia aperto e concluso con il rialzo di dicembre 2015? Per il 2016 sembrerebbe così.

Brian Smith, Senior Vice President, US Fixed Income di TCW


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Autore: Redazione Itforum

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