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venerdì 22 aprile 2016

Duro colpo alla Brexit: Obama vota contro


Sono molti i problemi che il Presidente americano Barack Obama deve affrontare in quest’ultimo scorcio del suo secondo mandato, in attesa di elezioni novembrine che si denotano particolarmente insidiose vista la presenza di un avversario imprevedibile (sia per le sue idee che per il seguito che lo sostiene) ed è sicuramente per questo motivo che vuole evitarsi almeno quelle in arrivo dall’Europa.

Brexit: Obama vota NO

La prima, più evidente e più importante sembra essere proprio quella di una possibile uscita della Gran Bretagna dall’Europa dopo il referendum del 23 giugno.

Troppo alto il rischio che si presenterebbe nell’attraversare la linea di confine per un mondo a tutti gli effetti ignoto, un rischio che è statyo sottolineato non solo da Barack Obama in sè ma anche da altri rappresentanti, presenti e passati, delle diverse amministrazioni presidenziali che si sono avvicendate alla Casa Bianc.
Un’occasione per esternare le rispettive perplessità si è avuta con i festeggiamenti del compleanno della Regina Elisabetta seconda d’Inghilterra la quale, in novant’anni di vita e in più di 64 di regno, ha avuto modo di avere a che fare con molte di queste figure.

E il messaggio è stato chiaro: i vantaggi economici che legano Londra con Bruxelles sono troppo grandi e soprattutto riguardano non solo la Gran Bretagna, ma anche l’Europa tutta e, di riflesso, gli Usa oltre a gran parte del resto del mondo. 

Storia e futuro

Un parere che, diversamente dal solito, va oltre la diplomatica esternazione per arrivare al ricordo della storia e dell’impegno comune durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il che fa presumere che le paure di una possibile Brexit siano ben più forti di quanto finora sospettato e, oltretutto, più concrete di quanto, a suo tempo, potessero essere quelle di un’altra divisione poi non verificatasi, quella della Scozia da Londra. Da parte sua il presidente sfrutta anche un’altra carta, quella dei rapporti economici che da sempre legano Washington, storicamente nata come spin off di Londra, e la capitale inglese, ormai diventata sua gregaria: la negoziazione di intese commerciali in caso di divorzio con il Vecchio Continente non sarà più così facile e lineare e anche queste nuove incognite si andranno a sommare alle altre in arrivo vista l’appartenenza di Londra anche alla Nato così come ad altre organizzazioni internazionali, appartenenza che viene mantenuta grazie ad apporti finanziari che l’Inghilterra versa e ha versato in passato ma che avrebbe intenzione di ridurre in futuro giudicandoli troppo onerosi rispetto ai vantaggi, secondo lei minimi, che ne ricava.

Un pericolo troppo grande adesso che, nel caso dell’Europa, si prospetta un nuovo caso Grexit. Guarda caso molto vicino, in ordine cronologico, a quel 23 giugno del referendum inglese. Infatti a luglio Atene dovrà rimborsare altri 3,5 miliardi alla Bce. Soldi che adesso non ha e che potrebbe non avere nemmeno allora.

Il terrorismo

Ma al di là di questioni prettamente economiche un altro nervo scoperto che Obama sfrutta nella sua informale campagna elettorale contro l’uscita da Londra è quello del terrorismo, battaglia contro la quale, a detta del presidente uscente, l’Inghilterra sarà molto più forte se potrà contare sulla collaborazione e l’esperienza degli altri stati.   
Sabato, al termine della visita nel Regno Unito, il presidente degli Usa arriverà in Germania dove, incontrando il cancelliere tedesco Angela Merkel, potrà approfondire non solo la questione dell’uscita di scena di Londra ma anche quella dei migranti e degli attacchi di Berlino alla politica della Bce.
Fonte: News Trend Online

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