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martedì 26 aprile 2016

Draghi perde appeal. Ora tocca a Yellen e Kuroda


Gli ultimi 10 giorni del mese di aprile sono in gran parte condizionati dai numerosi appuntamenti con le banche centrali, che tengono quasi in contemporanea le loro riunioni periodiche.
La discussa performance di Draghi, giovedì scorso, ha mostrato come unica novità il disagio del presidente BCE per gli attacchi che gli stati del nord Europa, capitanati dalla Germania, stanno intensificando nei confronti della politica dei tassi negativi perseguita dalla BCE.
Nelle due sedute che hanno seguito la Conferenza Stampa di Draghi, mentre i giornali finanziari italiani hanno raccontato e giudicato con l’occhio del tifoso lo sfogo polemico di Draghi verso la Germania, schierandosi coralmente in difesa dell’indipendenza della Banca Centrale e magnificando il ruolo di supplenza che Draghi ha svolto nei confronti dell’incapacità dei governi europei di stimolare la crescita, i mercati finanziari tanno imponendo un’altra chiave di lettura assai meno agiografica.
Il mercato obbligazionario sta mostrando abbastanza chiaramente di non credere affatto alle parole di Draghi, che ha confermato i tassi negativi ancora per molto tempo.

I rendimenti del Bund decennale tedesco in 3 sole sedute di borsa sono passati da 0,145% di mercoledì scorso a 0,278% di ieri. Sono ancora valori molto bassi, ma si tratta pur sempre di un raddoppio dei rendimenti in 3 giorni, che li sta riavvicinando  a quel 0,33% toccato il 10 marzo, proprio durante la precedente performance di Draghi.
E’ come se, ogni volta che Draghi parla, rassicurando sull’impegno a regalare sempre di più, ora i mercati reagissero con una pernacchia, anziché con gli applausi che si vedevano lo scorso anno.
Forse è ancora presto per dirlo, ed è bene attendere il superamento di 0,33% del rendimento del Bund prima di certificarlo, ma  comincio ad avere la sensazione che il mercato stia facendo le prove tecniche per l’inversione di tendenza di lungo periodo dei rendimenti.
E se così fosse, significherebbe che i grandi investitori, nella sfida tra Draghi, paladino dei tassi negativi, e la Germania oppositrice, puntano sulla vittoria dei tedeschi e su uno stop alla politica accondiscendente della BCE prima del 2017, data fissata da Draghi.
In questo quadro anche le borse azionarie tirano il freno, perplesse dall’andamento della stagione delle trimestrali USA, zeppa di delusioni, che anticipa una performance del PIL del primo trimestre piuttosto stagnante.

Gli analisti per ora prevedono un modesto +0,2% annualizzato, ma stanno ancora affinando la previsione.
Nel frattempo questa settimana ci aspettano due altre importanti riunioni di banche centrali. Mercoledì la FED annuncerà gli esiti della riunione del FOMC e giovedì mattina avremo le analoghe decisioni della BOJ.
I mercati sono piuttosto incerti nelle aspettative. Per la FED si prevede un nulla di fatto con rinvio a giugno dell’eventuale decisione di alzare i tassi. Noto però che più i mesi passano, più si avvicinano le elezioni presidenziali americane ed è consuetudine che la FED si astenga da interventi nell’imminenza elettorale.

Pertanto bruciare questa possibilità potrebbe significare rinviare il rialzo a fine anno.
Però le condizioni dell’economia USA non sono così smaglianti da sopportare un aumento dei tassi proprio ora. Yellen e compagni si trovano perciò all’angolo, con le mani legate.
Altrettanto all’angolo pare essere Kuroda, schiacciato tra la forza dello yen e la debolezza dell’economia giapponese.
E’ possibile che qualcosa faccia per uscire dalla morsa. Non è certo il coraggio di stupire che manca al presidente della Bank of Japan. Forse renderà ancor più negativi i tassi o amplierà gli acquisti del nippo-QE. Insomma, la stessa medicina di Draghi, che finora non ha funzionato né in Europa, né in Giappone.

Ma che piace tanto alle borse, che possono fare il carry trade a spese delle banche centrali, le quali oggi arrivano addirittura a pagare gli avvoltoi perché continuino a speculare al rialzo.
Probabilmente a fine settimana i mercati avranno le idee più chiare di quanto abbiano ora.
Al momento, tra speranze e timori, sembrano proprio non sapere che pesci pigliare.
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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