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venerdì 15 aprile 2016

Domenica si decide sul petrolio


In attesa dell’evento che non lascerà certo indifferenti i mercati, cioè la riunione OPEC allargata ad alcuni paesi produttori di petrolio estranei al cartello, che si terrà tra due giorni ed a mercati chiusi, le Borse hanno fatto passare la giornata di giovedì in modo sostanzialmente inconsistente, con movimenti assai limitati e senza alcuna sorpresa.
E’ così proseguita l’inerzia del giorno prima, riducendosi enormemente di intensità.

Tra le borse che erano maggiormente euforiche, solo il Nikkei ha proseguito con enfasi il recupero, mentre quelle europee hanno rallentato la marcia ma si sono mantenute ancora in rialzo. Wall Street, titubante anche per le trimestrali bancarie, prevalentemente con utili in calo, anche meglio delle previsioni, si è semplicemente fermata, annullando nella seconda parte di seduta il tentativo di proseguire la salita verso i 2.100 punti dell’indice SP500.
Il petrolio WTI ha provato per la terza giornata consecutiva a superare la resistenza di area 42 dollari e per la terza volta è stato respinto.

Cominciano pertanto a registrarsi segnali di indebolimento della convinzione rialzista, che potrebbero lasciare oggi spazio a chiusure anticipate di posizioni per incassare il guadagno di oltre il 60%, portato dal rally di due mesi, che ha visto i prezzi passare dai 26 ai 42 dollari.
Del resto ieri la IEA, l’Agenzia Internazionale per Energia, ha ridotto le sue stime sulla domanda globale di petrolio per quest’anno, affermando che il blocco della produzione, se anche dovesse andare in porto, non basterebbe a riequilibrare il mercato, su cui pesa lo sbilancio dovuto all’offerta ancora assai maggiore della domanda.

Opinioni simili sono arrivate da Goldman Sachs, che in tema di petrolio è un’autorità, essendo l’intermediario più attivo su questo mercato.
Sulla Borsa Italiana hanno continuato a salire alcuni bancari, trascinando l’indice Ftse-Mib ad occupare nuovamente lo scalino più alto del podio nella performance giornaliera delle borse dell’Eurozona.
Oggi i mercati debbono trascinarsi a concludere la settimana e prepararsi al movimento direzionale che la prossima ci dovrebbe portare.

Non mi aspetto grandi variazioni. La Cina nella notte ha comunicato il dato sulla crescita del primo trimestre, in calo al 6,7% (da 6,8%), ma pari alle attese, mentre sono stati migliori del previsto i dati su produzione industriale e Investimenti fissi di marzo. Gli indici cinesi non hanno fatto una piega, essendo già saliti nei giorni scorsi, mentre il Nikkei giapponese si prende una piccola pausa dopo tre giorni da leone.
Sui mercati occidentali le indicazioni dei grafici ci fanno vedere divergenze e segni di affaticamento del rimbalzo. Non è ancora abbastanza per decretare la fine del rally azionario, ma sono segnali sufficienti a convincerci ad aumentare la cautela, e magari togliere dal piatto un po’ di soldi investiti.

Per rientrare, magari, se dovesse arrivare una continuazione rialzista la prossima settimana, dopo che i produttori avranno fatto il loro referendum sull’idea di bloccare la produzione.
Ma domenica si svolgerà in Italia anche il nostro referendum sul petrolio, che ci costerà 300 milioni perché Renzi non lo ha accorpato alle elezioni amministrative di giugno, con lo scopo di farlo fallire per mancanza di quorum.
In questi giorni ci sta bombardando con inviti a non votare, spalleggiato da Napolitano. E’ un comportamento che potremmo definire con aggettivi vari, quello tenuto da chi occupa o ha occupato i vertici istituzionali di una repubblica democratica. Invitare il popolo a non partecipare alla vita politica è più un atteggiamento da dittatorello di una repubblica delle banane che da statista.

Ho molto riflettuto se consegnare ai lettori le mie opinioni in merito ed ho deciso di farlo, anche se so che ci saranno lettori non contenti che io mi pronunci su questioni politiche. Pertanto avviso chi non è interessato alla mia opinione che può smettere di leggere.
Gran parte della stampa italiana è riuscita ad oscurare o storpiare il significato del referendum e, a dire il vero, anche buona parte della propaganda per il Si ha fatto un sacco di confusione.
Quel che si vota è se debba tornare un principio giuridico, che è stato di fatto abolito dell’ultima legge di stabilità da un codicillo voluto dalla ministra Guidi. Il principio diceva che una concessione scaduta fa cessare il diritto a continuare ad estrarre petrolio e gas dal sottosuolo italiano e che per continuare occorre chiedere ed ottenere una proroga dal governo in carica, eventualmente ricontrattando le condizioni.

La legge di stabilità ha inserito invece la possibilità di continuare ad estrarre, senza limiti, anche a concessione scaduta, finché c’è qualcosa da estrarre. Viene trasformata di fatto la concessione a tempo in una a tempo indeterminato. E’ come se io prendessi in affitto un appartamento per 4 anni e al termine del contratto, anziché andarmene, potessi tranquillamente continuare a restare in quell’alloggio senza limiti, finché l’alloggio può ospitare qualcuno.

Questo è il principio giuridico.
Ma ovviamente dietro l’abolizione di un principio generale, ci sono precisi interessi economici, secondo la migliore tradizione italiana secondo cui le norme non si fanno per tutti, ma per favorire gli amici dei ministri di turno. A fine concessione i petrolieri hanno l’obbligo di risanare a proprie spese l’area e smantellare le piattaforme.
Questo costa. Si stima intorno agli 800 milioni. Ma è logico. Se uso un’area, quando me ne vado la devo far tornare com’era prima.
Se però ho il diritto ad occupare l’area finché posso estrarre una goccia di petrolio, di fatto lo smantellamento lo posso rimandare alle calende greche ed anche i costi.

Questo era il vero obiettivo di quell’emendamento voluto dalla Guidi per favorire l’industria petrolifera, non certo difendere l’occupazione dei lavoratori sulle piattaforme.
Pertanto io voterò e voterò si. Non per favorire l’energia alternativa, che non c’entra nulla.
Per ripristinare un principio giuridico fatto a pezzi per interessi economici di una lobby. E per dire che potranno anche fregarsi il petrolio ed evitare di ripulire, ma non avranno la mia approvazione, e nemmeno la mia negligenza.     
Autore: Pierluigi Gerbino Fonte: News Trend Online

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